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Terza dose, Cauda (Gemelli): "Prematuro parlarne ora, prima vacciniamo bambini e ragazzi"

© Foto : CC-BY-NC-SA 3.0 IT / Ufficio Stampa Presidenza del Consiglio dei Ministri / Antonio MorlupiUn milione di vaccini Pfizer consegnati in tutta Italia
Un milione di vaccini Pfizer consegnati in tutta Italia - Sputnik Italia, 1920, 02.08.2021
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Il direttore dell’unità di Malattie Infettive del Policlinico Gemelli di Roma definisce "prematuro" il dibattito sulla terza dose del vaccino anti-Covid, e mette in guardia sui rischi legati alla somministrazione ravvicinata di un'ulteriore dose di vaccino a mRna. Il green pass? "Non è obbligo vaccinale, ci aiuta a riprendere la vita normale".
In Israele è partita la vaccinazione con la terza dose del vaccino Pfizer per gli over 60, mentre nel Regno Unito la campagna dovrebbe prendere il via a settembre. La Germania valuta questa possibilità per i pazienti più fragili, ma gli esperti si dividono, mentre le principali autorità regolatorie esprimono scetticismo.
“In Italia è stata vaccinata poco più della metà della popolazione con due dosi, pensare già di fare la terza non sapendo quanto dura effettivamente l’immunità, mi sembra prematuro”, spiega a Sputnik Italia il professor Roberto Cauda, direttore dell’unità operativa complessa di Malattie Infettive del Policlinico Gemelli di Roma, autore, assieme ad Antonio Cassone, dell’American Academy of Microbiology, di un’analisi sul possibile aumento degli effetti collaterali associato ad una somministrazione ravvicinata di una dose ulteriore di vaccino a mRna. “In questo momento – aggiunge l’infettivologo – è difficile trarre conclusioni definitive, lo stesso mondo scientifico, del resto, si divide”.
— Quali sono gli eventuali rischi legati alla somministrazione di un terzo richiamo con i vaccini a mRna?
— Innanzitutto, bisognerà capire se fare questa terza dose, quando farla, a chi farla e con quale vaccino. Se farla non lo sappiamo ancora. Per quanto riguarda i destinatari, saranno sicuramente i soggetti immunodepressi, trapiantati, che magari avevano risposto parzialmente alle prime due dosi e con la terza dose hanno avuto una risposta soddisfacente.
Come abbiamo evidenziato nel nostro studio, i vaccini genici potrebbero presentare maggiori effetti collaterali stimolando il sistema immunitario a distanza ravvicinata. Ma aldilà di questo, bisogna distinguere fra qualità e quantità della risposta anticorpale. Ovvero, se emergeranno nuove varianti bisognerà sviluppare un vaccino adeguato. Una quantità di risposta immunitaria superiore non corrisponde, infatti, ad una risposta immunitaria efficace.
Un’idea sarebbe quella di fare la terza dose con un altro tipo di vaccino, magari quello cinese, che in Cile su oltre 10 milioni di vaccinati ha dato risultati veramente ottimi.
— Quindi bisognerà tenere d’occhio ospedalizzazioni, ricoveri in terapia intensiva e decessi per capire quanto dura effettivamente l’immunità?
— Non solo. Bisognerà valutare anche se, man mano che andrà avanti la campagna vaccinale, si ridurrà, come già sta accadendo, l’indice di raddoppio dei casi. Prima era di 6-7 giorni, oggi è di 11-12 giorni, e questo è merito della campagna vaccinale.

Più che sulla terza dose, sarà meglio focalizzarsi sulla vaccinazione in età pediatrica, altrimenti avremo un serbatoio di 6 milioni di persone in cui il virus può continuare ad annidarsi e replicare.

— Molti genitori, però, hanno dubbi sulla vaccinazione di bimbi e ragazzi e alcuni Stati la consigliano soltanto per i soggetti con patologie pregresse, lei cosa ne pensa?
— Penso che i dubbi siano sempre legittimi, ma che in questo caso non abbiano una gran ragione di esistere. In particolare, ci sono due aspetti da considerare. Il primo è personale, e cioè, se è vero che nei bambini e negli adolescenti di solito il Covid non porta conseguenze gravi, è vero anche che i casi gravi possono verificarsi.
E poi c’è l’aspetto legato alla salute pubblica: se il virus continua a circolare prima o poi produrrà altre varianti che potrebbero sfuggire ai vaccini attualmente in commercio.
— Crede che debba essere introdotto un obbligo vaccinale per il personale scolastico?
— Ero a favore dell’obbligo vaccinale per gli operatori sanitari. In generale, però, sono sempre più favorevole al consenso che all’obbligo. Certo, laddove ci fosse una situazione epidemiologica di pericolo, che metta a rischio, ad esempio, l'apertura delle scuole, potrebbe essere considerata anche questa possibilità.
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Scuola, il piano per il rientro in presenza: no al test e all'obbligo vaccinale
— Cosa pensa di chi manifesta contro il green pass?
— Da medico penso che sia un errore. Il green pass è un elemento di sicurezza per tutti. Tra l’altro, in Italia ha maglie molto ampie. E poi è temporaneo, quindi in corso d’opera potrà essere cambiato. Insomma, non è perfetto ma può aiutare, in una situazione come questa, a riprendere la vita normale.
— Alcuni, però, sostengono che si tratti di un “obbligo vaccinale” mascherato…
— Il green pass è sicuramente un elemento favorevole alla vaccinazione, e ci aiuta, quindi, a tagliare le gambe al virus. Ma è un po’ come la patente: non è obbligatorio averla, se vuoi guidare però devi.
— Qual è la situazione negli ospedali?
— In Italia, nelle scorse settimane, l’aumento dei contagi ha portato ad una crescita delle ospedalizzazioni, dei ricoveri in terapia intensiva e dei decessi, ma si tratta finora di un aumento molto meno marcato rispetto a quello registrato nelle precedenti ondate, a fronte dello stesso numero di contagi.
Siamo ancora lontani, sia a livello nazionale che regionale, da quei numeri che fanno scattare il cambio di fascia, e questo è senz’altro merito dei vaccini.
Il fattore stagionale c’è, ma non è così rilevante. Ad incidere è il fatto che le fasce a rischio siano state già tutte vaccinate. Di conseguenza, l’età media dei contagiati e dei ricoverati è bassa, e quindi c’è una minor frequenza delle forme gravi.
— È vero che i vaccinati sono contagiosi alla stregua dei non vaccinati?
— Ancora non ci sono dati incontrovertibili su questo. È possibile che alcuni soggetti non rispondano alla vaccinazione, mentre altri potrebbero non essere protetti dall’infezione e contagiare. Ma se la capacità di contagiare sia equiparabile a quella dei soggetti non vaccinati non possiamo ancora dirlo. Tuttavia, non è un’ipotesi da scartare.
— Cosa dobbiamo aspettarci per il prossimo autunno?

— Il picco di questa quarta ondata è previsto tra la metà e la fine di agosto. E poi, se non ci saranno nuove varianti e i vaccinati raggiungeranno quell’80 per cento che il generale Figliuolo ha promesso per settembre-ottobre, dovremmo avere una migliore situazione rispetto all’anno passato.

— Quindi non ci saranno nuove chiusure?
— Speriamo proprio di no.
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