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Al via il semestre bianco: tutti i nomi in lizza per il dopo Mattarella

© Foto : Foto di Paolo Giandotti - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della RepubblicaMilano - Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla cerimonia per l’anno accademico 2020- 2021 dell’Università degli Studi di Milano, oggi 8 giugno 2021.
Milano - Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella alla cerimonia per l’anno accademico 2020- 2021 dell’Università degli Studi di Milano, oggi 8 giugno 2021.
 - Sputnik Italia, 1920, 03.08.2021
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Oggi iniziano gli ultimi sei mesi del settennato dell'attuale capo dello Stato. E tra i partiti entrano nel vivo le trattative per eleggere il successore di Sergio Mattarella.
Oggi si apre ufficialmente il semestre bianco. Il settennato dell’attuale presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si concluderà, infatti, a febbraio 2022. In questi sei mesi che lo separano dalla scadenza del mandato il capo dello Stato manterrà i poteri di nomina, ad esempio del capo del governo in caso di crisi e dei ministri su proposta del premier, e di firma.
Non potrà, però, in base ai dettami dell’articolo 88 della Costituzione, sciogliere le Camere, a meno che il semestre bianco non coincida con gli ultimi sei mesi della legislatura. Non è questo il caso, e così è probabile, data la conformazione dell’attuale maggioranza, che i toni del dibattito politico si infiammino nei prossimi mesi.
Come nota il direttore del Giornale, Augusto Minzolini, l’ultimo a minacciare di ritirare il supporto al governo è stato Matteo Salvini, critico sulla gestione del dossier immigrazione da parte del ministro Lamorgese.
Prima ancora era stato qualche esponente pentastellato a fare lo stesso sul nodo della riforma del processo penale. Minacce che però sono prive di conseguenze, visto che è impossibile andare al voto prima del prossimo febbraio.
Matteo Salvini - Sputnik Italia, 1920, 02.08.2021
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Intanto, però, si entra nella fase clou delle trattative per definire le alleanze che porteranno all’elezione del nuovo capo dello Stato.
E si rincorrono anche le ipotesi sul nome del successore di Mattarella, visto che l’attuale inquilino del Quirinale avrebbe fatto capire di voler concludere qui la sua esperienza.
Per eleggere il nuovo capo dello Stato ci vorranno almeno 673 voti su 1008, la maggioranza di due terzi, nei primi tre scrutini, mentre dal quarto ne basteranno soltanto 505, la maggioranza assoluta.
L’unico che avrebbe la possibilità di essere eletto nei primi tre scrutini, secondo il Giornale, sarebbe l’attuale premier Mario Draghi. L’elezione di Draghi al Colle, però, sarebbe, sempre secondo l’analisi di Minzolini, subordinata alle garanzie per la durata fino al 2023 della legislatura, scongiurando la crisi di governo che scaturirebbe dalle sue dimissioni da premier.
Se arrivassero rassicurazioni in questo senso per deputati e senatori che non hanno intenzione di concludere il mandato in anticipo, quella dell’attuale premier rappresenterebbe la figura ideale per rassicurare le istituzioni europee, visto che i prossimi anni saranno cruciali per la realizzazione dei progetti finanziati con i miliardi in arrivo da Bruxelles.
Matteo Renzi, leader di un partito che non decolla nei sondaggi ma che fino al 2023 potrà contare ancora su una folta pattuglia di parlamentari, vuole essere determinante nella partita. Ed in effetti le sue truppe potrebbero essere decisive, visto l’attuale quadro politico.

I nomi su cui punterebbe il senatore toscano, sempre secondo il retroscena in edicola sul Giornale, sarebbero quello di Pier Ferdinando Casini, ex presidente della Camera e dell’attuale Guardasigilli, Marta Cartabia.

Tra i nomi in campo, però, c’è anche quello di Silvio Berlusconi. Il Cav partirebbe da 454 voti e quindi gliene mancherebbero soltanto 51 per essere eletto al quarto scrutinio. L’impresa sarebbe fattibile proprio in virtù di un patto con Renzi. L’alternativa, per il centrodestra, potrebbe essere l’ex presidente del Senato, Marcello Pera.
Ma l’ex premier gioca su due tavoli e non è escluso che possa virare su un nome di centrosinistra gradito a Pd e Cinque Stelle, nonostante le tensioni ataviche con il partito di Conte.
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