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Modena: Operaio no-vax? I giudici dicono che può essere sospeso e ok a stop stipendio

© Sputnik . Evgeny UtkinManifestazione No green pass a Milano
Manifestazione No green pass a Milano - Sputnik Italia, 1920, 27.07.2021
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Una sentenza destinata a far discutere, ma che crea un precedente nel mondo del lavoro privato stabilendo dei paletti molto fermi nei confronti di chi non vuol vaccinarsi.
Anche in tribunale la battaglia ai no-vax è apertissima e segna un ulteriore progressione. Il tribunale di Modena con ordinanza ha stabilito che l’azienda può sospendere dal servizio e dalla retribuzione chi non vuole vaccinarsi contro il coronavirus.
E la decisione del tribunale emiliano-romagnolo è destinata a fare giurisprudenza, o quanto meno a tracciare un solco alla direzione che anche altri giudici potranno intraprendere se chiamati a decidere in circostanze analoghe.
In pratica il giudice ha sentenziato che “il datore di lavoro si pone come garante della salute e della sicurezza dei dipendenti e dei terzi che per diverse ragioni si trovano all’interno dei locali aziendali e ha quindi l’obbligo ai sensi dell’articolo 2087 del Codice civile di adottare tutte quelle misure di prevenzione e protezione che sono necessarie a tutelare l’integrità fisica dei lavoratori”.
Ma non è tutto, perché il giudice ha richiamato anche una direttiva europea che lo scorso giugno 2020 aveva incluso Sars-CoV-2 tra gli agenti biologici contro i quali è necessario tutelare gli ambienti di lavoro.
E dal momento che ora ci sono i vaccini e che è oggettivo che la mascherina non basta a proteggere la salute dei lavoratori, il datore può sospendere e mandare a casa senza stipendio la lavoratrice e/o il lavoratore che si oppone alla somministrazione del vaccino.

No alle sanzioni disciplinari

Il giudice ha però avvertito il datore di lavoro che non può applicare alcun tipo di sanzione disciplinare nei confronti del lavoratore, ma può tuttavia valutare l’idoneità alla mansione del dipendente.
Da qui la sospensione senza stipendio per chi non vaccinato lavora a contatto con i clienti o con altri colleghi e colleghe.
In precedenza 300 tra operatori sanitari e anche medici di Brescia, Bergamo, Cremona e Mantova hanno presentato una denuncia al Tar di Brescia per chiedere l’annullamento dell’imposizione prevista della legge.
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