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Febbre, disidratazione e emorragie: cos'è e come si trasmette il virus che spaventa l'Oms

© AP Photo / Michael DuffL'infermiere italiano era rimasto infettato dall'Ebola durante la sua permanenza in un campo Emergency in Sierra Leone.
L'infermiere italiano era rimasto infettato dall'Ebola durante la sua permanenza in un campo Emergency in Sierra Leone. - Sputnik Italia, 1920, 11.08.2021
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È allerta massima in Guinea per il primo caso di virus Marburg registrato in Africa Occidentale. L'allarme dell'Oms: "Dobbiamo bloccarlo sul nascere".
Oltre 155 persone sotto finite sotto osservazione in Guinea dopo che lo scorso due agosto a Gueckedou, nel sud-est del Paese, il virus Marburg ha fatto la sua prima vittima in Africa Occidentale.
Si tratta di una malattia letale. Una febbre emorragica, simile all’Ebola, che, come il Covid, è capace di saltare la specie e infettare l’uomo attraverso gli animali, in questo caso i pipistrelli.
“Il potenziale del virus di diffondersi ampiamente e lontano significa che dobbiamo bloccare la trasmissione sul nascere”, ha avvertito ieri la dottoressa Matshidiso Moeti, direttore regionale dell’Oms in Africa. È stata la stessa organizzazione, nei giorni scorsi, a dare l’allarme.
“Stiamo lavorando con le autorità sanitarie locali – ha spiegato - per mettere in campo una risposta rapida che si basi sull’esperienza della Guinea nel gestire Ebola, che si trasmette nello stesso modo”.
L’allerta, insomma, è massima, per evitare che il virus si diffonda. Per ora, ha riferito il capo dell’Oms in Guinea, George Ki-Zerbo, in un’intervista, “non c’è ancora un secondo caso”. I contatti del paziente deceduto, secondo quanto comunica l’agenzia Reuters, sono stati tracciati, isolati e posti sotto osservazione per tre settimane.
“Vengono visitati ogni giorno – ha spiegato Ki-Zerbo – per valutare l’insorgenza di eventuali sintomi”. Tra questi, secondo quanto si legge sul sito del nostro Istituto Superiore di Sanità ci sono la comparsa improvvisa di mal di testa, febbre alta e dolori muscolari.
All’inizio può assomigliare ad una normale influenza, ma dal terzo giorno iniziano a comparire disturbi intestinali, come dolori addominali, diarrea, nausea e vomito, e nel giro di cinque giorni subentrano le emorragie che in alcuni casi possono portare alla morte.
La mortalità del virus, nei focolai che si sono verificati in passato, è stata stimata tra il 24 e l’88 per cento dei casi, la maggior parte persone adulte. In media, quindi, un paziente su due non sopravvive.
Croce rosse guineana - Sputnik Italia, 1920, 07.08.2021
Guinea, accertato un caso di febbre emorragica di Marburg
Proprio come l’Ebola si trasmette attraverso il contatto con i fluidi corporei, come secrezioni respiratorie, corporali, sangue e urina. Non è chiaro se il contagio possa avvenire in maniera altrettanto efficace per via aerea, come per il Covid, ma l’attenzione è altissima.
Per il rappresentante locale dell’Oms oggi il Paese africano, che nel 2014 ha dovuto fronteggiare una grave epidemia di Ebola che portò alla morte di 2.500 persone, è più preparato nel fronteggiare le crisi sanitarie. E la scoperta del primo caso di Marburg, secondo Ki-Zerbo, lo dimostra. A coadiuvare gli epidemiologi locali è arrivato anche un team dell’Oms.
Per la malattia, ha ricordato Ki-Zerbo, non esiste “vaccino o una medicina specifica diretta contro il virus, ma soltanto delle cure di supporto”. In particolare, si cerca di reidratare il più possibile il paziente e di supportarlo il più possibile con ossigeno e trasfusioni di sangue.
Il primo caso di Marburg in Guinea è stato registrato appena due mesi dopo la fine di una nuova epidemia di Ebola nel Paese. “Ci stiamo organizzando per circoscrivere il virus ed organizzare una risposta”, ha dichiarato per il momento il portavoce del governo guineano, Tibou Camara, all’agenzia AFP.
Il virus, come si legge nel sito dell’Iss, è stato scoperto nel 1967 nella città tedesca di Marburg, da cui la malattia prende il nome. Ad essere contagiati furono dei ricercatori che si infettarono dopo essere stati a contatto con delle scimmie importate dall’Uganda. Il virus si diffuse a Francoforte e Belgrado, provocando 25 infezioni e 7 morti. Successivamente nuovi focolai sono apparsi in Sudafrica, Kenya, Repubblica democratica del Congo e Angola.
Il contagio non avviene nel periodo di incubazione, che dura di norma da 3 a 9 giorni, ma durante la fase acuta della malattia, quella in cui si manifestano le emorragie. Per questo si raccomanda l’isolamento, di evitare il contatto diretto con il malato e con le salme dei deceduti per il virus.
Secondo l’istituto russo Mikrob, tuttavia, il rischio di una diffusione globale del virus ricomparso in Guinea è “estremamente basso”.
“Il rischio di diffusione a livello nazionale e regionale è stimato come alto dall’Oms, visto che la prefettura di Gueckedou, dove è stato rilevato il virus, è connessa strettamente in termini socio-economici con la Sierra Leone e la Liberia”, ha spiegato il centro di ricerca, citato da Sputnik.
“Il rischio di una diffusione globale e che l’infezione raggiunga la Russia è molto basso”, hanno ribadito i ricercatori.
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