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Tokyo 2020, l’ombra del Covid sulle Olimpiadi più tormentate della storia

© REUTERS / Kim Kyung-HoonРобот у информационной стойки в аэропорту Haneda
Робот у информационной стойки в аэропорту Haneda  - Sputnik Italia, 1920, 23.07.2021
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Il 23 luglio è arrivato e nonostante le polemiche, dopo il loro rinvio di un anno, hanno inizio le Olimpiadi 2020 di Tokyo, forse i giochi olimpici più tormentati della storia. L’assenza del pubblico e le norme sanitarie ultra rigide riflettono l’ombra della pandemia sui Giochi in Giappone. Quali sono i rischi?
Salgono i casi di persone accreditate ai Giochi olimpici di Tokyo risultate positive al Covid, situazione facilmente prevedibile visto il numero elevato del personale e degli atleti coinvolti nelle Olimpiadi. Rinviati di un anno e non voluti dai cittadini giapponesi prendono il via i Giochi Olimpici.
Che olimpiade sarà per gli atleti in gara nel contesto Covid? Gli sportivi che hanno precedentemente contratto il virus e ora sono guariti corrono dei rischi per la propria salute? Sputnik Italia ha raggiunto per un’intervista Miguel Bucci, dottore specialista in medicina dello sport, ortopedia e traumatologia. Primario di ortopedia all’ospedale di Rho.
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— Dottor Bucci, per gli atleti guariti dal Covid o per quelli asintomatici può essere rischioso gareggiare alle Olimpiadi visti gli sforzi fisici che mettono in campo?
Dobbiamo basarci su elementi clinici. Un conto è lo sportivo amatoriale, un conto è lo sportivo agonista, soprattutto ad interesse nazionale. Questi ultimi sono stati monitorati, controllati e quindi le singole federazioni hanno dato l’ok alla partecipazione nei casi di atleti che siano venuti incontro al Covid o che siano risultati positivi ai tamponi. Non c’è tanto da porsi il problema se questo possa o meno comportare dei problemi. Questi atleti sono stati strettamente seguiti dalle singole federazioni.
Certo, è un discorso diverso per lo sportivo di tipo amatoriale che può avere subito dei riflessi per quanto riguarda la pratica dell’attività sportiva con un rallentamento della ripresa dello sport e della fase di allenamento. È importante sottolineare che non esistono dati in letteratura trattandosi di malattia assolutamente nuova.
In ordine generale rischi particolari non ce ne sono, perché una volta che si è guariti da forme leggere di Covid può rimanere per un lasso di tempo non definito, che cambia da soggetto a soggetto, un periodo di facile stancabilità. Quindi non parliamo delle forme più severe che hanno richiesto un ricovero in terapia intensiva o sub intensiva, dove c’è stato un grosso interessamento del quadro polmonare. Qui cambiano completamente i parametri di valutazione. Chi si recherà alle Olimpiadi è stato attentamente controllato dalle federazioni, rischi particolari non ce ne sono.
— Ancora prima che iniziassero i giochi a Tokyo si sono già registrati dei casi positivi al villaggio olimpico e nella stessa città aumentano i contagi. Crescono anche le polemiche: non si poteva rimandare ancora l’Olimpiade? Che ne pensa?
Una piccola premessa: questo era inevitabile. Parliamo di grandi numeri, di una partecipazione del mondo intero. I contagi erano scontati. Volevo approfittando di questa domanda sottolineare un aspetto: il diverso comportamento al quale abbiamo assistito nell’ultimo mese durante due situazioni. Abbiamo avuto due grossi eventi a livello continentale e planetario dove i comportamenti sono stati agli antipodi. Abbiamo assistito a dei campionati europei dove la Fifa e la Uefa hanno preso determinate decisioni non in maniera uniforme fra i vari Paesi. Abbiamo visto tutti cosa è successo alla finale di Wembley fra Italia e Inghilterra: stadio stracolmo, assoluta inosservanza delle più basilari regole che vietavano gli assembramenti. Questo non è successo solo in Inghilterra, ma nella stragrande maggioranza dei Paesi dove si è svolto il campionato di calcio, visto che quest’anno è stato itinerante. Mi preme sottolineare che il Paese più ligio al rispetto delle regole è stato proprio l’Italia con le partite all’Olimpico.
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D’altro canto invece abbiamo il Comitato Olimpico Internazionale che si è schierato in maniera chiara: le Olimpiadi si svolgeranno in assenza del pubblico. Vogliamo parlare di serietà? Secondo me è stato molto più serio il Comitato Olimpico che non le due sigle che riguardano il calcio. Questa scelta è stata in gran parte motivata dal luogo dove si svolgono le Olimpiadi: il Giappone, Paese rigido nelle decisioni e come atteggiamenti comportamentali.
Si dovevano svolgere o meno? Sappiamo tutti che negli eventi sportivi, in particolare nelle Olimpiadi, ci sono degli interessi che vanno ben oltre lo spirito sportivo. Per il Giappone è stato un bagno di sangue l’aver organizzato e rimandato di un anno queste Olimpiadi. Non farle svolgere anche in assenza del pubblico sarebbe stato un ulteriore aggravio di spese perché sarebbero venuti a mancare gli introiti dei diritti televisivi. Ci può stare che vi siano dei contagi per quanto rigidi possano essere i controlli. Si possono evitare, il calcio internazionale e nostrano l’hanno dimostrato: non si è registrato un numero esagerato di contagi o di atleti che abbiano contratto il covid.
Comunque svolgendo le Olimpiadi senza il pubblico viene a mancare lo spirito dei giochi olimpici nati nell’antica Grecia dove era una competizione per ribadire alcune supremazie e senza il pubblico l’atmosfera cambia totalmente. Non sono particolarmente pessimista sul fatto che si possano creare dei cluster significativi di contagio.
— Che anno e mezzo è stato per lo sport a causa del Covid? Come l’hanno vissuto gli sportivi di professione e chi fa sport amatoriale?
Tremendo come in tutti i settori. Soprattutto nello sport amatoriale per via delle palestre chiuse e per i luoghi di allenamento al coperto penalizzati. Ovviamente chi svolgeva attività ad alti livelli, come gli atleti con interesse nazionale, si è allenato in luoghi adatti messi a disposizione dalle varie federazioni. Per lo sportivo amatoriale è stato un anno disastroso. In quanto traumatologo ho una cartina di tornasole, c’è stato un crollo della traumatologia sportiva ad indicare che la pratica dello sport è venuta meno.
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