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Il CIO non ha trovato un solo atleta russo positivo all’antidoping

© Sputnik . Alexey FilippovGli atleti russi alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Tokyo.
Gli atleti russi alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi di Tokyo. - Sputnik Italia, 1920, 02.08.2021
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Il direttore delle comunicazioni del Comitato Olimpico Internazionale (CIO), Mark Adams, ha confermato l'assenza di test antidoping positivi tra gli atleti russi presenti ai Giochi di Tokyo. Eppure alcuni atleti sconfitti, nonché persino funzionari, hanno incolpato il CIO di “eccessiva tolleranza” nei confronti della delegazione russa.
"L'85% delle raccomandazioni è stato rispettato dalla Russia e durante questi Giochi non vediamo alcun test antidoping positivo", ha detto ai giornalisti il ​​portavoce del CIO, sottolineando che l'International Testing Agency (ITA) ha sviluppato il più grande programma per testare gli atleti nella storia dei Giochi.

Allusioni e accuse in ogni caso

Alcuni atleti si sono permessi pesanti allusioni sulla correttezza dei loro avversari.
L'americana Megan Kalmoe (decima con Tracy Eisser nelle due finali di canoa senza timoniere) ha detto che i russi non sarebbero dovuti neppure essere a questi Giochi e hanno privato di medaglie altri vogatori altamente qualificati.
“Vedere una squadra che non sarebbe neppure dovuta venire qui, andarsene via con una medaglia d'argento è una brutta sensazione. Nel complesso davvero deludente", ha twittato.
Un'altra americana, due volte campionessa olimpica a Rio e medaglia d'argento e di bronzo a Tokyo, Lilly King, le ha fatto eco, senza pronunciare la parola Russia.
Intervenendo domenica 1 agosto a Tokyo, ha fatto riferimento a "un Paese che avrebbe dovuto essere bandito" e la cui presenza "ha condizionato" e "contaminato" l'esperienza del suo connazionale nuotatore Ryan Murphy (battuto nella finale dei 200 metri dal russo Evgenij Rylov).
Stessa storia con Travis Tygart, capo dell'Agenzia antidoping degli Stati Uniti (USADA), che si è fatto avanti per difendere il nuotatore americano Ryan Murphy e ha suggerito che alcuni dei suoi rivali avevano imbrogliato ed erano dopati.
Secondo Reuters, accusando la Russia di barare, avrebbe anche preso di mira l'Agenzia mondiale antidoping (WADA) e il Comitato olimpico internazionale per la loro risposta ritenuta insufficiente ai presunti scandali di doping russi e avrebbe chiesto di rendere pubblici i risultati dei test antidoping di tutti gli atleti russi che partecipano ai Giochi di Tokyo.

Risposta russa

La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha stigmatizzato le reazioni eccessive dei media occidentali alla presenza della Russia ai Giochi di Tokyo a le esternazioni degli atleti fuori dalle righe.
"Loro (i media) si infastidiscono per tutto: le medaglie dei nostri atleti, i loro abiti, la calma reazione dei nostri atleti a tutte le accuse infondate, il sostegno della popolazione russa dato alla nostra squadra, e persino ai simboli sulle maglie dei nostri giornalisti!” ha reagito sabato 31 luglio sul suo canale Telegram.
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