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La bellezza salverà il mondo, ma il mondo salverà la bellezza?

© Foto : Palazzo ChigiDraghi al G20 cultura
Draghi al G20 cultura - Sputnik Italia, 1920, 01.08.2021
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Il patrimonio culturale è indubbiamente una gran ricchezza, ma è anche una fortuna da tutelare e tramandare. L’Italia occupa un ruolo di rilievo nel mondo in termini di beni culturali. La cultura, come hanno ribadito i leader del recente G20, è fondamentale anche per la ripartenza economica. È ora di mettere al centro il bello.
Senza la cultura non esistiamo. L’abbiamo capito molto bene durante i mesi di pandemia con tutti i musei, i teatri e i cinema chiusi, vedendo le città d’arte deserte senza turisti. La cultura è entrata a tutti gli effetti nell’agenda economica del G20, il summit appena concluso a Roma ne è una testimonianza.
Il bello arricchisce la nostra vita, ci rende più felici, ma quanto è importante custodire la bellezza e tramandarla alle generazioni future? È dedicata proprio a questo tema la mostra ospitata da Castel Sant’Angelo visitabile fino al 4 novembre dal titolo “Il mondo salverà la bellezza?”. Una domanda ancora più attuale in periodi di crisi come quello che stiamo vivendo. Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista in merito Vincenzo Lemmo, archeologo, curatore dell’esposizione romana.
— Si è appena concluso il G20 della cultura a Roma dove si è ribadito che la pandemia ha fatto capire “come la cultura sia la linfa delle nostre vite”, usando le parole del ministro Franceschini, “i musei vuoti hanno reso le nostre città tristi”. Si inserisce alla perfezione in questo contesto la mostra da lei curata a Castel Sant’Angelo. Vincenzo Lemmo, ci potrebbe parlare dell’esposizione? Com’è strutturata?
— La mostra aveva proprio questo intento: dare speranza in un momento di crisi pandemica e di tristezza. Ecco perché si parla di bellezza e da qui nasce la domanda se il mondo salverà la bellezza. Il titolo è bivalente.
La mostra è divisa in tre sezioni dedicate alla salvaguardia dei beni culturali, non parlo solo del recupero del patrimonio, ma anche della sicurezza dei musei e dei parchi archeologici. Inoltre parliamo del tema della sicurezza in aree di crisi come durante i terremoti e le alluvioni; il territorio italiano è piuttosto fragile. Due sale della mostra sono dedicate ai terremoti dell’Umbria, delle Marche e a come lavorano i Caschi Blu, il Comando dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale e il nuovo ufficio del Ministero dei Beni Culturali che è la Direzione Sicurezza Musei.
La mostra vuole toccare diversi aspetti sulla sicurezza dei beni culturali e vuole illustrare l’importante lavoro giornaliero che c’è dietro.
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— Dostoevskij era convinto: “la bellezza salverà il mondo”. Noi però non ci interroghiamo molto spesso se siamo in grado di salvare la bellezza. Quanto è importante la tutela dei beni culturali, soprattutto per le generazioni future? Quanto è importante proteggere il bello?
— Il bello è il motore che ci spinge a vivere. Tutti quanti abbiamo dentro di noi un sentimento che ci porta verso il bello. È importante tramandare la bellezza, le nostre culture, le nostre produzioni artistiche, le nostre espressioni alle generazioni che verranno perché sono testimonianze del nostro esistere. Senza la bellezza non esistiamo, l’uomo da sempre è stato tentato a produrre opere che sono testimonianze del suo presente. I primi uomini dipingevano all’interno delle grotte, pensiamo ad Altamira al nord della Spagna, per trasmettere dei messaggi ai posteri. Noi dobbiamo custodire gelosamente questi messaggi, che spesso sono fragili e soggetti purtroppo a calamità naturali, ma anche ad interventi dell’uomo che li distruggono. I cosiddetti tombaroli prendono dei pezzi, li distruggono e rendono indecifrabili i messaggi che ci hanno tramandato i nostri antenati.
— Lei è ottimista: noi riusciremo a custodire e a tramandare la bellezza?
— Come persona sono generalmente ottimista. Ci sono persone che giorno e notte svolgono il lavoro di tutela. Confido in un futuro certo per i beni archeologici e artistici. Certo, le persone vanno comunque sensibilizzate. Questo lavoro andrebbe fatto dalle scuole e purtroppo oggi, almeno da quello che vedo, le scuole non sempre riescono a tramandare questo messaggio di conservazione e a spiegare l’importanza del messaggio artistico e della bellezza. Oggi le scuole sono orientate a dare praticità, un messaggio pragmatico e moderno. Ma la modernità dovrebbe essere utile per conservare la bellezza.
Vedo comunque molti giovani che vengono a vedere la mostra, ma anche in generale che amano andare ai concerti, per musei e per siti archeologici. Questo mi fa ben sperare. C’è voglia di bello, c’è speranza per il futuro.
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— L’Italia è tornata a essere il Paese con il maggior numero di siti UNESCO. L’Italia ha un ruolo particolare nel mondo per ciò che concerne la cultura e la bellezza, non v’è dubbio.
— L’Italia è cultura, l’Italia è bellezza. Noi conserviamo in un territorio minuscolo il 60% dei beni archeologici e artistici mondiali. Abbiamo per fortuna e purtroppo questo carico sulle spalle da tramandare. Il nostro territorio è una lingua di terra in mezzo al Mediterraneo, che è stato crocevia di culture. Abbiamo una grande bellezza, ma anche un grande peso, da conservare.
Pensiamo alla più ricca nazione, gli Stati Uniti: non so se sarebbero in grado di conservare tutto questo patrimonio artistico. È un carico molto importante per noi. Ecco perché deve essere un lavoro di tutta la comunità, dal cittadino al carabiniere del Comando per la Tutela del Patrimonio Culturale. Ci deve essere l’idea di conservazione da parte di tutti. Dobbiamo partire dalla cultura stessa della nazione. Conserviamo la bellezza, questo va ricordato ogni giorno ai giovani, vale anche un piccolo gesto. Anche un muro romano davanti al quale passiamo senza darci peso, chi vive a Roma lo sa, ha un’enorme importanza.
— Non si fa che ripetere come la cultura sia cruciale per l’economia e la ripartenza. È stato il refrain al G20 tenutosi a Roma. Secondo lei si fa abbastanza per valorizzare la cultura in Italia? Su cosa bisogna puntare?
— Innanzitutto bisogna investire. I monumenti antichi hanno bisogno di essere conservati. La conservazione passa attraverso il restauro. Inoltre la manutenzione deve essere costante, non straordinaria, così come avviene in Italia. Il patrimonio è di tutti. Il mio sogno, che forse mai si avverrà, è di vedere siti archeologici senza recinzioni. Se noi abbiamo la coscienza del nostro patrimonio le recinzioni non servono neanche. Noi cittadini dobbiamo proteggere quel patrimonio. La terza voce degli introiti delle mafie italiane dopo la droga e le armi è l’archeologia, il bene culturale. Le stesse mafie hanno capito che si tratta di un patrimonio dal punto di vista economico enorme, lo stanno sfruttando in maniera illecita ovviamente. Perché noi cittadini non ci rendiamo conto di questo?
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G20 Cultura, protesta dei lavoratori: “Senza cultura, nessun futuro”
ENTI PROMOTORI della mostra “Il mondo salverà la bellezza”:
Centro Europeo per il Turismo e la Cultura di Roma
Direzione Generale Sicurezza del Patrimonio Culturale MIC
Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale
Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo
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