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Parla il dipendente della Regione Lazio: “Sono io la porta usata dagli hacker, sono spaventato”

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Hackeraggio - Sputnik Italia, 1920, 06.08.2021
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E si difende negando di aver venduto le password o di aver, in qualche modo, messo a rischio volontariamente il sistema di prenotazione dei vaccini regionale: è un incubo.
Si sente isolato, emarginato, non è stato interrogato da nessuno e ancora non riesce a capire come sia stato possibile che attraverso di lui gli hacker abbiano preso in ostaggio la rete informatica della Regione Lazio e bloccato il portale di prenotazione dei vaccini anti-Covid.
Il 61enne Nicola B. è stato intervistato dal Corriere della Sera e ha raccontato la sua verità e l`incredulità rispetto a quanto accaduto in questi giorni.
“Sono io quello che cercate, sono io la porta da cui sono entrati gli hacker della Regione Lazio. Pensavo di averla chiusa bene a chiave e invece... Prego, accomodatevi”, dice il dipendente della sede di Frosinone.
Si dice “preoccupato, spaventato” e denuncia che nessuno, né il governatore Nicola Zingaretti, né il suo capo ufficio lo hanno chiamato.
“In queste ore ho letto davvero di tutto: hacker russi, cinesi. Boh! Ma a me finora non è venuta a interrogarmi nemmeno la polizia postale".
Il dipendente aggiunge: "Un tecnico del Ced lunedì è entrato, ha smontato il computer e l’ha portato via. Da quel momento il buio. E io non riesco ancora a capire come sia potuto succedere. E perché proprio a me”.

Le ipotesi dietro l’attacco

Il dipendente regionale cerca di ricostruire quanto accaduto, ma nega che lui o suo figlio possano aver visitato siti porno attraverso cui sia stato organizzato il cyber attacco.
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“È pazzesco, mio figlio poi la notte dell’intrusione, tra sabato e domenica se ho capito bene, era addirittura al mare, perciò figuratevi. E poi lui non conosce le mie password”.

E sull’ipotesi corruzione risponde: “Vendermi le password? Nemmeno per un milione di bitcoin, e sì che ci sistemerei la famiglia”.

Nicola B. prova a capire come gli hacker abbiano potuto approfittare dei suoi accessi, magari a causa del lavoro in smart working a orari strani, dalle 3.00 di notte, oppure per via della rete di casa, che “è più fragile di quella aziendale”.
E ancora si racconta, parla delle sue abitudini: “L’unica distrazione che mi concedo è cercare ogni tanto su YouTube le canzoni di Franco Califano o di Pino Daniele e poi mettermi a lavorare con loro in sottofondo. Saranno entrati così? Boh, io sto sempre molto attento alle mail farlocche”.
E poi ripercorre le ultime ore prima del caos: “Di sicuro sabato 31 luglio di notte dormivo e domenica primo agosto ho lavorato da casa nel pomeriggio e ricordo che non avevo neppure il computer in carica, poi intorno alle 19.30 ho chiuso tutte le piattaforme e ho spento".
Poi, il lunedì, "mi hanno chiamato dalla Regione: hanno bucato il suo account, spenga subito il computer. Così è iniziato l’incubo”.
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