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Bene sulla carta, complicato nella realtà: Biden abolisce la pena di morte negli USA?

© REUTERS / Jonathan ErnstJoe Biden
Joe Biden - Sputnik Italia, 1920, 27.07.2021
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A inizio luglio il procuratore generale degli USA Merrick Garland ha annunciato che il Ministero statunitense della Giustizia ha posto una moratoria sulla pena di morte a livello federale, aggiungendo che i protocolli predisposti dal suo predecessore, William Barr, saranno oggetto di revisione. Cosa si nasconde dietro questo annuncio?
Produrrà qualche cambiamento positivo al sistema legale statunitense?
La decisione del governo Biden di porre una moratoria alla pena capitale è stata descritta come l’ennesimo capovolgimento delle politiche condotte dal governo precedente durante il quale sono state effettuate 13 esecuzioni tra il luglio del 2020 e il gennaio del 2021. Tuttavia, l’annuncio del Ministero della Giustizia non implica che la pena capitale sia stata abolita o che i giudici federali non possano più comminare tale pena per determinati illeciti penali.

La Corte Suprema deciderà le sorti della pena di morte

“Il presidente Biden è il primo presidente che promuove apertamente l’abolizione della pena di morte”, afferma il professor John Blume, direttore del Death Penalty Project della Cornell Law School che ha rappresentato legalmente oltre 100 clienti prossimi alla pena capitale nell’arco di 37 anni. “È la prima cosa che viene realmente fatta in merito. È importante per il messaggio che viene veicolato, ma chiaramente non pone fine alla pena in sé a livello federale. Mette soltanto in pausa le esecuzioni per un certo periodo di tempo”.
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Il piano della campagna elettorale di Biden per “rafforzare l’impegno americano nei confronti della giustizia” includeva l’intento di approvare una norma che ponesse fine alla pena di morte a livello federale e prevedeva di spingere i singoli Stati a seguire l’esempio del governo federale.
Sebbene sia contento che il presidente abbia assunto una decisione così emblematica, Blume non pensa che questo basti: “Penso che ci sarà di più”.
Infatti, sebbene l’iniziativa di Joe Biden faccia una bella figura sulla carta, dovremmo ricordarci che né il presidente né il Congresso degli USA hanno il potere di abolire completamente la pena di morte, spiega Robert Blecker, professore emerito di diritto penale e storia costituzionale presso la New York Law School.
“L’unica istituzione che ha facoltà di abolire in via unilaterale la pena capitale negli USA è la Corte Suprema degli Stati Uniti”, spiega Blecker.
“Se la Corte Suprema degli Stati Uniti riterrà che la pena di morte non sia in linea con i principi costituzionali perché si configuri come una pena crudele e obsoleta, allora la pena di morte verrà abolita dagli Stati Uniti”.
D’altro canto la decisione del presidente di commutare le sentenze capitali a livello federale riguarderà soltanto una quota esigua di coloro che negli Stati Uniti attendono di essere giustiziati, spiega il docente. Infatti Biden commuterà la pena di soltanto 50 dei potenziali 2.500 carcerati, ossia il 2%. Il restante 98% è rimandato alla discrezionalità del singolo stato.

La pena di morte è davvero un deterrente?

Si riaccende il dibattito sull’effettiva natura della pena di morte come deterrente. Mentre i sostenitori della pena capitali insistono sul fatto che l’abolizione della pena causerebbe un aumento del tasso di criminalità, Amnesty International (ONG con sede nel Regno Unito) fa riferimento a diversi studi condotti negli USA e in Canada i quali smentiscono tale idea.
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“Solitamente i detrattori della pena di morte sostengono che questa non abbia un effetto deterrente”, afferma Blecker. “Ebbene, non è di certo questo il punto. Il punto non è se la pena abbiamo o meno effetto deterrente perché chiaramente ce l’ha in una certa misura. Il punto invece è stabilire se ha un effetto deterrente maggiore della sua alternativa principale, ossia l’ergastolo”.
Per spiegare meglio questo principio, il professore ricorda un caso che definisce “aneddotico”: alcuni assassini ammisero di aver evitare di uccidere delle persone in Virginia o in Maryland dove è ancora in vigore la pena di morte, ma non ebbero scrupoli ad uccidere a Washington DC poiché qui la pena di morte era stata sostituita con l’ergastolo.
“Probabilmente la pena di morte non ha alcun legame con l’andamento del tasso di criminalità, ma riguarda piuttosto altre tipologie di fattori sociali”, sostiene Blume. “Di recente è stato registrato un leggero aumento dei crimini a sfondo violento, ma il tasso di tali illeciti negli Stati Uniti è comunque molto al di sotto di quello registrato negli anni ’90, ossia quando era in vigore a pieno regime la pena di morte”.
Secondo una recente indagine del Pew Research, il 63% degli americani crede che la pena di morte non eserciti alcun effetto deterrente nella popolazione.

Americani a favore della pena di morte

Ad oggi la pena capitale è legale in 27 Stati. In 3 di questi (Oregon, Pennsylvania, California) il governatore ha posto una moratoria sul ricorso a questa pena.
Ventitré Stati hanno abolito la pena di morte sostituendola con l’ergastolo.
“Penso che quanto abbiamo visto negli ultimi 15 anni circa sia la tendenza a livello statale consistente nell’abbandono della pena di morte: in via definitiva o temporanea”, sostiene Blume.
Il professore osserva che in Texas e in altri Stati dove sono state effettuate attivamente esecuzioni negli ultimi 10 anni il numero di sentenze capitali e di esecuzioni è in calo. Il professore spera che la tendenza si consolidi.
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Dal canto suo Blecker insiste sul fatto che, quando si ha a che fare con i peggiori crimini l’opinione pubblica americana è comunque a favore della pena capitale. Uno studio di Pew Research del mese scorso osserva che la maggior parte degli americani è a favore della pena di morte sebbene il 78% degli stessi ammetta che vi è il rischio di giustiziare cittadini innocenti. Il 60% degli statunitensi adulti è a favore della pena di morte per soggetti condannati per omicidio, mentre il 39% degli intervistati è contro.
“Le opinioni del grande pubblico non trovano necessariamente riflesso a livello normativo perché il legislatore è meno a favore della pena di morte rispetto al popolo”, osserva Blecker.
Ad ogni modo, quando si tratta di illeciti punibili con la pena capitale, secondo Blecker non deve esserci alcun dubbio che il soggetto ha effettivamente commesso l’illecito.
Sfortunatamente questo non sempre accade, secondo John Blume.
“Dal 1972 in poi la pena di morte era promossa come quello strumento di sanzione definitiva per i trasgressori peggiori”, sostiene. “E penso che ciò che abbiamo visto negli ultimi 50 anni ci dimostri che non è sempre così. Non si commina sempre la pena di morte per chi perpetra i crimini peggiori. La si commina a chi ha l’avvocato peggiore”.

La moratoria di Biden e il caso di Dzhokhar Tsarnaev

Intanto il caso aperto di Dzhokhar Tsarnaev potrebbe diventare una cartina al tornasole per il governo Biden. Il 15 giugno il Ministero della Giustizia statunitense ha esortato la Corte Suprema del Paese a ripristinare l’originaria pena di morte per il terrorista della maratona di Boston.
Il 15 aprile 2013 due bombe posizionate da Dzhokhar e suo fratello maggiore Tamerlan (che morì subito dopo in uno scontro armato con la polizia) causarono la morte di 3 persone e ne ferirono oltre 260 durante l’annuale maratona di Boston, Massachussetts.
Secondo i media, Dzhokhar ammise agli inquirenti che lui e suo fratello erano stati spinti al gesto dalle invasioni americane di Iraq e Afghanistan. Aggiunse anche che loro due avevano seguito un processo di radicalizzazione autonoma e non avevano mai fatto parte di alcuna organizzazione terroristica internazionale.
Sebbene la pena di morte fosse stata abolita in Massachussetts nel 1984, Tsarnaev è sottoposto alla giurisdizione di un tribunale federale. La giuria lo ha condannato a morte per iniezione letale nel 2015, ma nel luglio del 2020 la giuria della Corte d’Appello ha rovesciato la sentenza capitale adducendo come pretesto il fatto che il giudice originario non avesse prestato sufficiente attenzione nella rilevazione di giurati con potenziali pregiudizi nei confronti dell’imputato.
Tuttavia, oggi il Ministero statunitense della Giustizia sostiene che la Corte d’Appello “abbia impropriamente rovesciato la sentenza capitale raccomandata dalla giuria in uno dei casi più gravi di terrorismo della storia nazionale statunitense”.
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