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 - Sputnik Italia, 1920, 18.09.2021
La situazione in Afghanistan
Dopo la presa di potere da parte dei talebani il futuro appare incerto per l'Afghanistan. Le forze militari guidate dagli USA si sono ritirate dal paese dopo 20 anni. Mentre alcune nazioni continuano a evacuare i loro cittadini, il paese dell'Asia centrale vive una crisi politica e umanitaria.

Tensione alta nel Golfo Persico, mentre si combatte in Afghanistan e l’Europa si divide sul Covid

© AFP 2021 / Atta Kenare Golfo Persico
Golfo Persico - Sputnik Italia, 1920, 10.08.2021
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La tensione nel Golfo non accenna a scemare, malgrado manchi ancora una versione univoca sull’attacco alla Mercer e ciò che le avrebbe fatto seguito.
Fonti britanniche hanno parlato di un’azione militare che sarebbe stata in realtà condotta dagli Houti yemeniti, alleati regionali di Teheran, utilizzando la stessa tipologia di droni già impiegata contro le raffinerie dell’Aramco saudita. Londra starebbe perciò valutando la possibilità di inviare dei commandi in teatro per attuare contro di loro una rappresaglia proporzionale all’offesa ricevuta.
Di contro, dagli Stati Uniti rimbalzano voci sulle prime risultanze degli accertamenti effettuati dagli esperti delle Forze Armate americane sulla nave colpita: e, a quanto si è appreso, punterebbero in una direzione differente, chiamando l’Iran più direttamente in causa.
This is a general view of the new headquarters of the Central Intelligence Agency, CIA, at Langley, Virginia, on July 10, 1962. - Sputnik Italia, 1920, 10.08.2021
Il capo della CIA visita Israele con la questione del nucleare iraniano in agenda
Il capo della Cia, William Burns, è inoltre dato in partenza per un tour che lo dovrebbe portare in Israele proprio per discutere della situazione venutasi a creare, mentre lo scorso 4 agosto la Marina dello Stato ebraico avrebbe fatto partire alla volta dell’Oceano Indiano alcune delle proprie imbarcazioni.
Al momento, quindi, non ci sarebbe nulla di certo, al di fuori della gesticolazione militare e diplomatica che si osserva tipicamente in queste circostanze. Le indagini servono anche a guadagnare il tempo necessario a progettare e preparare una risposta. Nulla sembrerebbe essere stato ancora deciso, anche se si iniziano a muovere delle pedine che potrebbero essere presto usate.
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Le inquietudini pertanto persistono, gravando come una cappa minacciosa su buona parte del Medio Oriente, dove già Libano, Siria e Striscia di Gaza sono in forte fermento.
È altresì probabile che le parti coinvolte si stiano studiando. In Israele ed in Iran, gli esecutivi sono stati appena avvicendati. Ed anche l’amministrazione americana è relativamente nuova.
La crisi con l’Iran determinata dall’episodio della Mercer non è peraltro l’unico fattore da monitorare nell’area.
È infatti in piena ebollizione anche l’Afghanistan, nel quale i Taliban sono alla riscossa. Kunduz è già caduta nelle loro mani, assieme ad alcuni centri importanti del nord, e la stessa cosa potrebbe accadere presto anche a Kandahar, Lashkar Gah ed Herat.
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Mentre i taliban riconquistano l'Afghanistan prende corpo l'ipotesi ritiro americano anche dall'Iraq
Tuttavia, negli ultimi giorni si sono osservati importanti elementi di novità. Abbandonandosi alle vendette e alla barbara esecuzione extragiudiziale dei soldati e dei poliziotti catturati, i Taliban hanno infatti generato una reazione imprevista.
Non avendo più nulla da perdere, parte dei governativi ha iniziato a combattere ed in qualche caso si sono registrati anche alcuni significativi successi, che la popolazione locale ha salutato con favore.
I lealisti si giovano anche della mobilitazione del movente religioso: il grido “Allah Akbar” ora accompagna anche i battaglioni dell’Esercito regolare afghano che vanno al fronte, circostanza che è stata notata anche dai Taliban.
Ad Herat, inoltre, hanno preso le armi persino le donne, emulando l’esempio dato dalle guerrigliere curde che si sono battute contro il Daesh in Siria.
In qualche caso, si è vista anche l’aviazione americana, che ha effettuato alcuni bombardamenti contro alcune concentrazioni di miliziani islamisti, non si sa bene con quale successo.
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Afghanistan, i talebani occupano i principali edifici pubblici di Kunduz
Naturalmente, è molto presto per concludere che il ritorno al potere dei Taliban possa essere scongiurato. La gran parte dei pronostici è in effetti ancora dalla loro parte. Ma non è impossibile che come già prima del 2001 la resistenza all’avanzata degli Studenti Coranici permetta ad alcune zone impervie del paese di sottrarsi al loro ritorno.
Tale circostanza risulterebbe successivamente estremamente utile a chiunque intendesse un domani servirsene per indebolire comunque i Taliban ed attaccarli all’occorrenza con maggior facilità.
La prospettiva del disordine allarma molti paesi vicini, inclusi quelli che stanno ingaggiando forme di dialogo più o meno strutturate con i seguaci dello scomparso Mullah Omar. Si teme l’impulso all’estremismo che potrebbe derivare dal loro trionfo o anche semplicemente le conseguenze di una crisi umanitaria successiva alla loro vittoria.
Alla frontiera iraniana i civili afghani in fuga sono ormai numerosi. E anche la Turchia sta predisponendo forme di fortificazione dei propri confini per contenerne il temuto esodo.
Il primo ministro della Finlandia Pekka Haavisto (L) ed il ministro degli Esteri dell'Iran Mohammed Javad Zarif a Helsinki - Sputnik Italia, 1920, 08.07.2021
La situazione in Afghanistan
Ministro degli Esteri finlandese mette in guardia da crisi rifugiati afghani per avanzata talebani
Le potenze asiatiche della Shanghai Cooperation Organization si stanno consultando, mentre la CSTO sorta dal Patto di Tashkent sta procedendo a rafforzare le difese in prossimità dell’Afghanistan. C’è peraltro più preoccupazione in Russia di quanta ve ne sia in Cina.
Anche gli Stati Uniti starebbero rivalutando la situazione, al punto di prendere in considerazione l’idea di acquisire la disponibilità di qualche base centro-asiatica per attrezzarsi in vista di future evenienze. Non è detto peraltro che vi riuscirebbero.
Il clima politico generale non è infatti più quello del 2001, quando la solidarietà suscitata dall’abbattimento delle Torri Gemelle aveva reso possibile un’ampia convergenza tra Mosca, Pechino e Washington circa la necessità di eliminare il regime che era al potere a Kabul, permettendo agli americani di insediarsi in importanti basi come quella di Karshi-Khanabad in Uzbekistan.
Militari russi - Sputnik Italia, 1920, 09.08.2021
Militari russi tornano dall'Uzbekistan a termine delle esercitazioni al confine con l'Afghanistan
Attualmente, invece, i cinesi avversano questa possibilità, che non pare entusiasmare neanche i russi. È quindi possibile che agli Stati Uniti tocchi seguire quanto accade da molto lontano, come in effetti sta già accadendo.
Più vicino a noi, merita infine di essere notato come l’Europa si stia dividendo sempre più tra paesi che stanno percorrendo con decisione la via dell’allentamento delle restrizioni imposte per contrastare il Covid ed altri che invece stanno procedendo al loro irrigidimento ulteriore.
Tra i primi si trovano la Gran Bretagna e parte della Scandinavia, tra i secondi invece Italia e Francia.
Questa divaricazione, che costituisce un dato politico importante, naturalmente riflette non solo una profonda spaccatura culturale, ma anche il fallimento riportato nel ricondurre a principi condivisi internazionalmente la strategia di contenimento del coronavirus.
Allo stato, ovviamente, non è possibile stabilire chi abbia ragione e chi torto. Risulta tuttavia chiaro che la differenziazione delle politiche e degli approcci può rendere ancora più difficile debellare il morbo, mentre contribuisce ad esaltare peculiarità nazionali che si sperava di eliminare.
Il Covid 19 sta sottoponendo a serie pressioni società, paesi e sistemi multilaterali.
L'opinione dell'autore può non coincidere con la posizione della redazione.
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