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"Si entra solo con il green pass". L'iniziativa della Asl romana contro i sanitari "no-vax"

© REUTERS / DANISH SIDDIQUIMalati di COVID-19 ricoverati nelle terapie intensive dell'ospedale Sacra Famiglia di Nuova Delhi in India
Malati di COVID-19 ricoverati nelle terapie intensive dell'ospedale Sacra Famiglia di Nuova Delhi in India - Sputnik Italia, 1920, 10.08.2021
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Secondo Il Messaggero nell'ospedale San Camillo di Roma sarebbe stato diffuso un avviso per "subordinare" l'accesso del personale sanitario "alla verifica del possesso del green pass".
Continua la battaglia delle Asl contro gli operatori no-vax. Sarebbero il 5 per cento su 7mila i dipendenti della Asl Roma 2, la più estesa della Capitale, che ancora rifiutano di sottoporsi alla vaccinazione anti-Covid.
Per questo, secondo Il Messaggero, i vertici della stessa azienda sanitaria avrebbero istituito lo scorso 30 luglio una commissione creata appositamente per individuare i dipendenti refrattari e prendere provvedimenti.
Medici e infermieri “no-vax”, secondo quanto si legge sullo stesso quotidiano romano, non potranno “avere contatti diretti con il pubblico”. Per loro si valutano, quindi, ricollocamenti o, in extrema ratio, le sospensioni.

Uno degli ospedali che fa parte dell’azienda, il San Camillo, avrebbe fatto un passo ulteriore, subordinando l’ingresso “alla verifica del possesso del green pass” attraverso "il download dell'applicazione VerificaC19".

Per ora si tratta di un "avviso a tutto il personale", firmato dal direttore sanitario venerdì scorso. Non è chiaro da quando entreranno effettivamente in vigore le nuove regole, ma non è escluso che nel prossimo futuro possano essere applicate anche altrove. Del resto anche in Francia, da ieri, tutti gli ospedali sono accessibili al personale sanitario e delle ambulanze, solo previa esibizione del certificato verde.
Intanto, però, a protestare è il Nursind, sindacato degli infermieri, che chiede "una rettifica sul documento pubblicato sul sito aziendale e pubblicizzato a tutto il personale al fine di una informazione completa dove vengano notificate anche le modalità di accesso al nosocomio per tutti coloro che per condizione medica non possono ricevere o completare la vaccinazione utile per ottenere il Green pass".
"Rimaniamo semplicemente esterrefatti - sottolineano ancora gli infermieri - dalla comunicazione che invita nello specifico lo scaricamento da parte degli operatori sanitari sul proprio cellulare privato di una applicazione per la lettura del Green pass". Si tratta, sottolinea il Nursind, di una "indicazione inaccettabile sotto tutti i punti di vista".
Secondo la circolare della Regione Lazio, sulle “disposizioni urgenti in materia di prevenzione del contagio da Sars-Cov2 mediante previsione di obblighi vaccinali per gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario”, le Asl possono sottoporre i lavoratori ad accertamenti relativi alla vaccinazione anti-Covid.
I dati che vengono raccolti dalle aziende finiranno in appositi elenchi, in base ai quali verrà identificato il personale che non ha ancora provveduto alla vaccinazione. Le aziende dovranno, quindi, provvedere a richiamare tramite raccomandata i propri dipendenti per sollecitarli a vaccinarsi.
Con un secondo richiamo, sempre attraverso l’invio di una raccomandata, il personale “no-vax” dovrà poi essere avvertito del possibile avvio di un procedimento di sospensione, che potrebbe scattare proprio nel caso in cui proseguisse il rifiuto di ricevere il vaccino anti-Covid.
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