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Il green pass serve solo a spingere verso il vaccino, parola di Crisanti

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Iniziativa “No vax, no drink” - Sputnik Italia, 1920, 04.08.2021
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Crisanti invoca l'intervento dei filosofi per quanto riguarda la moralità del non vaccinarsi, ma sul green pass ci tiene che si sappia la verità.
A cosa serve il green pass? Non certo a proteggerci contro il coronavirus, perché non è uno scudo come la mascherina o come il distanziamento fisico, serve piuttosto a dare una “spinta gentile” a chi dimostra ritrosia nei confronti della vaccinazione contro il virus.
A spiegarlo con onestà è l’epidemiologo padovano, Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell’Università di Padova.
“Serve onesta, perché la chiarezza evita fraintendimenti. Altrimenti chi è contrario potrà dire che non serve a nulla”.
Quindi nessuno creda che dopo l’implementazione diminuiranno i casi, non è questo l’obiettivo del green pass dice Crisanti all’Adnkronos Salute.
“Bisogna essere chiari e onesti con i cittadini, per evitare fraintendimenti. Perché sicuramente i casi non diminuiranno dopo l'implementazione” altrimenti poi succede che “chi è contrario potrà dire che non serviva a nulla. L'utilità è convincere le persone a vaccinarsi”, punto.
Per evitare l’infezione bisogna solo indossare la mascherina quando si è in un luogo affollato, perché “non vi è alcun dubbio che la frequentazione di luoghi affollati senza indossare la mascherina crei situazioni che favoriscono la trasmissione del virus. Quindi coloro che non sono vaccinati in queste situazioni sono a rischio di infettarsi e se anziani di sviluppare una forma grave di malattia”.
Basterà, quindi, escludere i non vaccinati da contesti pubblici affollati per assicurarci che non si infettino e vadano a finire in terapia intensiva? “Purtroppo non è così – osserva Crisanti – e quindi si deve ricorrere all'adozione di misure come il Green pass per aumentare la percentuale di persone vaccinate”.

Il dovere morale, la libertà individuale

“Con l'esercizio della libertà individuale questi cittadini trasferiscono le conseguenze del loro comportamento in termini di allarme sociale e costi delle cure sulla comunità. Lascio ai filosofi discettare se questo sia moralmente accettabile”, aggiunge Crisanti.
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