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Studio danese fa nuova luce sul mito vichingo delle valchirie

© Foto : Peter Nicolai Arbo, Public domain, via Wikimedia CommonsValchiria - raffigurazione di Peter Nicolai Arbo
Valchiria - raffigurazione di Peter Nicolai Arbo - Sputnik Italia, 1920, 10.08.2021
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I ritrovamenti in un antico laboratorio di gioielleria presso l'avamposto commerciale di Ribe, sulla costa occidentale della Danimarca, risalente all'inizio del IX secolo, cioè all'alba dell'era vichinga, stanno gettando nuova luce sul mito delle valchirie, secondo un recente studio.
Secondo una nuova ipotesi, le misteriose statuette di donne dai capelli lunghi con elmi crestati e lunghi abiti, armate di spade e scudi, trovate nel sito di Ribe, rappresenterebbero più donne reali, che figure mitiche.
In tutto il regno vichingo (793-1066), che al suo apice si estendeva dalla Scandinavia, a nord, alla Sicilia, a sud, e dalla Russia, a est, fino addirittura alle colonie del Canada, a ovest, passando per l'Islanda e la Groenlandia, sono state trovate misteriose figurine di donne dai capelli lunghi con elmi crestati e abiti lunghi, armati di spade e scudi.
Queste statuette rappresenterebbero le valchirie, secondo quanto si è sempre sostenuto, vale a dire figure femminili della mitologia norrena al servizio di Odino e incaricate di accompagnare i più valorosi guerrieri caduti in battaglia al Valhalla.
Il recente articolo pubblicato sulla rivista Medieval Archaeology da una troupe guidata da Pieterjan Deckers, archeologo della Libera Università di Bruxelles, ipotizza invece che queste figure, in molti casi, rappresenterebbero in verità donne reali, che svolgevano un ruolo centrale durante le feste o le cerimoniale vichinghe.
Gli studiosi presuppongono, quindi, che queste figure femminili armate potrebbero far parte di rituali articolati, suggerendo che i ruoli di genere nella Scandinavia dell'era vichinga potrebbero essere stati più complessi di quanto non si pensasse in precedenza.
"Questi oggetti non ci mostrano un combattimento: non si può andare in battaglia con un vestito e un lungo strascico", ha detto a National Geographic l'archeologo dell'Università di Aarhus, Søren Michael Sindbæk, coautore dello studio. "Le donne guerriere erano una cosa, ma non è quello che ci mostrano questi amuleti".
Sarah Croix, archeologa dell'Università di Aarhus, ha affermato che gli amuleti mostrerebbero "ambiguità", uno spezzato in cui i ruoli di genere tradizionali si sarebbero dissolti.
I ciondoli e le figurine prodotti a Ribe coincidono in gran parte con il cosiddetto Arazzo di Oseberg, una delle più antiche opere visive dell'età vichinga, rappresentante un'intricata processione rituale. Secondo Sindbæk, questa cerimonia potrebbe aver avuto un significato speciale per le persone della Scandinavia dell'era vichinga.
"Le donne erano davvero importanti in questi rituali", ha detto Sindbaek.
Nella bottega di Ribe sono stati ritrovati oltre 7.000 frammenti. Apparentemente, le figurine sono state scolpite e pressate in stampi di argilla, in cui in seguito è stato versato del bronzo fuso. Alcuni dei frammenti sono stati ricreati mediante scansione e ricostruzione 3D.

"Utilizzando un unico modello, potresti fare centinaia di copie", ha concluso Sindbæk.

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