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Green Pass a scuola, Bianchi: "Nessuno schiaffo ai docenti. Accelerazione dei vaccini per i giovani"

© AFP 2021 / Tiziana FabiPatrizio Bianchi, ministro dell'Istruzione
Patrizio Bianchi, ministro dell'Istruzione  - Sputnik Italia, 1920, 07.08.2021
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Ha provocato una dura reazione dei sindacati, la decisione del governo di estendere il green pass al personale docente, con sospensione della retribuzione.
"Il green pass non è assolutamente uno schiaffo al personale della scuola", afferma il ministro dell'Istruzione, Patrizio Bianchi, in un'intervista al Corriere della Sera, riferendosi ad una dichiarazione della Uil.
Il ministro ha specificato di aver incontrato i sindacati, che "sono liberi di esprimere le loro posizioni". Uil aveva dichiarato che l'obbligo del green pass è uno schiaffo al personale, mentre Cisl ha chiesto il ritiro della norma, che prevede anche la sospensione della retribuzione dopo 5 giorni di assenza, per i docenti senza certificato.

Bianchi ritiene che si arriverà all'appuntamento di settembre "con una risposta straordinaria del personale della scuola, che al 90% ha aderito alla vaccinazione su base volontaria".

Resta un 10% tra chi non può vaccinarsi per problemi di salute, che sarà escluso dal certificato, e chi non vuole. Questi saranno invitati a fare i tamponi, spiega il ministro.
Il provvedimento prevede l'obbligo di green pass anche per gli studenti universitari. Sugli studenti fra i 12 e i 18 anni "abbiamo chiesto l’accelerazione della campagna vaccinale per i giovani e ottenuto dal commissario Figliuolo la rassicurazione che le dosi ci sono", spiega.
"Il governo - prosegue - si impegna a fare uno screening di tutto il sistema scolastico, cosa importantissima. Come altro elemento di sicurezza, mi permetta di rivolgermi alle famiglie. Si è dimostrato che il vaccino è lo strumento che abbiamo per fermare la pandemia. Serve una risposta corale della popolazione".
La DaD sarà un'eccezione e non la regole nelle aree rosse e arancioni. Il ministro chiarisce che la norma ha attribuito a regioni ed enti locali la decisione di ricorrere a questa modalità di didattica per "evitare deroghe discrezionali. Un focolaio in un Comune non può essere occasione per mandare a casa gli alunni di un’intera regione", sottolinea.
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