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L’immunologo Mantovani risponde ai dubbi dei giovani: “Vaccinatevi per una scuola in sicurezza”

© Foto : ISS di San MarinoVaccinazione con Sputnik V a San Marino
Vaccinazione con Sputnik V a San Marino - Sputnik Italia, 1920, 05.08.2021
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E sugli anticorpi già nel sangue spiega che non si conosce ancora la loro risposta al virus e la quantità non determina l’immunizzazione del soggetto.
Oltre allo zoccolo duro di 60enni che non si è ancora vaccinato, in Italia resta da immunizzare una grande fascia di età che è quella dei giovani. Una fetta di popolazione che è meno colpita da casi gravi e che non ha ancora raggiunto buoni livelli di immunizzazione, anche per alcuni dubbi sul vaccino.
A rispondere ad alcuni di questi è l’immunologo e direttore scientifico dell’Istituto Clinico Humanitas, Alberto Mantovani che sul Corriere della Sera risponde ad alcune delle domande più frequenti e chiede ai ragazzi di vaccinarsi prima di tutto anche per tornare a scuola in sicurezza, “una priorità”.

Gli anticorpi e l’immunizzazione

Mantovani racconta che nei suoi “tour”, virtuali e non, spiega il coronavirus e come difendersi, “fra i giovani ci sono tanti dubbi e una grande sete di conoscenza”.
Una delle domande che vengono poste di più riguarda la presenza di anticorpi nel sangue: “La sierologia, cioè la misura degli anticorpi nel sangue, non può orientare la scelta della vaccinazione. Primo perché i test che li misurano sono diversi e non hanno la stessa affidabilità; secondo perché non dicono se questi anticorpi sono neutralizzanti, se sono in grado, cioè, di bloccare il virus”.
Per Mantovani al momento non esiste uno strumento o un esame per stabilire al 100% se si è protetti da coronavirus, perché “nella risposta difensiva del nostro sistema immunitario al virus, entra in gioco anche la cosiddetta immunità innata che non dipende dalla produzione di anticorpi, ma dall’attività di certe cellule immunitarie che ci proteggono, in ogni caso e in prima linea, dalle aggressioni di agenti estranei”.

Meno casi gravi ma la minaccia del long Covid

L’immunologo spiega che pur avendo pochi casi gravi tra i 12 e i 18 anni, in Italia ci sono stati 28 casi mortali da Covid in questa fascia di età e Andrea Biondi, all’Ospedale San Gerardo di Monza, “ha avuto quattro casi di adolescenti, su 60, che sono finiti in terapia intensiva. E non è una bella esperienza per loro”.
Inoltre, “in alcuni di questi pazienti si è registrata la comparsa di una malattia nuova, una multi-infiammazione sistemica che interessa tutto l’organismo. Esiste poi, la minaccia del long-Covid”.

Oltre il vaccino, le cure sperimentali

L’immunologo poi parla dei nuovi farmaci in sperimentazione per curare chi si ammala, soprattutto i soggetti fragili.
“Al momento si stanno sperimentando anticorpi monoclonali contro la proteina spike da destinare a pazienti fragili. Ma, secondo un nuovo studio pubblicato sulla piattaforma Recovery, potrebbero anche funzionare nelle fasi avanzate. Sono soluzioni che si stanno sperimentando se il vaccino fallisce o non funziona”.
Si tratta di due anticorpi studiati in Italia, uno monoclonale “che vede tutte le varianti del virus, studiato da Davide Corti (pubblicato su Nature); l’altro, è un ‘minianticorpo’ ingegnerizzato, ideato da Rino Rappuoli. Attendiamo i risultati delle sperimentazioni”.
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