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"Covo di criminali". "Quereliamo". Scontro tra la Ulss trevigiana e il leader "no-pass"

© Sputnik . Evgeny UtkinManifestazione No Green Pass, Milano 31.07
Manifestazione No Green Pass, Milano 31.07 - Sputnik Italia, 1920, 02.08.2021
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La vicenda nasce dalla pubblicazione della notizia di un presunto ricovero per Covid di uno dei leader veneti delle proteste anti-green pass, Devis Bonaldo. Lui smentisce e accusa l'azienda sanitaria di aver violato la sua privacy. Ma i vertici della Ulss annunciano querele.
La querelle social tra uno dei leader dei “no-pass” veneti e la Ulss 2 della Marca Trevigiana rischia di finire nelle aule di tribunale.
La vicenda è iniziata nei giorni scorsi, quando sui giornali locali è iniziata a circolare la notizia di un presunto ricovero per Covid di Devis Bonaldo, uno degli organizzatori delle manifestazioni contro il green pass di Conegliano e Vittorio Veneto.
Secondo la Tribuna di Treviso l’attivista si sarebbe presentato al pronto soccorso di quest’ultima cittadina per una polmonite provocata dal Covid, rifiutando però il ricovero in ospedale.
La rettifica di Bonaldo arriva via social con un post furioso in cui smentisce la ricostruzione prendendosela non solo con i giornalisti, ma anche con i medici dell’ospedale, accusati di aver violato la sua privacy.
In sostanza, non smentisce di aver avuto il Covid, ma precisa di non essere “mai stato ricoverato in ospedale”. “Sono andato io, per mio scrupolo, di mia spontanea volontà a farmi fare una lastra ai polmoni per vedere se era tutto a posto visto che avevo avuto un inizio di polmonite”, scrive su Facebook prima di accusare il nosocomio di essere un “covo di criminali” per aver “violato la privacy per riferirlo ai giornalisti”.
“Non mi sono curato in ospedale – scrive ancora Bonaldo - e non ho osservato il protocollo ministeriale criminale della Tachipirina e vigile attesa, probabilmente se lo avessi fatto sarei finito sul serio ricoverato in ospedale”.
“Mi sono curato – si legge ancora nel post - con le terapie domiciliari e ora sto bene, sono solo un po' debole per l'uso di cortisone che come tutti sanno, sfianca un po'”. “Non ho mai negato l'esistenza del virus, - va avanti - io semmai ponevo e continuo a pormi dubbi sulla gestione strumentale della presunta emergenza da parte del governo. E non sono un no-vax ma sono per la libertà di scelta”.
Le dure parole dell’attivista, però, non sono andate giù alla Ulss, accusata di fatto da Bonaldo, che si è anche candidato alle prossime amministrative tra le file del movimento Ancora Italia, di aver passato al quotidiano in questione notizie riservate.
I vertici dell’azienda sanitaria, quindi, secondo quanto si legge sul Fatto Quotidiano, avrebbero deciso di sporgere querela.
Il direttore generale, Francesco Benazzi, sarebbe irremovibile. E ha fatto sapere di essere intenzionato ad adire le vie legali per rispondere alle gravi accuse formulate via social.
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