Registrazione avvenuta con successo!
Per favore, clicca sul link trasmesso nel messaggio inviato a

Maxitangente in Nigeria, il pm fa appello contro l’assoluzione di Eni e Descalzi

© AP Photo / Luca BrunoIl quartiere generale dell'ENI a Milano
Il quartiere generale dell'ENI a Milano - Sputnik Italia, 1920, 30.07.2021
Seguici su
Assolti tutti gli imputati perché il “fatto non sussiste” ma per De Pasquale la corruzione ci fu.
Dopo tre anni di processo e un’assoluzione per tutti i 15 imputati del caso Eni-Shell in Nigeria, il procuratore Fabio De Pasquale torna a ribadire l’impianto accusatorio e presenta appello contro le assoluzioni, anche dell’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, perché nella vicenda del giacimento nigeriano Opl-245 “ci fu corruzione”.
Anche il governo nigeriano, parte civile al processo, ha presentato appello e ha chiesto il risarcimento, pari alla presunta maxitangente pagata da Eni e Shell, 1,92 miliardi di euro.
Lo scorso 17 marzo il tribunale di Milano ha assolto tutti i 15 imputati e le due società perché “il fatto non sussiste”.
Eni - Sputnik Italia, 1920, 17.03.2021
Descalzi e Scaroni assolti per la maxitangente in Nigeria: “Il fatto non sussiste”

De Pasquale: smontate prove e ignorate le sfumature

Il procuratore aggiunto nelle motivazioni per l’appello ha accusato i giudici di aver ignorato la "complessità" di una "grande corruzione" e di aver trattato la vicenda dei due colossi petroliferi in Nigeria come se “fosse una storia bagatellare".

Gli argomenti della sentenza di assoluzione sono “esili” e "illogici” e molte prove sono state svalutate, secondo De Pasquale.

Inoltre, "vengono ignorate" dai giudici "le sfumature dei comportamenti e la complessità dei rapporti, soprattutto in una trattativa corruttiva in cui ci sono tanti soldi sul tavolo, tanti 'squali che girano intorno' e comportamenti improntati a completo tatticismo".

Eni ribadisce la sua estraneità

La compagnia petrolifera, dopo la notizia dell’appello, ha diffuso una nota in cui dichiara di prendere atto della decisione e “in attesa di leggere i motivi d'appello, conferma la propria totale estraneità rispetto ai fatti contestati”.
Eni “ripone la massima fiducia che la magistratura giudicante in sede di appello possa rapidamente confermare le conclusioni raggiunte in primo grado di giudizio. Fatti, peraltro, oggetto di accertamento definitivo in secondo grado in altro procedimento".

La vicenda in Nigeria

Per la Procura di Milano il pagamento da 1,3 miliardi di dollari di Eni e Shell nel 2011 per ottenere la licenzia di sfruttamento del giacimento Opl-245 sarebbe stata la copertura per una maxi tangente da 1,92 miliardi destinata a componenti del governo nigeriano.
La tangente, sempre secondo la ricostruzione, avrebbe consentito di ottenere l’autorizzazione “senza gara”.
Notizie
0
Prima i più recentiPrima i più vecchi
loader
LIVE
Заголовок открываемого материала
Per partecipare alla discussione
accedi o registrati
loader
Chats
Заголовок открываемого материала