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Germania: alluvione fa affondare il futuro cancelliere

© AP Photo / DPA/Daniel ScharingerAlluvione in Germania, Luglio 2021
Alluvione in Germania, Luglio 2021 - Sputnik Italia, 1920, 24.07.2021
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Sullo sfondo della pandemia imperversano anche altre “sorprese” della natura e il loro impatto sulla scena politica parrebbe non paragonabile a quello esercitato dal coronavirus. Tuttavia, gli eventi degli ultimi giorni hanno dimostrato che non è proprio così.
Le piogge torrenziali incominciate una settimana fa in Germania sono già finite così come l’alluvione da queste provocata nell’area occidentale del Paese. I tedeschi non ricordano una simile calamità naturale nella loro storia recente: si contano già oltre 160 vittime e circa 1.300 persone scomparse. I danni sono stati enormi, nell’ordine di alcuni miliardi di euro, ma le peggiori conseguenze devono ancora venire. E non si intende soltanto nel senso che va identificata la ragione di una simile catastrofe: per il momento si parla più che altro del cattivo sistema di allerta di catastrofi imminenti. Le conseguenze, però, riguardano anche la sfera politica. Sì, proprio politica perché tra un paio di mesi in Germania si terranno le elezioni.
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L’esito delle quali ad oggi non è ancora chiaro: i governi tedeschi sono storicamente di coalizione, ma oggi sullo sfondo dell’inevitabile cambio di passo alla cancelleria dopo Merkel non solo è ignota la composizione della futura coalizione (si parla di almeno 3 possibilità diverse), ma anche i sondaggi relativi ai principali partiti tedeschi sono estremamente variabili. Soltanto quest’anno il partito principale del Paese CDU/CSU ha perso fino a un terzo dei suoi elettori cedendo il primato ai Verdi e poi riprendendo nuovamente le prime posizioni. In una situazione così incostante potrebbe rivelarsi decisivo qualsivoglia evento con una certa risonanza mediatica. E, pare, che in questo caso sia l’alluvione a svolgere questo ruolo.
Chiaramente tutti i politici tedeschi hanno tentato di farsi notare in questi giorni per dimostrare agli elettori di sapere come risolvere il problema. Non ha avuto fortuna Annalena Baerbock, leader dei Verdi, che, forte del grande consenso raccolto nelle ultime settimane, si trovava in vacanza all’estero nel momento in cui è iniziata l’alluvione. Ma è tornata rapidamente in Germania e già lo scorso venerdì si è recata in visita nelle città colpite dalla calamità in Renania-Palatinato. Chiaramente i Verdi spiegano queste piogge torrenziali con il cambiamento climatico, non si capisce ancora quanti elettori la pensino allo stesso modo.
Ad ogni caso pare che questa calamità non aiuterà Baerbock a guadagnare ulteriore consenso.
La domanda da farsi oggi non è chi guadagnerà consensi, ma chi non li perderà. E qui al centro dell’attenzione troviamo Armin Laschet, il principale candidato alla cancelleria tedesca. Il leader della CDU ha ottime probabilità di prendere il posto di Merkel: infatti, i sondaggi del suo partito sono gradualmente migliorati e lui stesso ha piano piano guadagnato consensi. Poi c’è stata l’alluvione: tra l’altro la calamità ha colpito gravemente proprio la Renania Settentrionale-Vestfalia di cui Laschet è primo ministro.
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Laschet si è subito mostrato in prima linea: in realtà è stato criticato per essersi presentato con delle scarpe inappropriate, ma già alla seconda comparsa indossava degli stivali in gomma.
I media hanno cominciato a ricordare che le catastrofi naturali come le alluvioni hanno già avuto un impatto sulla carriera dei politici e persino sui risultati elettorali.
Nello specifico, i media hanno ricordato l’atteggiamento deciso di Helmut Schmidt, politico di Amburgo, durante l’alluvione del 1962 quando non si fermò di fronte a una violazione della legge c coinvolse l’esercito per far fronte alla calamità. Dopodiché Schmidt divenne famoso a livello federale, dopo pochi anni fu a capo del Ministero della Difesa e nel 1974 divenne cancelliere.
Sulla stampa si è ricordata anche la figura di Gerhard Schröder che poco prima delle elezioni del 2002 era secondo nei sondaggi al suo avversario, ma l’alluvione verificatasi alcune settimane prime delle elezioni gli consentì di riguadagnare il consenso degli elettori: a questi ultimi piacque il fatto che il cancelliere gestisse le operazioni di salvataggio mentre indossava degli stivali in gomma. Il suo partito vinse le elezioni.
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Forse è dovuto al fatto che sia Schmidt sia Schröder fossero socialdemocratici? In realtà, in questo caso la fede partitica non ha alcun valore. È più importante l’atteggiamento personale. E oggi la situazione volge al favore di Laschet. Almeno fino a sabato sera.
Infatti, quel giorno a Erftstadt, una delle cittadine più colpite in Renania Settentrionale-Vestfalia, si è recato il presidente Frank‑Walter Steinmeier. Dopo la visita della città il presidente ha risposto alle domande dei giornalisti e ha espresso le sue condoglianze alla popolazione locale:
“Molte persone hanno perso tutto ciò che hanno costruito per tutta la vita: immobili, la propria casa, un tetto sopra la testa… A molte persone qui non è rimasto niente se non la speranza. Non dobbiamo deluderli”.
“Non dobbiamo”: ma è successo esattamente l’opposto. La sera, infatti, sui social media è stato diffuso un video che mostra che, mentre Steinmeier pronuncia il suo intervento, sullo sfondo c’è un gruppo di persone che ride allegramente di qualcosa. E la figura che maggiormente spicca in questo gruppo è proprio Armin Laschet.
Si è sollevato un importante malcontento popolare: “Provate a immaginare se Merkel si fosse comportata così!”, “Non voterei mai per uno così”. Naturalmente l’ondata di scontento è stata cavalcata dagli avversari politici della CDU, in primis dai socialdemocratici. Il segretario generale del partito Lars Klingbeil ha definito il comportamento di Laschet “privo di decoro e offensivo” osservando che chiunque “ridacchia” in simili situazioni non fa che “screditarsi da solo”. I liberali del Partito Liberale Democratico sono stati irritati dal fatto che Laschet (così come gli altri del suo gruppo) non indossassero nemmeno la mascherina.
Laschet si è subito scusato, ma è stato criticato per le sue giustificazioni poco convincenti: né quella per cui nel gruppo in cui si trovava Laschet non si sentisse cosa stesse dicendo il presidente, né che quando era il turno dell’intervento di Laschet sullo sfondo fosse invece il presidente a ridere.
#Laschetlacht (Laschet ride) è l’hashtag virale sui social in questo momento.
Dunque, invece di far guadagnare punti nei sondaggi l’alluvione potrebbe far affondare Laschet?
Ad oggi non è ancora chiaro: i sondaggi dei prossimi giorni mostreranno in che modo i tedeschi hanno percepito questo “candidato spiritoso”. Chiaramente inizialmente perderà qualche punto nei sondaggi ma quanto a lungo durerà questa delusione?
Molto probabilmente riuscirà a riprendersi, anche se i detrattori di Laschet sono molti (non solo in Germania). Ma i candidati tedeschi non sono poi così migliori di Laschet.
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Annalena Baerbock non ha le competenze adatte. Olaf Scholz, ministro delle Finanze e candidato dei socialdemocratici, ha punteggi troppo bassi nei sondaggi. Dunque, Laschet sembra quasi l’unica alternativa per seguire il percorso tracciato dalla tanto amata Merkel, sebbene quest’ultima avesse personalmente delle favorite. Queste però non hanno avuto successo e si è scelto di non promuovere la candidatura nemmeno dei popolari a destra Friedrich Merz e Markus Söder. L’unione aveva deciso per il neutrale Armin Laschet e ora è troppo tardi per cambiare la propria scelta.
Dunque tutte le speranze oggi sono riposte nel comune elettore tedesco e nel fatto che quest’ultimo decida di lasciare tutto nel grembo di “mamma” Angela. E voti per il “ridanciano” Laschet. Per non piangere poi con la “verde” Annalena o il “rosso” Scholz.
Anche se non potrà mai essere com’è con “mamma Angela” indipendentemente da come sarà composta la coalizione formata da Laschet.
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