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Giustizia, Cinque Stelle ancora divisi sulla fiducia alla riforma Cartabia

© Filippo AttiliGiuseppe Conte, sullo sfondo il portavoce Rocco Casalino
Giuseppe Conte, sullo sfondo il portavoce Rocco Casalino - Sputnik Italia, 1920, 25.07.2021
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I "governisti" sono al lavoro per trovare una mediazione, ma il partito di Conte si divide sul sì alla fiducia sulla riforma Cartabia.
Sul voto di fiducia alla riforma della Giustizia che venerdì prossimo approderà in aula alla Camera c’è ancora l’incognita del Movimento 5 Stelle.
A guidare la mediazione in queste ore è il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che si è già detto fiducioso che l’ex premier e leader in pectore del Movimento alla fine riesca a trovare un compromesso che metta d’accordo tutti. Un accordo che Di Maio definisce “non al ribasso” e che sia funzionale a costruire “una riforma in favore dei cittadini italiani".
Anche Giuseppe Conte, precisa oggi il suo staff, citato dall’agenzia di stampa Adnkronos, è impegnato “per trovare una mediazione sulla giustizia”. Le stesse fonti precisano che l’ex premier, nelle scorse ore non ha rilasciato alcuna dichiarazione.
Dopo l’uscita della ministra Dadone sulle possibili dimissioni dei ministri grillini in caso di mancata modifica del testo della riforma Cartabia, poi rettificato via social, ieri alcuni quotidiani attribuivano a Conte virgolettati sull’eventualità che la fiducia fosse “a rischio”, senza l’introduzione di determinate modifiche alla riforma del processo penale.
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L’obiettivo del premier, Mario Draghi, si legge sul Corriere della Sera, è approvare entro fine luglio la riforma che ci chiedono da Bruxelles. Il primo ministro e la Guardasigilli sono aperti al dialogo ma non vogliono che il testo sia stravolto.
A Conte, quindi, resta il difficile compito di mediare con Draghi e allo stesso tempo di provare a tenere insieme tutti i pezzi del Movimento di cui si appresta ad essere incoronato leader.
Sempre secondo lo stesso quotidiano, infatti, sarebbero almeno 30 i deputati pronti a dire “no” alla fiducia sul testo della legge che volta pagina rispetto alla riforma dell’ex ministro della Giustizia grillino Alfonso Bonafede.
Per convincerli a cambiare idea l’ex premier dovrebbe ottenere “modifiche concrete”. E aspetterebbe una mossa del suo successore sui punti più discussi, come quello dei tempi della prescrizione e del rischio che centinaia di processi cadano nel nulla.
Tra le variabili in campo, poi, c’è anche quella dell’alleanza tra Dem e grillini, che potrebbe scricchiolare in caso di strappo sul voto di fiducia. Per ora, però, Enrico Letta si mostra ottimista. “Per noi – dice, citato dal Messaggero - la riforma della giustizia è una priorità e il voto di fiducia lo darà tutta la maggioranza”.
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