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Mariam al-Mahdi: Sudan interessato ad aiuti popolari dalla Russia

© Sputnik . Ramil Sitdikov / Vai alla galleria fotograficaMariam al-Mahdi, ministra degli Esteri del Sudan
Mariam al-Mahdi, ministra degli Esteri del Sudan - Sputnik Italia, 1920, 26.07.2021
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Il governo sudanese spera che tutte le procedure legate all’accordo per la creazione di un centro tecnico della Marina militare russa nel Paese volgeranno presto al termine, ha dichiarato Mariam al-Mahdi, ministra degli Esteri del Sudan alla fine della sua visita in Russia.
Nell’intervista rilasciata a Sputnik al-Mahdi ha delineato quali saranno le sfere di azione della collaborazione futura tra Mosca e Khartoum e ha spiegato se il Sudan adirà le vie legali a livello internazionale in merito alla situazione legata alla centrale idroelettrica Grand Ethiopian Renaissance Dam.
— Da quando si è saputo che le autorità sudanesi avrebbero deciso di rivedere le condizioni dell’accordo non si parla d’altro se non di cosa accadrà al centro di supporto tecnico della Marina militare russa in Sudan. Come evolveranno questi accordi?
Al momento l’accordo è stato trasmesso al Sudan per la revisione. Per il governo è importante che l’accordo soddisfi gli interessi del Sudan e dei suoi abitanti, sia civili sia militari. Pertanto accogliamo calorosamente la cooperazione tra Russia e Sudan. Speriamo che questo accordo faciliti la cooperazione strategica bilaterale. Siamo interessati a ottenere aiuti militari e civili, nonché a ricevere supporto sulle attività infrastrutturali.
— Per quando possiamo prevedere la ratifica dell’accordo?
Non sono in grado di fornirvi una data precisa. Speriamo che accada il prima possibile. Stiamo seguendo le procedure ai sensi di legge.
— Il Sudan percepisce in tal senso una qualche pressione interna o esterna?
No. Siamo un governo del popolo, della rivoluzione che è stata condotta pagando con il sangue dei nostri giovani, dei nostri cittadini (NdR: si intendono i rivolgimenti popolari del 2018 durante i quali persero la vita 30 persone e il colpo di Stato militare del 2019). Le relazioni che abbiamo creato con la comunità internazionale sono ad esclusivo vantaggio del popolo sudanese.
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— In Russia alcuni osservatori sostengono che su questa decisione potrebbero esercitare pressione gli USA…
Sì, lo so. Ma non è vero. Noi siamo totalmente indipendente e ci basiamo soltanto sugli interessi civili e militari dei sudanesi.
— Durante la Sua visita a Mosca con quali altre figure, oltre al collega Sergey Lavrov, è riuscita ad intavolare delle trattative?
Ho incontrato il ministro delle Risorse naturali Aleksandr Kozlov il quale è a capo della delegazione russa in seno alla commissione intergovernativa. Ho avuto anche il piacere di incontrare i rappresentanti dell’imprenditoria in occasione di una conferenza durante la quale abbiamo discusso del partenariato privato tra Russia e Sudan.
— Relativamente al Ministero delle Risorse naturali, il Sudan sta vagliando la possibilità di invitare i russi a partecipare a nuovi progetti?
Le relazioni bilaterali tra Sudan e Russia sul tema dell’imprenditoria sono in fase di sviluppo da ormai diversi anni. Vi è stato un avanzamento rilevante nel 2013 quando fu costituita una società impegnata nell’estrazione di minerali e di oro. Al momento stiamo valutando con attenzione insieme ai partner in che modo sviluppare ulteriormente le relazioni bilaterali con l’intento di estendere il ventaglio di minerali estraibili.
Stiamo altresì vagliando le condizioni di cooperazione per il miglioramento delle infrastrutture (stradali e ferroviarie) sudanesi. Un altro settore rilevante è quello della produzione di energia nel quale la Russia vanta una lunga esperienza.
Al momento il Sudan è pronto a un rapido sviluppo perché il Paese è caratterizzato da una situazione di pace e stabilità ed è stato escluso dall’elenco di Paesi che promuovono il terrorismo. Siamo aperti ad interagire con tutti e crediamo che la cooperazione con la Russia in questi settori fondamentali per il Sudan sia reciprocamente vantaggiosa.
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— Lei ha menzionato l’importanza dell’energia nella regione. Su questo tema viene spontaneo pensare alla costruzione della centrale idroelettrica etiope GERD (Grand Ethiopian Renaissance Dam). L’Egitto e il Sudan sono contrari a questo progetto. È possibile, a Suo avviso, trovare un compromesso?
L’idea della GERD nacque nel 2011. Nel 2015 a Khartoum si tennero le trattative sul progetto tra Sudan, Etiopia ed Egitto. Fu elaborata e sottoscritta dagli allora presidenti una dichiarazione che illustrava in che modo la costruzione di questa diga avrebbe favorito la collaborazione tra le tre nazioni coinvolte.
È la più grande centrale idroelettrica dell’Africa e speravamo che avrebbe arrecato beneficio sia all’Etiopia sia al Sudan sia all’Egitto. Il Sudan ha sempre sostenuto l’Etiopia nello sviluppo dell’area del Nilo azzurro.
Ma il problema non risiede nella collaborazione quanto piuttosto nell’aggirare la collaborazione. Infatti, l’anno scorso l’Etiopia ha deciso, senza alcun accordo con Sudan ed Egitto, di avviare unilateralmente il riempimento dei serbatoi d’acqua.
Ma questo è molto svantaggioso per il Sudan: infatti, ha avuto delle ripercussioni negative sull’economia del Paese, sulla sicurezza della popolazione e ha generato delle conseguenze di natura politica. Un’altra criticità importante riguarda la compromissione del rapporto di fiducia tra Sudan ed Etiopia.
Pertanto oggi ci stiamo rivolgendo all’ONU non tanto per discutere di risorse idriche, ma per chiedere supporto all’ONU, in qualità di organo globale garante della sicurezza, su come risolvere questa controversia.
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— Quale soluzione vi aspettate dall’ONU? Ritenete che le Nazioni Unite possano in qualche modo fare pressioni sull’Etiopia?
Certo, in particolare il Consiglio di sicurezza, in qualità di organo responsabile di garantire la pace e la sicurezza. Abbiamo spiegato in che modo le azioni unilaterali poste in essere dall’Etiopia stiano minacciando la pace e la sicurezza in Sudan. Questo ha già arrecato danno ai sudanesi l’anno scorso, ci ha colpito due mesi fa e sta continuando a farlo oggi. Infatti, gli etiopi stanno violando il diritto internazionale.
Il diritto prevede che un corso d’acqua transnazionale possa essere oggetto di sfruttamento da parte di tutte le nazioni che ne sono attraversate. Queste ultime sono tenute a non intraprendere azioni che danneggino l’altra parte. Inoltre, le azioni poste in essere dall’Etiopia violano i diritti umani, quelli dei sudanesi. Nonché il diritto di accesso duraturo alle risorse idriche.
L’Etiopia sta violando i principi del buon vicinato. Stiamo aspettando che il Consiglio di sicurezza dell’ONU fornisca indicazioni chiare ai 3 Paesi con il fine ultimo di rinnovare gli accordi di buon vicinato nel più breve tempo possibile. Infatti, già da più di un anno si stanno tenendo delle trattative infruttuose. Dunque, aspettiamo che l’ONU si assuma la responsabilità su questo tema e faccia in che modo che si riesca a raggiungere un accordo legittimo in breve tempo. Sei mesi sono più che sufficienti.
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— È possibile che il Sudan adisca su questo tema la Corte internazionale dell’ONU?
Il Sudan sta ricorrendo a qualsivoglia strumento, anche alle vie legali. Disponiamo di un intero team impegnato su questo tema. Noi potremmo rivolgerci al Consiglio per i diritti umani dell’ONU. Oggi queste possibilità vengono vagliate da esperti che decideranno e ci diranno che possiamo realmente fare.
Noi siamo nazioni vicine, non possiamo voltarci le spalle. Dobbiamo lavorare insieme, collaborare per un uso ottimale delle risorse idriche del Nilo. Vogliamo che l’Etiopia si sviluppi e prosperi. Ma senza arrecare danno al Sudan, senza minacciare la sussistenza stessa del Sudan. Per questo avevamo raggiunto un accordo preliminare e crediamo che, se l’Etiopia si attenesse al buon senso, tutti noi potremmo conseguire gli obiettivi che ci eravamo posti, ossia rendere la GERD un esempio di collaborazione per tutta l’Africa.
Ad esempio, in Africa occidentale scorre il fiume Niger. Da oltre 40 anni ben 8 Paesi condividono il corso d’acqua. Lo stesso accade con il fiume Senegal. Dunque, si tratta di un obiettivo perfettamente conseguibile.
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