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È morta “Mamma Ebe”, la Santona di Carpineta colpita da un tumore

© Sputnik . Р. Мангасарян I cimiteri in ogni paese sono fonti preziosi per raccogliere dati storici
 I cimiteri in ogni paese sono fonti preziosi per raccogliere dati storici - Sputnik Italia, 1920, 07.08.2021
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Era nota per aver guidato la controversa congregazione “Pia Unione di Gesù Misericordioso” ed era stata al centro di guai giudiziari.
All’età di 88 anni, stroncata da un tumore, si è spenta a Rimini “Mamma Ebe”, all’anagrafe Gigliola Giorgini, protagonista di cronache giudiziarie e nota anche come la “Santona di Carpineta” per il suo ruolo alla guida della congregazione “Pia Unione di Gesù Misericordioso”, attraverso la quale prometteva guarigioni e miracoli.
Nata nel bolognese, a Pian del Voglio, nel 1933, aveva creato il gruppo di adepti e riceveva coloro che confidavano nelle presunte capacità guaritrici con tecniche che prevedevano preghiera, farmaci e placebo.

La lunga fila di guai giudiziari

Mamma Ebe, proprio per il suo ruolo di Santona, era finita alla sbarra per la prima volta negli anni Ottanta.
Era stata condannata a sei anni di reclusione a Torino per l’attività di “guaritrice”.
Di nuovo a gennaio del 2002, Giorgini era stata arrestata insieme al marito nella villa di Carpineta, dove riceveva coloro che volevano farsi curare, in un blitz di polizia e guardia di Finanza.
Mamma Ebe era stata arrestata insieme a oltre una ventina di persone per associazione per delinquere e esercizio abusivo e continuato della professione sanitaria, falso ideologico in ricette e truffa continuata in concorso ai danni di ente pubblico.
Inoltre, tra le gravi accuse anche quella di sequestro di persona e maltrattamento di minori.
Nonostante le condanne, la sua attività era proseguita con una rete complessa creata dai suoi adepti per far continuare le guarigioni.
Nel 2010, la Santona era stata accusata di truffa aggravata e di esercizio abusivo della professione medica.
Queste accuse hanno portato a due processi, uno andato in prescrizione e uno concluso con una condanna a otto anni e mezzo di carcere. Nel 2017 la presunta guaritrice era stata trasferita ai domiciliari per scontare la condanna definitiva.
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