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La privacy dei cinesi è importante: Pechino e le leggi sui dati personali

© flickr.com / Yuri SamoilovPrivacy dei dati personali
Privacy dei dati personali - Sputnik Italia, 1920, 02.08.2021
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Esempio per il mondo intero o campo di detenzione digitale? Parliamo del fatto che al momento la Cina si trovi a un bivio tra la già adottata legge sulla sicurezza dei dati e la legge in via di approvazione sulla protezione dei dati personali.
La Cina si trova, quindi, al centro delle controversie in merito a chi e in quali situazioni abbia il diritto di ottenere e utilizzare i dati di personali di altri soggetti.
Si tratta di una controversia che interesserà tutti i Paesi nei prossimi decenni.
The New York Times accusa Pechino di imporre una capitolazione totale alle imprese, mentre il popolo cinese vuole che queste e altre leggi vengano approvate. Insomma la questione è semplice: chi può disporre dei dati personali, le aziende o lo Stato?
L’unico elemento chiaro della vicenda è che non è ancora finito il Far West per le grandi multinazionali private, perlomeno in Cina. Già 10 anni fa in Cina spuntavano dal nulla grandi società della comunicazione. Queste potevano fare qualunque cosa: anche accumulare banche dati di milioni di persone e usarli a proprio vantaggio. Era tutto legale.
Il popolo tacque finché non cominciò a capire che qualcuno prendeva da qualche parte i loro numeri di cellulare, conosceva dettagli sui loro conti bancari e telefonava loro in merito a questo. Vi suona familiare, vero? Per non parlare poi dei dati sanitari e del riconoscimento facciale.
Cominciò allora la presa di coscienza che fece balzare agli onori della cronaca e dell’attualità la questione relativa alla protezione dei dati personali.
Si faccia attenzione al fatto che questo accadeva all’inizio del 2019 quando si diceva che il 2018 era l’anno di demarcazione: i cinesi avevano capito che la loro vita privata è importante. Le multinazionali cominciarono a elaborare tecnologie di protezione dei dati personali, mentre il governo si mise alla redazione delle relative leggi che oggi vediamo quasi compiute.
Nel complesso la Cina in campo legislativo su questo tema si distingue per una certa confusione. Vi sono leggi a livello provinciale e comunale, vi sono controversie a livello ministeriale sulle modalità di attuazione delle norme, manca chiarezza in merito al funzionamento di queste due nuove leggi nazionali, la “Legge sulla sicurezza dei dati” e la “Legge sulla protezione dei dati personali”.
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Ma questo sistema fa sì che i giuristi (persino i futuri laureati in Giurisprudenza durante il loro tirocinio) abbiano preso l’abitudine di adire le vie legali ai danni di società e piattaforme web che traggano guadagno dall’utilizzo di dati personali. Questi processi vengono costantemente vinti dagli istanti.
Si ricordi che la Cina sul tema sta facendo da apripista a livello mondiale, dunque questi risvolti sono inevitabili. Si tratta di un Paese in cui le informazioni viaggiano molto rapidamente grazie ai 365 milioni di terminali 5G già installati. Si pensi, ad esempio, che in soli 6 mesi sono stati venduti 128 milioni di telefoni 5G. Dunque, chi, se non il leader mondiale del settore informatico, dovrebbe essere pioniere nell’elaborazione di norme che disciplinino tali questioni!
Molte sono le opinioni in merito al processo di elaborazione di tali norme. Il quotidiano South China Morning Post di Hong Kong riporta: i dati sono “un fattore produttivo fondamentale come i terreni, le risorse umane, il capitale e la tecnologia. In altre parole, per il governo cinese i dati sono una risorsa strategica che non può essere di proprietà esclusiva dei capitalisti”.
Si noti che l’opinione pubblica cinese si è espressa a favore della detenzione dei propri dati personali da parte di società private. Ma il popolo non ha negato la propria fiducia allo Stato. Dunque, lo Stato ha facoltà di fare ciò che non viene concesso alle società private. Ma che differenza c’è se a sapere tutto di te è lo Stato o una società privata? Se proprio dobbiamo scegliere di essere monitorati da una delle due entità, lo Stato pare una scelta più sensata.
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Ma perché questo tema interessa tutto il mondo? Vediamo insieme come si espresse su questo tema il “signore” di Facebook, Mark Zuckerberg, davanti al Congresso degli USA nella primavera del 2018. Zuckerberg disse che, se il governo avesse in qualche modo vincolato la sua facoltà di fare dei dati personali ciò che voleva, gli USA avrebbero perso un enorme vantaggio strategico rispetto alla Cina. Infatti, l’imprenditoria privata in Cina non è in alcun modo vincolata nell’utilizzo dei dati di milioni di persone, per questo lo sviluppo economico cinese è rapido e scattante. E Zuckerberg aveva ragione. Ma oggi, come vediamo, la situazione è cambiata.
E questi cambiamenti vengono riportati in maniera puntuale dal quotidiano South China Morning Post: le autorità devono muoversi con cautela per non soffocare le imprese dalle quali dipende il futuro del Paese, ma anche gli imprenditori devono capire i propri errori.
Il tema dei dati personali si inserisce in un contesto più ampio che è balzato seriamente agli onori della cronaca in relazione alle presidenziali statunitensi. Il tema è capire chi nella nostra società ha e avrà il vero potere: le istituzioni politiche o le multinazionali? Che le multinazionali siano più influenti dei governi è positivo o negativo? La Cina ha deciso che questo scenario è negativo. Le multinazionali vanno bloccate imponendo leggi antimonopolistiche e impedendo loro di detenere senza alcun controllo grandi quantità di dati.
Questo si è capito per la prima volta a inizio quando, quando Jack Ma, il creatore di Alibaba, dopo una lunga assenza si è mostrato in pubblico facendo capire che la questione alla base della sua assenza non riguardava eventuali controversie personali con le autorità cinesi, ma era una questione di principio. Lo stesso principio che oggi è alla base delle leggi sulla protezione dei dati personali: non ci devono essere multinazionali più influenti dei governi.
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