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Green pass sì o no? La certificazione che divide filiere e società

© Sputnik . Anton DenisovIl visitatore presenta un codice QR prima di entrare in un museo
Il visitatore presenta un codice QR prima di entrare in un museo - Sputnik Italia, 1920, 27.07.2021
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Non è ancora entrato in vigore eppure il green pass divide fortemente la società e le filiere surriscaldando gli animi. Da una parte i ristoratori si sentono puniti vedendo a rischio le proprie imprese, d’altro canto c’è chi vede nella certificazione un passo giusto per uscire dall’epidemia.
Il green pass ha suscitato un movimento di protesta in tutto il Paese e le reazioni da parte della ristorazione e dei locali pubblici non si sono fatte aspettare. Dopo mesi di restrizioni e di chiusure numerosi imprenditori, proprietari di bar e ristoranti temono che la certificazione verde porti ad ulteriori perdite mettendo in ginocchio un intero settore. In Veneto a muovere la protesta è l’associazione Ristoratori Veneto e Ho.re.ca., che ha raggiunto quota 2 mila associati, con l’iniziativa #Iononcisto.
© FotoIniziativa “#Iononcisto” dei ristoratori
Iniziativa “#Iononcisto” dei ristoratori - Sputnik Italia, 1920, 27.07.2021
Iniziativa “#Iononcisto” dei ristoratori
Di un parere diametralmente opposto è la proprietaria dell’enoteca letteraria di Palermo “Prospero” che vede nel green pass la strada da seguire per offrire servizi in totale sicurezza ai propri clienti. Sull’entrata dell’enoteca ancor prima del 6 agosto è già affisso un messaggio che parla da solo: “No vax, no drink”. Sputnik Italia ha raccolto la posizione di Alessia Brescia, portavoce dell’associazione “Ristoratori Veneto e Ho.re.ca. e di Cinzia Orabona, rappresentante legale dell’enoteca letteraria “Prospero”.
© FotoAlessia Brescia, portavoce dell’associazione “Ristoratori Veneto e Ho.re.ca.
Alessia Brescia, portavoce dell’associazione “Ristoratori Veneto e Ho.re.ca. - Sputnik Italia, 1920, 27.07.2021
Alessia Brescia, portavoce dell’associazione “Ristoratori Veneto e Ho.re.ca.
— Alessia Brescia, ci parli della vostra iniziativa “#Iononcisto” alla quale hanno aderito numerosi ristoratori. Perché siete contrarti al green pass?

La nostra iniziativa è partita 20 giorni fa. Fortunatamente ha avuto un grandissimo successo, non solo fra i ristoratori, anche fra i nostri clienti e fra la gente comune che fa un altro lavoro. Noi non ci stiamo per il semplice motivo che noi non possiamo fare l’agnello sacrificale per errori del governo sulla campagna vaccinale.

Non possiamo mettere nuovamente a rischio le nostre imprese, avremo il 30-40% in meno di persone che verranno a mangiare da noi: c’è chi ha prenotato il vaccino ma ce l’ha a settembre o ottobre, inoltre abbiamo 4 milioni di ragazzi dai 12 a 19 anni non ancora vaccinati. Questo implica che il genitore vaccinato può entrare al ristorante e il ragazzino no; si tratta di famiglie che non andranno a mangiare fuori. Lo capisco dai feedback che arrivano sulla nostra pagina.
Inoltre è una discriminazione, come categoria ci mette alla porta a fare i controllori, ma noi non siamo controllori, non abbiamo l’autorità a controllare i documenti delle persone. E chi non ci vuole dare i documenti o chi vuole scegliere di non fare vedere i dati sensibili? Noi che cosa dobbiamo fare: litigare con il cliente? Per l’ennesima volta siamo costretti a rimetterci per colpe non nostre dopo mesi di chiusure forzate. Fino a ieri andava bene il distanziamento ed il gel, adesso non va più bene? C’è una discrepanza di idee e di attuazione di regole inapplicabili.
IoApro, la manifestazione non autorizzata a Roma - Sputnik Italia, 1920, 26.07.2021
Gli IoApro tornano, martedì a Roma in piazza contro il green pass
— Quello che chiamano un modo per avere maggiori libertà secondo voi porterà ulteriori perdite alle vostre attività?

Certamente. Questa è discriminazione. Io non posso creare la libertà su un obbligo, già la parola “obbligo” non è liberale. Se arriva un cliente che vuole scegliere non lo può fare, perché è obbligato a fare una determinata cosa. Io come gestore di un locale sono obbligato a non farlo entrare. Deve essere una libera scelta.

Non è giusto inoltre applicarlo a noi e ad altri no. O si applica a tutti veramente, compresi i supermercati, o non si fa. Sempre noi sul patibolo - no. È un comparto che ha già perso tantissimo, 50 mila aziende e ristoratori hanno chiuso, tanti si sono tolti la vita. Non abbiamo una prospettiva di futuro, abbiamo solo paura di aprire le nostre saracinesche perché non sappiamo che cosa ci capiterà.
© FotoCinzia Orabona, rappresentante legale dell’enoteca letteraria “Prospero”
Cinzia Orabona, rappresentante legale dell’enoteca letteraria “Prospero” - Sputnik Italia, 1920, 27.07.2021
Cinzia Orabona, rappresentante legale dell’enoteca letteraria “Prospero”
— Cinzia Orabona, ci parli della vostra iniziativa “No vax, no drink”. Quali sono state le reazioni? Avete registrato un minor afflusso al locale dopo l’affissione del cartello?
— Da domenica scorsa è partita la mia iniziativa, ovvero sia l’obbligo di presentare il green pass, almeno una dose di vaccino o il tampone negativo ed ha trovato fra i miei avventori un ottimo riscontro. Le persone che già frequentavano Prospero sono ben liete di mostrarmi questi documenti. I nuovi avventori sono aumentati perché moltissima gente è venuta per sostegno e solidarietà nei miei confronti dopo che sono stata riempita di calunnie e minacce da parte dei no vax. Molte persone hanno mostrato solidarietà venendo al mio locale a bere qualcosa perché si sentono di certo più sicuri rispetto a qualsiasi altro posto in città che ancora non prevede questo tipo di controllo.
© FotoIniziativa “No vax, no drink”
Iniziativa “No vax, no drink” - Sputnik Italia, 1920, 27.07.2021
Iniziativa “No vax, no drink”
— Ho letto i commenti negativi su Facebook sotto al suo annuncio. Il green pass divide la società e anche la vostra categoria, che ne pensa a riguardo?

Sicuramente divide e ci sono moltissimi colleghi che hanno delle attività di ristorazione i quali non condividono la mia presa di posizione. Io accetto tutte le opinioni, però ognuno a casa propria fa quello che vuole, non torno indietro. Ritengo che tutti dovremmo farlo e che questa sia la strada da percorrere.

L’aumento dei contagi non corrisponde all’aumento delle ospedalizzazioni, questo avviene perché il vaccino funziona. Anche io che sono vaccinata posso contrarre il virus, posso trasmettere il virus, ma è certo che se lo contraggo trasmettendolo poi ad un vaccinato questo nel 99% dei casi non finirà in rianimazione.
L'opinione dell'autore potrebbe non coincidere con la posizione della redazione.
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