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I bambini si ammalano molto meno di Covid. Ecco il perché

© Sputnik . Igor Zarembo / Vai alla galleria fotograficaVaccinazione
Vaccinazione  - Sputnik Italia, 1920, 30.07.2021
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I bambini si ammalano molto meno di Coronavirus rispetto agli adulti. Il motivo è stato uno dei quesiti più dibattuti della pandemia. Uno studio del Ceinge spiega il perché e il rapporto fra il virus e più piccoli: nei bambini è meno attiva una molecola fondamentale per la diffusione del Covid nell’organismo.
I ricercatori del Ceinge – Biotecnologie Avanzate di Napoli e dell’Università Federico II guidati dal professore Roberto Berni Canani hanno studiato i meccanismi di attacco del virus analizzando i campioni dalle alte vie del respiro e dall’intestino di bambini e adulti sani.
Ebbene, nei bambini il corecettore neuropilina 1 è molto meno espresso rispetto agli adulti, perciò i più piccoli vengono attaccati meno dal Covid, il virus inoltre risulta essere anche meno aggressivo una volta contratto dai bambini. Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista in merito Roberto Berni Canani, docente di Pediatria dell’Università Federico II di Napoli e primo ricercatore del Ceinge.
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— Ci si è interrogati per un anno e mezzo sul perché i bambini si ammalassero di Covid molto meno degli adulti. Professore Canani, perché avviene questo? Ci parli del vostro studio.
In questi anni di pandemia abbiamo avuto 4 milioni di casi di Covid in Italia, di questi solo il 2% sono bambini. Abbiamo avuto 127 mila decessi, di questi solo 24 sono bambini ed in tutti i casi questi avevano delle patologie concomitanti. C’è un modo di manifestarsi della malattia molto diversa fra bambini e adulti. L’ipotesi del lavoro che abbiamo cominciato circa un anno fa è andare a vedere se ci fossero delle differenze per quanto riguarda i meccanismi attraverso cui il Coronavirus determina l’infezione.
Abbiamo analizzato una popolazione di soggetti sani appartenenti all’età pediatrica e all’età adulta. Abbiamo misurato i recettori e i meccanismi intracellulari che il virus utilizza per entrare nelle nostre cellule per replicarsi e poi esplicare l’infezione che noi purtroppo ben conosciamo. Abbiamo notato che nei bambini un corecettore molto importante, che si chiama neuropilina 1, il quale di fatto permette al virus di entrare nelle cellule, è molto meno espresso– circa 150% in meno rispetto agli adulti. È un dato molto forte che fa capire che i bambini contraggono l’infezione molto meno degli adulti grazie a questa protezione innata. Il virus, non riuscendo a replicarsi all’interno delle cellule, è meno aggressivo. Crediamo che questo fattore, assieme a tanti altri, possa essere il punto che protegge i bambini dall’infezione.
Ovviamente la ricerca non si ferma qui, avendo trovato questa variabile così importante a questo punto abbiamo un obiettivo terapeutico per poter modulare questo recettore o nell’adulto o nel bambino creando delle strategie per la prevenzione e per il trattamento dell’infezione.
— Dal punto di vista immunologico possiamo dire che i bambini hanno una marcia in più?
È difficile da dire perché in realtà il bambino, soprattutto nei primi anni di vita, ha un sistema immunitario generalmente più immaturo rispetto all’adulto, motivo per cui sono generalmente più proni alle infezioni virali e batteriche. Addirittura alcuni tipi di infezione sono peculiari dell’età pediatrica, come ad esempio il rotavirus.
Nel nostro caso pensiamo che il bambino si difenda dall’infezione di Coronavirus perché ha meno corecettori e perché ha un modo di reagire all’infezione da un punto di vista infiammatorio diverso.
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— Il vostro studio, come accennava prima, può essere utile dal punto di vista della prevenzione e della terapia più in generale?
Adesso abbiamo nelle mani un nuovo elemento, un nuovo obiettivo su cui orientare la ricerca di sostanze e farmaci in grado di modulare questo tipo di ricettore. È un tema che stiamo già sviluppando in questi mesi per la prevenzione e il trattamento dell’infezione.
— Visto che i bambini si ammalano molto meno di Covid, ritiene che sia necessario vaccinarli? I pareri si dividono sul tema, qual è la sua posizione?
Questo è un punto importante di discussione. Questo studio non deve creare o aggiungere altra confusione ad un clima già non disteso che oggi c’è nel nostro Paese. I bambini devono essere vaccinati, non devono rinunciare a questo importante strumento di prevenzione sia per proteggere loro stessi dalle infezioni sia per proteggere l’intera comunità dal propagarsi dell’infezione. Finché avremo dei potenziali serbatoi di infezione il problema non si risolve.
La nostra ricerca dimostra solamente che i bambini sono più resistenti all’infezione, ma non significa che non contraggano l’infezione. Spesso capita di avere dei bambini asintomatici in grado di trasmettere l’infezione al genitore o a un famigliare. Questo è il punto della catena che dobbiamo interrompere attraverso la vaccinazione.
L'opinione dell'autore potrebbe non coincidere con la posizione della redazione.
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