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Chi ha rovinato il clima: eventi climatici estremi

© Sputnik . Alessandro Rota / Vai alla galleria fotograficaAlluvione a Venezia
Alluvione a Venezia - Sputnik Italia, 1920, 31.07.2021
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La Cina e l’Europa occidentale sono colpite da inondazioni potentissime. In Canada, USA e Russia imperversano gli incendi boschivi. Non ci siamo accorti subito di come sia cambiato il clima.
L’afa torrida è accompagnata da temporali e uragani. Pare che questi bruschi cambiamenti climatici siano diventati la normalità e ora dovremo conviverci. Sputnik approfondisce per voi perché si verificano questi eventi e cosa dobbiamo aspettarci per il futuro.

Ondate di caldo

L’afa anomale sta attanagliando i nostri Paesi da settimane ormai. Si tratta di ondate di caldo ben note in Australia e in aree tropicali del Pacifico che si sono diffuse anche a latitudini medie e persino polari.
Qualche giorno fa in Gran Bretagna è stata lanciata per la prima volta nella storia un’allerta meteo relativa a temperature estreme in Inghilterra meridionale e centrale e in gran parte del Galles. I meteorologi prevedono che entro il 2100 temperature estive intorno ai 35-40 gradi possano diventare la norma.
Questo sarebbe dovuto al mutamento occorso ai processi atmosferici che si verificano al di sopra dell’Atlantico settentrionale per via del riscaldamento globale. La corrente nordatlantica, una fascia di forti correnti d’aria che divide la zona di aria calda da quella fredda e definisce la dislocazione dei poli di pressione alta e bassa, si è spostata più a nord. Di conseguenza, in Gran Bretagna registriamo un clima afoso e privo di nuvole, più tipico dell’Europa meridionale.
L’anno scorso gli scienziati hanno registrato un’ondata di caldo nel luogo più freddo della Terra, l’Antartide. La spiegazione è da ricercarsi nei processi atmosferici e oceanici. Per tre giorni nel mese di febbraio 2020 nell’area circostante la stazioni di ricerca australiana Casey, dove la temperatura non sale mai sopra lo zero, i termometri hanno registrato valori compresi tra 7,5 e 9,2°C, mentre presso la stazione Davis, posizionata in uno dei luoghi più secchi del continente di ghiaccio, ha piovuto per la prima volta.
Si sono creati bacini di acqua allo stato liquido e correnti d’acqua sulla superficie: laghi e fiumi dell’Antartide. Si è anche registrata una temperatura record (20,75°C) presso la base argentina Marambio sull’isola Seymour a est della penisola antartica.
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Gli scienziati dell’Università di Berlino hanno stimato negli ultimi decenni un incremento di 20 volte della probabilità che si verifichino ondate di caldo. Una delle ragioni più comuni è la formazione di anticicloni che rimangono per lungo tempo fermi nell’atmosfera causando un aumento costante della temperatura.
Proprio a un anticiclone si dovette l’afa anomala nella regione artica durante l’estate del 2020. A fine giugno a Verkhoyansk è stata registrata una temperatura record di 38°.
Gli scienziati non sanno ancora con precisione in che modo cambierà il clima nei prossimi anni, ma probabilmente aumenterà il numero di anticicloni e diventerà più frequente il fenomeno delle ondate di caldo. Questi cambiamenti sono legati al riscaldamento globale.

O afa o temporali

Secondo le stime, in caso di aumento delle temperature di un grado si registrerebbe un aumento dell’umidità del 7%. Così la natura non riuscirebbe a liberarsi di grandi volumi di calore. Ma a un certo punto, ad esempio quando le masse d’aria umide e calde si scontrano con quelle fredde, il calore in eccesso viene liberato sotto forma di temporali e tempeste e nel punto di scontro tra le masse d’aria di diversa temperatura si vengono a creare uragani, tornado e raffiche di vento.
“Oltre al rischio siccità crescono le probabilità di precipitazioni intense e inondazioni per via della maggiorata capacità di trattenimento dell’umidità. Questa tendenza viene registrata già oggi e, secondo le previsioni, non farà che aumentare. In un pianeta sempre più caldo le precipitazioni si concentrano sotto forma di eventi spotintensi inframmezzati da prolungati periodi privi di precipitazioni. Pertanto, le forti precipitazioni si alterneranno a periodi di siccità”, si legge nel report del gruppo di lavoro del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC).
Nelle regioni costiere che per la loro dislocazione geografica si trovano in corrispondenza dei punti di scontro tra due masse d’aria (quella continentale secca e quella marina umida) l’afa e le precipitazioni intense si succedono una dopo le altre in maniera piuttosto frequente, talvolta 2-3 volte nell’arco di una settimana. Gli scienziati cinesi invitano a considerare questo alternarsi di eventi come uno unico, il Flodd-Heatwave Event. Secondo le stime, dall’inizio del secolo è aumentata di 5-10 volte la probabilità che si verifichino eventi simili in Cina
Gli esperti dell’IPCC prevedono che in gran parte dell’Europa settentrionale e centrale gli inverni diventeranno più umidi con abbondanti nevicati, il che porterà a un rischio maggiorato di forti inondazioni durante il periodo primaverile. D’estate si verificheranno più temporali e tempeste che a loro volta causeranno inondazioni. In Asia e nella fascia tropicale si faranno più frequenti i monsoni: anch’essi saranno la causa di nuove inondazioni.
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Un clima sempre più estremo

Dell’analisi dei dati relativi al clima estremo si occupa il gruppo di esperti della Organizzazione meteorologica mondiale per la rilevazione dei cambiamenti e indici climatici (ETCCDI, Expert Team on Climate Change Detection and Indices). Gli scienziati aggregano i dati quotidiani ottenuti dalle osservazioni effettuati da oltre 36.000 stazioni meteorologiche dislocate in tutto il mondo. Pubblicano poi i risultati in un report che include 29 indicatori di clima estremo: 17 relativi alle temperature e 12 alle precipitazioni.
Questi dati sono poi raccolti in una banca dati univoca, la HadEX, dell’agenzia meteorologica britannica Hadley Center, uno dei principali centri a livello mondiale per lo studio del clima.
Di recente gli esperti di questo centro di concerto con quelli dell’ETCCDI hanno redatto un nuovo report in cui concludono che gli eventi climatici estremi come le ondate di caldo e le precipitazioni estreme si stanno facendo sempre più frequenti, lunghi e intensi e che questo è legato con il perdurante surriscaldamento del pianeta. Il riscaldamento globale genera un aumento del numero di piogge forti e molto forti.
Gli scienziati hanno messo a confronto due trentenni (1951-1980 e 1981-2010) in base a 29 parametri e hanno analizzato il cambiamento generale della situazione durante tutto il periodo in cui disponiamo di osservazioni, ossia 1901-2018. È emerso che praticamente ovunque (ad eccezione dell’Africa equatoriale) negli ultimi 30 è aumentato il numero di giornate calde con temperature superiori a quelle medie registrate in quella giornata.
Al contempo si sono fatte più frequenti le precipitazioni. Nell’atmosfera, a causa del surriscaldamento, si concentra più vapore acqueo. La reazione con i gas serra innesca un circolo vizioso che amplifica l’effetto di tali concentrazioni di vapore.
In sostanza, più aumentano le temperature l’acqua della terraferma e dei mari evapora più rapidamente causando precipitazioni e temporali.
In virtù del fatto che l’atmosfera non è uniforme poiché è suddivisa in celle di convezione, in un’area si registra un forte surriscaldamento e in un’altra precipitazioni intense. Nel caso in cui si riducessero le dinamiche complessive nell’atmosfera, alcune regioni sarebbero interessate da afa e siccità prolungate, mentre altre da intensissime precipitazioni.
Secondo gli scienziati dovremo considerare siccità, incendi boschivi e inondazioni come eventi comuni. È, molto probabilmente, una nuova realtà con la quale l’uomo dovrà imparare a convivere. Resta da capire quanto siano pronte a resistere ai nuovi eventi climatici le infrastrutture esistenti, costruite tenendo conto di un clima meno violento.
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