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Cranio di drago: dalla Cina nuova versione sull’origine dell’Homo sapiens

© Foto : Chuang ZhaoCranio di drago: dalla Cina nuova versione sull’origine dell’Homo sapiens
Cranio di drago: dalla Cina nuova versione sull’origine dell’Homo sapiens - Sputnik Italia, 1920, 25.07.2021
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Diversi team di scienziati contemporaneamente hanno dichiarato di aver scoperto i resti di una specie transitoria tra quella dell’uomo intelligente e che assume una posizione eretta da un lato e le specie di ominide ormai estintesi.
Non è da escludere che diverse linee evolutive parenti siano esistite in Cina e nel Medio Oriente contemporaneamente all’Homo sapiens. Questa scoperta complica ulteriormente la ricostruzione della storia del genere umano.

Scoperta di una nuova specie

Nel 1933 durante la ricostruzione di un ponte nella città cinese di Harbin fu ritrovato un cranio intero di un uomo dell’antichità. Soltanto nel 2018 il resto fu trasmesso alla facoltà di Geologia dell’ateneo dello Hubei. La rivista Innovation dedicò alla scoperta ben 3 articoli.
Si tratta di un cranio grandissimo che presenta caratteristiche che lo accomunano sia all’Homo erectus sia all’Homo heidelbergensis. All’interno del cranio vi era lo spazio sufficiente per ospitare un voluminoso cervello, il viso di quest’uomo era più o meno come il nostro. Una serie di dettagli ricordava i crani ritrovati precedentemente in Cina, ma l’unico dente rimasto era invece più simile all’Homo di Denisova.
Questa insolita combinazione di elementi antichi e contemporanei non consentì di far risalire il ritrovamento a nessuna specie di sapiens nota, pertanto gli autori dello studio decisero che si trattasse di una linea evolutiva imparentata. Fu chiamato Homo longi che significa “uomo drago”.
Il cranio si trovava in strati di terreno formatisi tra gli 800.000 e i 100.000 anni fa.
La stratigrafia non ha conservato informazioni circa il preciso luogo di ritrovamento del reperto e, per determinare con precisione la sua età, gli scienziati hanno analizzato il contenuto di elementi rari e il rapporto degli isotopi di stronzio a livello roccioso. Gli scienziati hanno poi messo a confronto i risultati con le ossa di umani e altri mammiferi che, presumibilmente, vivevano in quegli stessi luoghi. Inoltre, hanno studiato dei micro-campioni di cranio con il metodo della datazione uranio-torio. È emerso che questo “uomo drago” risale ad almeno 146.000 anni fa. A quell’epoca in Cina abitavano umani di una specie ignota i cui resti sono stati rinvenuti a Jinniushan, Dali e nella grotta di Hualongdong. Mentre nella grotta di alta montagna presso Baishiya vivevano degli ominidi denisoviani.
È stato possibile ricostruire che aspetto avesse questo “uomo drago”. Era un uomo dal volto rotondo sulla cinquantina con la fronte bassa e il naso pronunciato.
Molto probabilmente la sua pelle, i capelli e gli occhi erano di un colore scuro proprio come nei Neanderthal, nei denisoviani e nei primi sapiens.
Древний череп - Sputnik Italia, 1920, 14.05.2020
Trovati i resti dell’Homo Sapiens più antico d’Europa – convisse a lungo con i Neanderthal

Quando il Sapiens lasciò l’Africa

Alcuni considerano i primi uomini della Cina appartenenti a una specie transitoria tra l’uomo erectus e l’uomo della linea evolutiva asiatica che presenta la fisionomia contemporanea. Gli autori dello studio sull’Homo longi la pensano diversamente: l’“uomo drago” costituisce un ramo evolutivo a se stante generatosi in Africa circa 1 milione di anni fa.
Non essendo in possesso dell’analisi del DNA antico, gli scienziati hanno applicato la tecnica della probabilità bayesiana, ossia un metodo matematico che consente di ricostruire un albero evolutivo sulla base di dati non uniformi. Secondo queste stime, i sapiens abitarono in Cina già 400.000 anni fa. E questo contraddice i risultati ottenuti precedentemente.
Nel 1978 nella grotta di Apidima nel nord della Grecia furono rinvenuti 2 crani umani non intatti e alcuni frammenti di ossa. Gli antropologi stabilirono che uno di essi apparteneva a uno dei primi Sapiens, mentre l’altro a un Neanderthal. La datazione uranio-torio consentì di far risalire quanto rinvenuto a 210.000 anni prima. Si tratta del più antico esemplare di Sapiens rinvenuto fuori dal confine della madrepatria. Ciononostante alcuni ricercatori dubitano che i crani di Harbin e di Apidima possano appartenere a un Sapiens e ne criticano la datazione.
Di recente è poi la scoperta in Israele, presso la grotta Nesher Ramla, di alcuni frammenti di cranio datato a 140.000 – 120.000 anni fa. Questi ritrovamenti presentano caratteristiche arcaiche ma anche più evolute, pertanto gli scienziati li considerano appartenenti a una linea evolutiva precoce dei Neanderthal. E considerati i dettagli comuni con le altre specie di ominidi, si corrobora l’ipotesi di una linea a se stante di precursori dei Neanderthal diffusasi circa 400.000 anni fa ed estintasi a Nesher Ramla. Infatti, a quell’epoca a nord della grotta israeliana si erano già insediati i Sapiens.
Ad ogni modo ad oggi la storia del genere umano rimane piuttosto confusa e si è lontani dal trovare una quadra.
La colpa risiede nella miriade di ritrovamenti effettuati non soltanto in Europa e in Africa, ma anche in Medio Oriente e in Cina. E sicuramente non ci fermeremo qui. Diversi sono gli elementi da considerare in fase di interpretazione: il diverso stadio di conservazione, la molteplicità di metodologie di analisi. Una cosa però è chiara: negli ultimi 200.000 anni il nostro pianeta è stato insediato da una moltitudine di popolazioni di ominidi tra cui figura anche l’Homo sapiens. Questi ominidi si sono spostati, si sono scambiati tecniche e strumenti e probabilmente si sono anche accoppiati.
di Tatiana Pichugina
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