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Ad un anno dall’esplosione del porto di Beirut, il Libano è in ginocchio

© AFP 2021 / StringerLe conseguenze della devastante esplosione presso il porto di Beirut, Libano
Le conseguenze della devastante esplosione presso il porto di Beirut, Libano - Sputnik Italia, 1920, 04.08.2021
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Porto di Beirut 4 agosto 2020, ore 18.08 locali, una devastante esplosione nel porto della capitale del Libano devasta in pochi secondi i quartieri limitrofi al porto.
In seguito verrà considerata come la più potente esplosione non nucleare della storia, ma in quel momento porta via con se 207 vite, fa 6 mila feriti di cui tanti sfigurati o mutilati a vita, costringe 300 mila persone ad abbandonare le case sventrate o fortemente danneggiate dall’esplosione.
A distanza di un anno il Libano ha poche certezze, ad esplodere furono 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio stoccati nel porto, rimaste lì per anni senza che nessuno si occupasse di garantire la sicurezza.
L’autorità libanese prosegue la sua inchiesta nazionale, mentre non è mai partita una inchiesta internazionale come era stato richiesto. L’inchiesta nazionale ha visto l’esperto procuratore Fadi Sawan rimosso dal suo incarico perché aveva incriminato tre ex ministri per il disastro.
Il nuovo magistrato a cui è stata affidata l’inchiesta dal mese di febbraio di quest’anno è il giovane Tareq Bitar, riporta l’Ansa.
Secondo le indagini il nitrato di ammonio era stato scaricato da una nave cargo nel 2013 e lì era rimasto stoccato nel magazzino del porto dove è avvenuta la devastante esplosione.
Secondo le accuse ci sarebbero prove documentali che in molti sapevano, anche all’interno dei vari governi succedutisi in questi anni, della presenza del nitrato di ammonio nel porto di Beirut, ma mai nessuno aveva proceduto ad una soluzione.

Libano in ginocchio

A questa ferita profonda che resta ancora lì aperta e sanguinante, si aggiunga che il Libano già prima era in ginocchio a causa di una crisi economica acuita dall’evento e ancor più approfondita dalla pandemia.
In Libano sono stati bloccati anche gli arrivi di petrolio perché il Paese non ha più dollari per pagare le forniture. Questo ha causato lo spegnimento di alcune centrali elettriche e anche mancanze di acqua, in un paese dove i pozzi d’acqua sono alimentati dalla corrente elettrica.

Governo senza pieni poteri

Si aggiunga a questa drammatica situazione che il governo libanese non ha i pieni poteri da agosto del 2020, quando il primo ministro Diab si dimise a seguito delle prime rivelazioni sulle responsabilità governative dell’esplosione.

Il conforto del Papa

Papa Francesco, durante l’udienza generale del mercoledì, ha lanciato il suo appello per il Libano alla comunità internazionale a favore della popolazione del Libano.
“A un anno dalla terribile esplosione avvenuta nel porto di Beirut, capitale del Libano, che ha provocato morte e distruzione, il mio pensiero va a quel caro Paese, soprattutto alle vittime, alle loro famiglie, ai tanti feriti e a quanti hanno perso la casa e il lavoro, e tanti hanno perso l’illusione di vivere”, dice il Papa.
Quindi l’appello:
“Oggi faccio appello anche alla Comunità internazionale, chiedendo di aiutare il Libano a compiere un cammino di “risurrezione”, con gesti concreti, non soltanto con parole, ma con gesti concreti. Auspico che in tal senso sia proficua la Conferenza in via di svolgimento, promossa dalla Francia e dalle Nazioni Unite”.
Papa Francesco auspica anche che presto si possa esaudire il suo desiderio di andarli a trovare in visita apostolica.
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