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Il capo della CIA visita Israele con la questione del nucleare iraniano in agenda

© AP PhotoThis is a general view of the new headquarters of the Central Intelligence Agency, CIA, at Langley, Virginia, on July 10, 1962.
This is a general view of the new headquarters of the Central Intelligence Agency, CIA, at Langley, Virginia, on July 10, 1962. - Sputnik Italia, 1920, 10.08.2021
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Secondo media americani, l'Iran sarebbe in cima all'agenda della visita in Israele del direttore della Central Intelligence Agency (CIA) Bill Burns, a partire da oggi, martedì 10 agosto.
Alti funzionari israeliani, tra cui il primo ministro Naftali Bennett, il ministro degli Esteri Yair Lapid e il generale Benny Gantz, hanno espresso allarme sul fatto che mentre a Vienna si parla di uscire dallo stallo del JCPOA, l'Iran potrebbe aver già violato i suoi obblighi ai sensi dell'accordo del 2015 per far avanzare drasticamente il suo programma nucleare.
Burns dovrebbe a questo punto incontrare il primo ministro Naftali Bennett domani secondo Axios, che ha citato il suo portavoce come conferma. In programma per la visita, afferma il sito di notizie americano, ci sono anche gli incontri del direttore della CIA con il nuovo direttore del Mossad David Barnea, il capo dell'intelligence dell'Autorità Palestinese (AP) Majed Faraj a Ramallah e il presidente dell'AP Mahmoud Abbas.
Il viaggio in Israele del capo della CIA avviene nel contesto dei negoziati di Vienna sul rilancio dell'accordo nucleare iraniano del 2015 che continuano ad andare a rilento.
Gli Stati Uniti potrebbero pensare ad approcci alternativi per garantire che l'Iran non porti avanti il ​​suo programma nucleare sostiene per altro la Bloomberg, con Washington che avrebbe suggerito di esaminare soluzioni provvisorie, come la riduzione delle sanzioni limitate in cambio del congelamento dell'arricchimento dell'uranio da parte dell'Iran.
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Israele tuttavia non sembra soddisfatta di questo tipo di ipotesi, insistendo sul fatto che la Repubblica islamica sarebbe già sul punto di ottenere la capacità di fabbricare una bomba nucleare.
Il 4 agosto, in un briefing per gli ambasciatori degli Stati membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, il ministro della Difesa Benny Gantz ha dichiarato che l'Iran ha "violato tutte le linee guida stabilite nel JCPOA e che mancano solo dieci settimane all'acquisizione del materiale di qualità necessaria per un’arma nucleare".
Le recenti accuse dopo l’attacco alla petroliera Mercer Street non fanno che acuire le tensioni.
Israele, Regno Unito e molti altri paesi occidentali affermano che l'Iran avrebbe utilizzato droni per attaccare la petroliera Mercer Street gestita da Israele mentre navigava vicino alla costa dell'Oman il 30 luglio. Teheran ha negato con forza le accuse pur non riuscendo a placare le ire degli alleati occidentali.

L’accordo sul nucleare iraniano del 2015

Il Joint Comprehensive Plan of Action, acronimo JCPOA, detto in italiano anche Piano d’azione congiunto globale, ma meglio noto semplicemente come ‘Accordo sul nucleare iraniano’, prevedeva una limitazione delle attività nucleari da parte dell’Iran con particolare attenzione ai massimali di arricchimento dell’uranio, che serve per scopi militari. In cambio, la Repubblica islamica veniva sollevata dalle sanzioni internazionali.
Il capo della magistratura iraniana Ebrahim Raisi arriva per tenere un discorso dopo aver registrato la sua candidatura alle elezioni presidenziali iraniane, al ministero dell'Interno nella capitale Teheran, il 15 maggio 2021, in vista delle elezioni presidenziali previste per giugno.  - Sputnik Italia, 1920, 03.08.2021
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L’accordo sembrò funzionare finché, sotto l'allora presidente Donald Trump, gli Stati Uniti si ritirarono unilateralmente dal JCPOA nel maggio 2018, reimponendo severe sanzioni nei confronti dei settori energetico e bancario di Teheran nel novembre dello stesso anno e promettendo restrizioni anche a chiunque si fosse impegnato in transazioni commerciali con l'Iran.
La mossa di Washington spinse Teheran ad abbandonare a sua volta in gran parte i propri obblighi ai sensi di un accordo di fatto già stracciato.
Da quando il presidente Joe Biden è entrato in carica nel gennaio 2021, la Casa Bianca ha promesso di riportare gli Stati Uniti all'accordo nucleare. A tale proposito sono in corso da questa primavera a Vienna dei colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran, che tuttavia stanno andando molto a rilento.
La data del sesto round di tali negoziati dovrebbe essere decisa dopo il giuramento del nuovo presidente iraniano Ebrahim Raisi, insediatosi il 5 agosto, e dopo la formazione del nuovo governo, che avverrà alla fine della prossima settimana.
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