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Benvenuti al Sud, la pandemia riporta nei piccoli borghi i lavoratori in smart working

© Foto : South Working CastelbuonoSouth Working Castelbuono
South Working Castelbuono - Sputnik Italia, 1920, 08.08.2021
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A Castelbuono la prima rete pubblico-privato riconosciuta dall’associazione South working che offre la possibilità di lavorare in luoghi condivisi, dimore d’epoca e castelli.
Unire la possibilità di lavorare in un ambiente attrezzato e all’avanguardia, condividendo spazi nel pieno rispetto delle regole anti-Covid, con la possibilità di fare network e allo stesso tempo creare nuove opportunità di lavoro. Il tutto, operando da remoto in dimore d’epoca, chiostri e castelli.
La pandemia ha creato uno spostamento al contrario della forza lavoro, con molti professionisti che sono tornati da Nord a Sud per passare i lockdown vicini alla famiglia d’origine senza smettere di lavorare.
Un fenomeno che nel 2020 ha visto circa 45.000 lavoratori di grandi aziende e 100.000 persone in totale che sono rientrate al Sud per affrontare la pandemia lavorando da remoto. Una dinamica definita “South Working” (SW) e che ha dato vita a South Working - Lavorare dal Sud, associazione no-profit di giovani professionisti delle Regioni del Sud.
E a febbraio 2021 in un borgo siciliano, in provincia di Palermo, tra mare e montagna, nel pieno del parco delle Madonie, è stato fatto un ulteriore passo avanti: è nato South Working Castelbuono che grazie alla sinergia fra pubblico, privato e volontariato, è diventato uno dei primi presidi SW in Italia.
L’obiettivo, spiega uno dei volontari che ha dato vita al progetto, Roberto Sangiorgio parlando a Sputnik Italia, è quello di accogliere i south worker, sia nativi del territorio che esterni, offrendo con una card da 10 euro l’anno coworking pubblici e funzionali, agevolazioni agli abbonati in pausa pranzo e per le unità ricettive e una qualità della vita che unisce mare, montagna e diverse attrattive.
- Come è nata l’idea di avviare questo progetto?
- Il progetto ha iniziato a prendere forma la scorsa estate quando tra amici e ragazzi interessati al fenomeno del south working abbiamo deciso di provare ad aprirlo a Castelbuono. Si tratta di una meta privilegiata che si presta alla vita di un lavoratore in smart working che vuole avere vicino sia il mare che la montagna, attrazioni turistiche e natura e servizi lavorativi di alto livello.
A novembre dello scorso anno abbiamo firmato il protocollo di intesa con l’amministrazione comunale di Castelbuono e con l’associazione South Working e il progetto è iniziato.
- Qual è l’obiettivo del South Working Castelbuono?
- Si basa sulla voglia di dare risposta a un fenomeno che è quello della comunità di lavoratori del sud che lavorano al nord e che tornano nei luoghi di origine o che si trasferiscono in piccoli centri che possono ripopolarsi.
Coworking nel castello: il sud attrae i lavoratori remoti con location uniche
© FotoI tre spazi di coworking, il Castello dei Ventimiglia, il Chiostro di San Francesco e Casa Speciale
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- Quante postazioni e luoghi di coworking ci sono a Castelbuono?
- Abbiamo 24 postazioni dotate di WiFi, distribuite tra il Castello medievale del borgo, il Castello dei Ventimiglia, nel Chiostro di San Francesco, e nel Palazzo Speciale. È facilissimo accedere ai luoghi di coworking: basta fare una card da 10 euro con cui oltre a poter usufruire dello spazio di lavoro, si può usufruire di sconti nei ristoranti per la pausa pranzo tra lunedì e venerdì e sconti sui soggiorni, fino al 30%. Inoltre, grazie a un nuovo accordo con il Museo Civico e con quello Naturalistico i titolari possono accedere gratuitamente.
- Qual è il primo bilancio dell’esperienza?
- Si tratta del primo coworking pubblico-privato in Italia e anche se non ci eravamo creati tante aspettative, abbiamo raggiunto in poche settimane 150 card, con 80 abbonamenti sfruttati a pieno e il desiderio dei lavoratori di tornare.
Inoltre lavorando in compagnia si creano sinergie, si conosce nuova gente in un ambiente amichevole e professionale e nascono progetti. È già accaduto, è nata un’associazione che intende investire su innovazione e sostenibilità ed è frutto del south working.
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