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L’Italia per una rete internazionale di formazione per la gestione dei beni culturali

© Sputnik . Natalia SeliverstovaAffresco con Gesù Cristo e Maria Vergine nell'Insula Dell'Ara Coeli a Roma
Affresco con Gesù Cristo e Maria Vergine nell'Insula Dell'Ara Coeli a Roma - Sputnik Italia, 1920, 07.08.2021
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Le grandi crisi portano grandi problemi ma creano nuove opportunità. Cultura potrebbe diventare centrale per la ripartenza del Paese che detiene il record di maggior numero al mondo di patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.
Per mostrarlo in pratica la Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali – istituto internazionale per la formazione, la ricerca e gli studi avanzati nell’ambito delle competenze del Ministero della Cultura- ha presentato in occasione della propria partecipazione ai lavori della prima Ministeriale Cultura del G20 un progetto che prevede la creazione di una rete internazionale G20 di istituzioni impegnate nel campo della formazione per la cura e la gestione del patrimonio culturale in risposta alle nuove sfide del settore imposte dalla crisi pandemica che richiedono nuovi modelli e un pronto cambio di paradigma.
Che volto avrà questo progetto culturale? E quali obiettivi vorrebbe raggiungere? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto Vincenzo Trione, Presidente della Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali.
— Dott. Trione, perché avete deciso di avanzare la proposta sulla creazione di una rete internazionale G20 di istituzioni impegnate nel campo della formazione per la cura e la gestione del patrimonio culturale?
— Il modo di guardare al patrimonio culturale e al suo ruolo nella nostra società sta cambiando radicalmente: da oggetto meritevole di tutela ad agente di sviluppo, motore di crescita economica e fattore per la coesione sociale. In quest'ottica le competenze multidisciplinari e manageriali diventano centrali per i professionisti del settore. Solo con l'innovazione dei modelli di offerta e con una adeguata capacità di gestione il patrimonio culturale potrà diventare protagonista dello sviluppo.
La nostra proposta mira a indirizzare verso un orizzonte comune l'attenzione e gli sforzi dei Paesi del G20 su questo tema, in una logica di continuo confronto, di cooperazione e di scambio. La “rete globale”, da questo punto di vista, potrebbe essere un fattore determinante.
© Foto : Fornita da Vincenzo Trione Vincenzo Trione, Presidente della Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali
Vincenzo Trione, Presidente della Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali - Sputnik Italia, 1920, 06.08.2021
Vincenzo Trione, Presidente della Fondazione Scuola dei beni e delle attività culturali
— Quale sarà la struttura e la composizione di questa rete? Che tipo di istituzioni pensate di coinvolgere?
— Da alcuni anni, in vari Paesi del mondo, sono nate scuole e agenzie per la formazione nel campo della gestione dei beni culturali. Il panorama è diversificato: comprende soggetti pubblici e privati, di carattere accademico o professionale, di profilo nazionale o locale.
Immaginiamo la rete come una struttura aperta, dinamica, flessibile e "leggera", di collegamento e coordinamento tra strutture formative con profili anche diversi, individuati congiuntamente dai partner istituzionali dei Paesi G20. Un network che lavori in stretta connessione con le organizzazioni internazionali del sistema culturale: UNESCO, ICCROM, ICOM, ecc.
— Che ruolo svolgerà l’Italia, che detiene il record di maggior numero al mondo di patrimoni dell'umanità dell'UNESCO, nell’ambito della vostra iniziativa internazionale?
L’Italia intende facilitare un percorso da fare insieme: proponiamo di fornire un contributo al processo di progettazione e costituzione della rete, attraverso l'organizzazione di un Working Group che riunisca rappresentanti delle rispettive autorità competenti nei Paesi G20, per promuovere i lavori e arrivare, nell'arco di un anno, alla costituzione della rete. Da questo punto di vista, la Fondazione Scuola dei Beni e delle Attività Culturali è nata proprio per lavorare sul tema della gestione e delle competenze manageriali e ha una specifica area dedicata alle attività internazionale: per questo pensiamo potrà dare il necessario contributo.
— Il Covid ha costretto gli operatori del settore a ripensare le modalità di fruizione dei beni culturali anche grazie all'innovazione digitale. Pensate di sviluppare questo aspetto? Se si, in quale maniera?
— Certamente quello che oggi serve è accompagnare la rivoluzione digitale nel sistema cultura, facendo dialogare gli specialismi tecnologici con quelli tipici del settore culturale: servono ibridazione e trasversalità. Non si tratta di puntare su un tema, per quanto rilevante. Occorre ragionare per problemi, per urgenze, non per aree disciplinari. Quando parliamo di management, pensiamo proprio a figure professionali non specialistiche; figure che sappiano connettere le varie discipline e siano ricche di soft skill: visione, intuito, capacità relazionali e collaborative.
— Quali obiettivi concreti volete raggiungere?
— Nella nostra visione i primi obiettivi concreti potrebbero essere la condivisione di prassi e metodi formativi, lo scambio di esperienze e la mobilità internazionale di docenti e studenti, la creazione di un contesto strutturato di rappresentanza delle istanze dei soggetti formativi in questo ambito, a livello internazionale. E ancora: la condivisione di percorsi di ricerca sul tema del management del patrimonio culturale. Una rete, poi, ha sempre un obiettivo più intimo, meno visibile, ma forse non meno importante: la creazione di un tessuto di relazioni in modo da porre le basi per progetti e iniziative di stampo internazionale.
— I primi passi da fare?
— Dai primi di settembre, ci attiveremo insieme con il Ministero per avviare i primi tavoli del Working Group con i Paesi del G20, che dovranno portare in qualche mese alla conclusione di una fase di analisi e studio delle diverse realtà nazionali, con una dettagliata mappatura degli enti che potrebbero entrare a far parte della rete. Subito dopo lavoreremo alla progettazione della rete: funzioni, organizzazione, governance. Occorrerà dialogare anche con il Consiglio Superiore dei Beni Culturali e con le associazioni intergovernative. Ciascun attore dovrà rinunciare alle proprie prerogative, per aprirsi a un diverso orizzonte comune.
L'opinione dell'autore potrebbe non coincidere con la posizione della redazione.
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