Registrazione avvenuta con successo!
Per favore, clicca sul link trasmesso nel messaggio inviato a

Il terrorista olandese che ha mostrato la verità sull’Europa

© AFP 2021 / Nazeer al-KhatibMilitanti dell'Esercito siriano libero
Militanti dell'Esercito siriano libero - Sputnik Italia, 1920, 01.08.2021
Seguici su
Lo scorso 16 luglio il tribunale di Rotterdam ha emesso una sentenza su un caso relativo a crimini militari che ha goduto di una grande coperta mediatica.
Al banco degli imputati vi è stato un quarantanovenne distinto cittadino di Capella nell’Olanda meridionale che ha vissuto lì sin dal 2014 insieme alla moglie e ai 7 figli e ha lavorato come conducente di autobus ed è stato giocatore della squadra di calcio locale. Il PM ha chiesto che a questo “padre di famiglia esemplare” venga comminata una pena detentiva di 27 anni per l’esecuzione a sangue freddo di un prigioniero da lui effettuata in Siria nel luglio del 2012. E' stato condannato a 20 anni di prigione.
Nei documenti processuali l’uomo viene chiamato Akhmad al-K., ma in Siria era noto come Abu Huder, comandante della Ghuraba'a Mohassan, una divisione del cosiddetto Esercito siriano libero che in Occidente viene presentato come una “opposizione democratica”, ma che in realtà collabora anche con l’organizzazione terroristica Fronte al-Nusra*.
In qualità di noto “oppositore del regime di Asad” questo siriano e la sua numerosa famiglia hanno ottenuto senza problemi lo status di rifugiati in Olanda. E probabilmente l’uomo avrebbe goduto ancora a lungo di questo status se nel 2019 la polizia tedesca non avesse prestato attenzione ad alcuni incontri sospetti dell’uomo in Germania con ex combattenti del suo battaglione. Di conseguenza, i tedeschi hanno riferito ai colleghi olandesi queste attività. E da ulteriori ricerche è stato trovato il video in cui Abu Huder partecipa personalmente all’esecuzione di un ufficiale dell’esercito governativo siriano. Le terribili immagini che i combattenti siriani amavano caricare al tempo su YouTube mostrano un pilota fatto prigioniero che riporta sul corpo i segni delle torture. Il prigioniero viene portato sulle rive dell’Eufrate e durante il viaggio Abu Huder racconta perché stanno per giustiziare l’ufficiale e partecipa personalmente alla sparatoria a sangue freddo. Si sentono 26 colpi di pistola e di Kalashnikov. Huder, oggi imputato, racconta di aver sparato a salve, ma questa versione non sembra convincente. Ad ogni modo gli inquirenti hanno analizzato il video e hanno appurato che Abu Huder deve aver sparato almeno un colpo di pistola contro la vittima.
Al momento la stampa olandese sta tentando di fingersi sorpresa: dopotutto deve farlo dato che il carnefice viveva in mezzo ai cittadini olandesi e si era ben integrato nella società. E pare che si siano già dimenticati che, quando il combattente effettuava esecuzioni e se ne vantava, in Occidente veniva accolto come un eroe.
Polizia britannica - Sputnik Italia, 1920, 14.07.2021
Regno Unito: padre di due giovani morti in Siria accusato di istigazione al terrorismo islamista
Pochi giorni dopo la registrazione del video che oggi lo accusa la rivista britannica The Guardian pubblicò un lungo articolo dedicato a questo terrorista. L’articolo lo raffigurava come “uno degli uomini più coraggiosi e spietati della provincia di Deir el-Zor (regione della Siria orientale in cui operavano i combattenti di Abu Huder)”. E per concludere la raffigurazione dell’eroe l’articolo riferiva che l’uomo aveva rilasciato l’intervista pur essendo stato ferito al braccio sinistro da un proiettile.
Si ricordi che quello era il periodo in cui l’Occidente sosteneva senza se e senza ma i terroristi siriani definendoli “moderati” e persino “democratici”. Abu Huder in quell’intervista non nascose che il suo battaglione era diventato parte integrante del Fronte al-Nusra e di al-Qaeda. E il segretario di Stato USA John Kerry al Congresso assicurò che in Siria non vi erano presenze di al-Qaeda. Se vi ricordate, queste affermazioni provocarono al tempo una reazione forte di Vladimir Putin che dichiarava: “Il principale corpo militare è il Fronte al-Nusra, una sorta di divisione di al-Qaeda. Sanno che è così. Mi sorprende che dica il contrario. Sta mentendo e sa di mentire. È vergognoso”.
Fino all’invasione dei terroristi dell’ISIS* in Iraq nell’estate del 2014 l’Occidente ha tentato di raffigurare questi combattenti come “eroi coraggiosi”, “opposizione moderata”, “combattenti per la libertà”, sminuendo goffamente i numerosi filmati simili a quello che oggi incrimina Huder nel tribunale olandese. Molti media europei hanno creato un alone romantico attorno ai propri concittadini partiti per combattere “per la libertà della Siria”. E soltanto quando questi “combattenti per la pace” solcarono il confine con l’Iran divennero improvvisamente i “cattivi” e l’Occidente cominciò a parlare di minaccia terroristica.
Ma ancor prima cominciò la campagna di accoglienza dei profughi siriani in Europa e soprattutto di coloro che “erano stati perseguiti dal regime di Asad”. In questa ondata di migranti trovò spazio in Olanda anche il carnefice Abu Hudar. E insieme a lui molti altri.
Rifugiati siriani stanno nel campo di Moria durante la manifestazione contro l'accordo tra l'UE e la Turchia sulla Lesbo - Sputnik Italia, 1920, 14.04.2021
La Danimarca diviene il primo paese europeo a revocare il permesso di soggiorno ai rifugiati siriani
Con quali altri problemi l’Europa dovette fare i conti possiamo parlane a lungo. L’esempio più emblematico sono gli attacchi terroristici di massa avvenuti a Parigi nel novembre del 2015 che produssero 130 vittime, al netto dei terroristi. E pare che questo crimine fosse stato pianificato dai combattenti in Siria, ma gli esecutori sono stati essenzialmente cittadini di nazioni europee che avevano acquisito esperienza di combattimento nella “lotta contro il regime di Asad”.
Molti tentativi di attacco vengono effettuati da cittadini siriani in Germania, nazione leader nella “politica delle porte aperte” a beneficio dei combattenti. Nel luglio del 2016 un ventunenne rifugiato siriano attaccò con il machete i passanti nella cittadina tedesca di Reutlingen uccidendo una donna incinta e ferendo diverse persone. L’attacco fu al tempo rivendicato dai fondamentalisti islamici.
Nell’ottobre dello stesso anno a Lipsia fu arrestato il cittadino siriano Jaber Albakr che era fuggito dal suo Paese d’origine per essere stato perseguitato dopo alcune sue “critiche al regime di Asad”. Il ventiduenne siriano è stato accusato di organizzare un attacco terroristico all’aeroporto di Berlino. Due giorni dopo l’arresto è stato trovato impiccato nella sua cella.
Nell’ottobre del 2019 un cittadino siriano nella città tedesca di Limburg tentò di travolgere i passanti con un camioncino rubato. Poiché nessuno morì in esito al tentato attentato, gli fu comminata una pena detentiva di soli 9 anni.
Simili attività poste in essere dagli ex “combattenti per la libertà della Siria” e dai fondamentalisti islamici loro vicini hanno suscitato preoccupazioni nelle autorità europee. Al momento sono in corso in diversi Paesi procedimenti giudiziari analoghi a quello olandese in apertura di articolo.
Nel 2018 il tribunale di Düsseldorf ha condannato all’ergastolo il comandante quarantatreenne Abu Dib, operativo ad Aleppo. In qualità di combattente dell’Esercito siriano libero (sì, proprio quello della “opposizione moderata” catturò e torturò diverse persone fino ad ucciderle. Poi, senza batter ciglio, ottenne lo status di rifugiato in Germania finché una delle vittime di tortura non riconobbe il suo carnefice.
L’anno scorso il tribunale di Budapest ha condannato all’ergastolo un ex combattente siriano (noto alla stampa con F. Hasan), colpevole di aver effettuato almeno due esecuzioni pubbliche: nello specifico, una consistette nella decapitazione dell’imam locale.
Polizia svedese (foto d'archivio) - Sputnik Italia, 1920, 15.07.2021
Svezia, ergastolo per migrante che ha pugnalato 7 persone per strada
Il primo caso giudiziario di crimini di guerra perpetrati da combattenti siriani in Olanda fu quello che implicava il ventiquattrenne cittadino olandese Oussama Akhlafa che tra il 2014 e il 2016 combatteva tra le fila dell’ISIS e dell’Esercito libero siriano. Nel 2019 il tribunale lo ha condannato a una pena detentiva di 7 anni e mezzo per delle fotografie in cui il combattente è ritratto sorridente davanti a un prigioniero crocifisso. Il terrorista chiaramente ha dichiarato al giudice di non aver preso parte all’esecuzione, ma soltanto il fatto di essere coinvolto a torture sul corpo di un prigioniero è stato riconosciuto come crimine di guerra.
Ora in Francia è in corso un processo che sta facendo molto discutere. Il processo coinvolge quella che un tempo era una personalità pubblica del gruppo jihadista Jaysh al-Islam. Majdi Mustapha Nameh, un tempo portavoce del gruppo di combattenti con il nome di Islam Alloush, è stato arrestato nel gennaio del 2020 in Francia. Sconvolge il fatto che abbia tranquillamente studiato “Relazioni internazionali” presso l’Università della Provenza aggiudicandosi tra l’altro una borsa di studio del programma di scambi europei Erasmus. Le famiglie delle vittime siriane lo accusano di compartecipazione alle torture, agli omicidi, alle catture di prigionieri e all’arruolamento di terroristi.
Oggi sono diversi i processi di questa tipologia in corso in Europa. Esponendosi su alcuni di essi, la stampa occidentale si stupisce di come queste persone siano riuscite ad entrare legalmente nelle nazioni dell’Unione europea. Questa stampa dimentica evidentemente come essa stessa soltanto 7-8 anni fa li raffigurava come “coraggiosi combattenti per la democrazia siriana”.
Quando il tribunale olandese pronuncerà la sentenza (probabilmente, pesante) per Abu Huder, se ne parlerà molto sulla stampa locale. Ma possiamo star certi che i lettori olandesi non ricorderanno in che modo gli eventi del 2012 (quando il combattente effettuò una esecuzione pubblica) furono raccontati al tempo dai media europei e russi. Non ci resta che riconoscere che la Russia utilizzò le parole giuste: chiamò terroristi i terroristi e vittime le vittime. A differenza dei media occidentali che al tempo fecero finta di “non vedere” i video delle esecuzioni e delle torture pubbliche che commettevano i combattenti i quali erano considerati in Occidente “l’opposizione democratica moderata”.
Com’è possibile che prima chiamassero eroi questi terroristi e ora si stupiscono se questi “eroi” di tanto in tanto organizzano attacchi terroristici nella loro nuova patria, l’Europa?!
Il Papa Francesco tiene la messa di Pasqua alla Cattedrale di San Pietro in Vaticano. - Sputnik Italia, 1920, 13.05.2021
"Colpire l'Italia, il Vaticano e gli ebrei". Così l'imam marocchino inneggiava alla jihad in carcere
L'opinione dell'autore potrebbe non coincidere con la posizione della redazione.
*organizzazioni terroristiche bandite in Russia ed in altri paesi
Notizie
0
Prima i più recentiPrima i più vecchi
loader
LIVE
Заголовок открываемого материала
Per partecipare alla discussione
accedi o registrati
loader
Chats
Заголовок открываемого материала