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Varianti? Nessuna è totalmente insensibile ai vaccini. Parola di virologo

CC0 / / Creative rendition of SARS-COV-2 virus particles
Creative rendition of SARS-COV-2 virus particles - Sputnik Italia, 1920, 10.08.2021
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Mentre stiamo combattendo su più fronti il virus, questione green pass compresa, cosa possiamo capire dall'evoluzione delle varianti di COVID-19?
“Le varianti stanno tracciando una storia evolutiva del virus, ma l'impressione da virologo clinico” è che il coronavirus non abbia fatto “il grande salto di una variante totalmente insensibile al vaccino perché, forse, non è capace di farlo”, queste le parole non di uno stratega militare in guerra contro un esercito nemico, ma del professor Giovanni Di Perri, infettivologo dell'ospedale Amedeo di Savoia di Torino, raggiunto dall’agenzia di stampa Ansa.
Il virologo oscilla tra il “preoccupato in generale” e lo stato di “ottimista”.
“La situazione non è facile ma sono ottimista”, dice il professore Di Perri nella videointervista.
“Per la prima volta abbiamo una dissociazione importante tra il numero dei nuovi casi e la pressione sugli ospedali”, spiega l’infettivologo e fa l’esempio dell’Inghilterra, “dove ricoverano sei volte di meno” e l’esempio del nostro paese, dove “ricoveriamo circa tre volte e mezzo, quattro volte (in meno, ndr), rispetto agli stessi numeri delle ondate precedenti”.
Ed anche Israele resta coperta, lì “dove non hanno adottato il green pass al momento della riapertura” e tuttavia “hanno una protezione parziale relativa che permette di non ricoverare la maggior parte degli infetti”. Da aggiungere che Israele ha iniziato la campagna vaccinale con ampio margine di anticipo rispetto all’Italia e che ha condotto una vasta immunizzazione.

Chi sono i ricoverati attuali per Covid-19?

Se guardiamo i dati dei ricoverati attualmente presenti in ospedale “i non vaccinati sono il 92-93%” del totale, analizza Di Perri.
Per quanto riguarda quelli vaccinati, ma ospedalizzati le cose stanno così:
“Ci sono vaccinati molto anziani, con patologie molto importanti, in cui però anche solo il fatto che la malattia abbia un decorso migliore potrebbe salvargli la vita. Bisogna quindi saper riconoscere la parte mezza piena del bicchiere, che c'è”.
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