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Non solo Covid, un altro virus si diffonde tra i bimbi. Per gli esperti è un "effetto" del lockdown

© REUTERS / NIAID-RMLL'immagine a colori del nuovo coronavirus SARS-CoV-2
L'immagine a colori del nuovo coronavirus SARS-CoV-2  - Sputnik Italia, 1920, 04.08.2021
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In Usa e Nuova Zelanda si registra un aumento dei casi di virus respiratorio sinciziale (Vrs). Per gli esperti neozelandesi, le chiusure avrebbero determinato una “sottoesposizione” ai germi che potrebbe aver reso più vulnerabili i bambini.
Il lockdown avrebbe reso i bambini più vulnerabili alle malattie respiratorie. È questa, in sostanza, la tesi con cui gli addetti ai lavori spiegano l’aumento vertiginoso dei casi di virus respiratorio sinciziale (Vrs) nei bimbi in America e in Nuova Zelanda.
A dare notizia dell’aumento dei casi in diversi Stati Usa, come Texas, Florida, Louisiana e Oklahoma, a partire dal mese di giugno, è il New York Times, che cita i Centers for Disease Control and Prevention statunitensi.

Lo stesso fenomeno è stato registrato in Nuova Zelanda, dove al momento è inverno. Proprio secondo gli esperti neozelandesi, chiusure e mascherine avrebbero determinato una “sottoesposizione” agli agenti patogeni che potrebbe aver reso più vulnerabili i bambini a questo tipo di virus.

Si tratta, come ha spiegato al Corriere della Sera il professor Fabio Midulla, ordinario di Pediatria alla Sapienza e responsabile del Pronto soccorso pediatrico del Policlinico Umberto I, di un virus molto comune, che pesa per il 20 per cento sul totale delle infezioni respiratorie che ogni anno colpiscono i bambini sotto i cinque anni.
Tra le fasce più a rischio c’è quella dei neonati, in cui l'infezione può portare alla bronchiolite, dei prematuri, dei bimbi con malattie croniche e degli anziati con patologie. Inizialmente i sintomi sono quelli di un comune raffreddore, mentre dopo circa 72 ore possono iniziare a manifestarsi problemi respiratori.
“In alcuni casi – ha spiegato il medico esperto in malattie respiratorie infantili al Corriere - bisogna somministrare l’ossigeno e in altri si deve addirittura arrivare alla ventilazione non invasiva, quindi occorre ricoverare il bambino in terapia intensiva”.
Дети во время эстафеты огня в префектуре Фукусима - Sputnik Italia, 1920, 03.08.2021
"Sintomi lievi che spariscono in una settimana". Il "long Covid" è raro nei bambini
Generalmente la malattia si risolve con lavaggi nasali e idratazione, nel caso in cui i piccoli pazienti non riescano a nutrirsi a sufficienza a causa della congestione delle vie aeree.
Per ora, spiega l’esperto, nel nostro Paese non si sta registrando lo stesso fenomeno emerso negli Stati Uniti, mentre in Europa, specialmente in Spagna, un picco dei casi era stato registrato a metà maggio.
“Il distanziamento – chiarisce Midulla - ha fatto sparire tutti i virus respiratori”. La sfida, quindi, per l’esperto, arriverà con la riapertura delle scuole a settembre, in un contesto di allentamento delle misure anti-contagio.
“Temiamo – spiega - che avendo saltato una stagione, non avendo mai isolato il Vrs da quando c’è il lockdown per il coronavirus, le mamme abbiano una concentrazione minore di anticorpi da trasmettere ai figli”. “La nostra paura – conclude - è che a settembre-ottobre quando ricomincerà a circolare il Vrs potremo avere dei casi più gravi”.
Il consiglio, quindi, è quello di continuare ad osservare le regole a cui siamo stati abituati in questi mesi di pandemia: lavarsi spesso le mani, indossare la mascherina in caso di tosse o raffreddore e non far tornare in classe i bambini subito dopo l’influenza.
Secondo l’esperto anche il vaccino anti-Covid potrebbe avere un ruolo nell’evitare le forme gravi degli altri virus respiratori, sfruttando “l’immunità crociata” efficace contro i virus della stessa famiglia.
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