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I veleni di Usa e Gb su Jacobs: "Pieno di campioni che esplodono e si rivelano dopati"

© REUTERS / Hannah MckayMarcell Jacobs
Marcell Jacobs - Sputnik Italia, 1920, 02.08.2021
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Le insinuazioni choc della stampa statunitense e britannica sul trionfo di Marcell Jacobs: "Gli annali dello sport sono pieni di campioni che esplodono e poi si rivelano dopati".
Ci ha messo 9,80 secondi ad entrare nella leggenda, Marcell Jacobs. Nato a El Paso e cresciuto a Desenzano del Garda è il primo ad essere riuscito nell’impresa di portare la bandiera italiana sul gradino più alto del podio della gara più famosa dei Giochi Olimpici.
A 26 anni ha fatto la storia, emozionando milioni di connazionali, che dall’altra parte del mondo seguivano la finale dei 100 metri piani sul piccolo schermo.
Sono storie di impegno e di risultati raggiunti passando attraverso sofferenza e fatica, quella sua e di Gianmarco Tamberi, che qualche minuto prima che Jacobs disputasse la finale si era aggiudicato l’oro nel salto in alto. Un oro arrivato dopo il recupero da un brutto infortunio al tendine di Achille, che lo aveva costretto a rinunciare ai Giochi di Rio del 2016.
Per questo, le due vittorie collezionate ieri dagli atleti azzurri a Tokyo sono state, se possibile, ancora più belle ed emozionanti. Eppure, subito dopo la storica impresa, c’è qualcuno che cerca di gettare un'ombra sulla prestazione di quello che, per tutti, ormai, è diventato l’erede di Usain Bolt.
Il corrispondente del quotidiano britannico Times nella capitale giapponese, subito dopo la vittoria italiana, non risparmia un tweet al vetriolo: "Il nuovo campione olimpico dei 100 metri, Marcell Jacobs, è sceso sotto i 10 secondi per la prima volta a maggio. È venuto qui, ha corso 9''84 in semifinale e 9''80 per vincere. Ah, bene".
L’insinuazione è fin troppo chiara, ed è la stessa avanzata dallo statunitense Washington Post, nonostante il tweet del giornalista sia stato bersagliato dalle critiche.
"Un 26enne che fino a questa primavera si esibiva alla periferia dello sprint d'elite, Jacobs, ha vinto i 100 metri in 9''80 e si è guadagnato il titolo non ufficiale di uomo più veloce del pianeta. Solo i più caldi appassionati dell'atletica avevano sentito parlare di lui”, scrive il quotidiano statunitense.
Poi, l’accusa indiretta all’atleta italiano: "Non è colpa di Jacobs se la storia dell'atletica è legata a sospetti per improvvisi e enormi progressi. Gli annali dello sport sono pieni di campioni che esplodono e poi si rivelano dopati”.
“Sarebbe scorretto accusare Jacobs. Sarebbe parziale non riconoscere il contesto dei suoi risultati. Jacobs merita il beneficio del dubbio. Il suo sport, però, no", si legge ancora sul Washington Post. Di fatto, però, è esattamente quello che il giornalista sta facendo.
A replicare, tramite l’Adnkronos, è uno che le false accuse di doping le conosce bene. Alex Schwazer, campione della 50 km di marcia alle Olimpiadi di Pechino 2008, assolto dal tribunale di Bolzano, parla di polemiche "sterili".
"Quando uno va forte escono sempre queste storie messe in giro da parte di alcuni invidiosi”, dice l’atleta, che definisce le insinuazioni di inglesi e americani “accuse molto tristi” che però “lasciano il tempo che trovano".
"Marcell – aggiunge Schwazer - ha scritto la storia dello sport italiano si deve godere il momento. La sua gioia non deve essere minimamente turbata”.
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