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I popoli indigeni brasiliani chiedono alla CPI di indagare su Bolsonaro per ‘genocidio’

© AP Photo / Pedro Ladeira / FolhapressJair Bolsonaro, presidente del Brasile
Jair Bolsonaro, presidente del Brasile - Sputnik Italia, 1920, 10.08.2021
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L'Articolazione dei Popoli Indigeni del Brasile (Apib) si è rivolta alla Corte Penale Internazionale (CPI) per chiedere aiuto nella messa in stato di accusa del presidente Jair Bolsonaro per i crimini perpetrati contro i popoli indigeni dall'inizio del suo mandato.
"L'Articolazione dei Popoli Indigeni del Brasile (Apib) ha depositato, questo lunedì (9 agosto), una dichiarazione davanti alla Corte Penale Internazionale (CPI) per denunciare il governo di Bolsonaro per genocidio... L'organizzazione chiede al procuratore della Corte di esaminare i crimini perpetrati contro i popoli indigeni dal presidente Jair Bolsonaro dall'inizio del suo mandato, nel gennaio 2019, con particolare attenzione al periodo della pandemia Covid-19", ha scritto l’Apib in un comunicato stampa.
È la prima volta nella storia che i popoli indigeni si appellano direttamente alla CPI.
“Crediamo che ci siano atti in corso in Brasile che costituiscano crimini contro l'umanità, genocidio ed ecocidio. Data l'incapacità del sistema giudiziario in Brasile di indagare, perseguire e giudicare queste condotte, le denunciamo alla comunità internazionale, attraverso la Corte penale internazionale”, ha dichiarato Eloy Terena, coordinatore legale dell'Apib.
Il 4 agosto, la Camera dei deputati, la camera bassa del parlamento brasiliano, ha approvato un disegno di legge che facilita la legalizzazione delle terre occupate dalle imprese, compresi i territori dell'Amazzonia, nonostante le critiche caustiche degli attivisti verdi e dei diritti umani. Le terre in questione sono per lo più abitate da indigeni, che dovranno dimostrare di aver occupato il territorio prima dell'entrata in vigore della Costituzione del 1988. Altrimenti una scappatoia nella legislazione brasiliana, chiamata Marco Temporal, permette la legalizzazione delle terre occupate dagli abusivi.
Gli indigeni, che costituiscono circa lo 0,5% della popolazione brasiliana, detengono il 13% delle sue terre, soprattutto nella regione amazzonica. Le tribù indigene sono considerate i guardiani della cultura e della diversità forestale del Brasile. Nei primi due anni del governo di Bolsonaro, la deforestazione è aumentata del 48%, toccando un tasso record dal 2008, con oltre 1 milione di ettari che sono scomparsi.
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