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Al via Tokyo 2020, anzi 2021: Se tutto va bene siamo rovinati

© Foto : Screenshot da YouTubeScreenshot da Superfantozzi – Neri Parenti, 1986 (scena di Paolo Villaggio Kamikaze)
Screenshot da Superfantozzi – Neri Parenti, 1986 (scena di Paolo Villaggio Kamikaze) - Sputnik Italia, 1920, 23.07.2021
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Nel senso che se anche d’ora in poi filasse tutto liscio, per lo meno dal punto di vista economico queste olimpiadi sarebbero comunque un disastro.
Certo, non si può dire che gli amici giapponesi siano stati particolarmente fortunati. Dopo Fukushima e quel disastro economico ancora da finire di risanare, gli ci mancavano le olimpiadi proprio in piena epoca pandemica. E pensare che le precedenti olimpiadi di Tokyo, quelle del 1964, erano state le più economiche di sempre: appena 240 milioni di euro, secondo i dati pubblicati dallo studio della Saïd Business School dell’Università di Oxford.
Queste invece saranno al contrario le più care di sempre – qualcosa come 1.644 miliardi di yen, cioè 12,7 miliardi di euro. In termini assoluti oltre 50 volte Tokyo 1964 e il doppio della media delle ultime olimpiadi. Paragonabili solo alle olimpiadi di Londra del 2012, dove però la capitale britannica recuperò tutto con biglietti, sponsor, merchandising, turismo e indotto vario. Qui niente. La pandemia ha quasi azzerato tutto.
A gonfiare i costi ha senz’altro contribuito la questione del rinvio e dell’epidemia in sé. Basti pensare che solo di test molecolari, disinfezioni, pulizie aggiuntive e misure anti-Covid, sono stati spesi 742 milioni di euro in più. Poi ci sono gli affitti delle strutture, prolungati di un anno, i noleggi, i dispositivi tecnologici, tutti i monta, smonta e rimonta che si possono immaginare quando si appronta un evento, lo si annulla e lo si rimette in piedi l’anno successivo. Tutto questo da solo vale almeno altrettanto.
Poi per la verità c’è stato forse anche qualche spreco. Come quello del numero record di 60.000 agenti di polizia, comprese forze speciali, schierato a guardia della sede, degli atleti e delle delegazioni. A che serve se non c’è pubblico, non ci sono visitatori dall’estero? Ma la sicurezza è importante e i soldi non sono tutto. Un’olimpiade può tornare in termini di immagine o investimento di lungo periodo. Per fare un confronto - se la manifestazione che si apre oggi detiene il record di costi tra le olimpiadi estive, l’olimpiade invernale di Sochi 2014 la batte sonoramente, quella costò infatti alla Russia la bellezza di 18,6 miliardi di euro.
Però è anche vero che dopo quella data Sochi è diventata la località turistica più popolare della Russia. Con la pandemia tra l’altro i russi sono andati tutti in vacanza lì o in Crimea. Inverno – estate è sempre pieno. E’ arrivato poi anche il GP di Formula 1, le infrastrutture sono rimaste, anzi ampliate. Certo, si calcola ci sia stato anche un +289% di sfondamento sul budget iniziale sul quale i russi ancora oggi scherzano e scommettono su chi se lo sarà ‘mangiato’, ma per lo meno non sono rimaste le classiche ‘cattedrali nel deserto’ dopo l’utilizzo e si nota uno sviluppo di lungo periodo.
Ma nel caso di Tokyo ci potrà essere un ritorno di immagine? Vediamo allora alcuni aspetti che lasciano ragione di ritenere che forse, anche da quel punto di vista, qualcosa non funzionerà affatto e che, non solo la pandemia abbia guastato la festa, ma ci siano stati anche errori da parte degli organizzatori.

Isole Curili e rocce di Liancourt - Scarsa attenzione o volute provocazioni?

Eravamo nell’agosto del 2019, quando nessuno ancora neppure poteva immaginare rinvii o annullamenti. Allora il coronavirus non c’era, eppure già divampavano le polemiche. Per qualche strano motivo sul sito ufficiale delle Olimpiadi comparve la mappa del Giappone con le isole Curili disegnate sotto la prefettura Hokkaido. Kunashir, Shikotan, Iturup e Habomai - le quattro isole Curili russe ma contese dal Giappone, rappresentate su di un sito ufficiale sotto la prefettura di Hokkaido come fossero a tutti gli effetti giapponesi. Potete immaginare come l’abbiano presa i russi.
Ma sarà stata una dimenticanza, leggerezza, un lapsus froidiano? Ah, non lo so mica – dopo la falsa partenza del 2020, al secondo “pronti, Via!”, il Comitato olimpico giapponese ha avuto la ‘brillante’ idea di comprendere l’arcipelago delle rocce di Liancourt nella mappa del passaggio della fiaccola olimpica facendo arrabbiare questa volta la Corea del Sud.
Per chi non fosse aggiornato sul tema delle ‘rocce di Liancourt’, dette anche dai giapponesi ‘isole Takeshima’ e dai sudcoreani ‘isole Dokdo’, rimandiamo all’apposito articolo, qui ricordiamo solo che si tratta di un piccolo arcipelago conteso tra i due paesi e che metterlo nella mappa della fiaccola come se la disputa fosse stata ‘risolta’, non è parso essere molto ‘sportivo’ ai sudcoreani.
Голубь на Олимпийских кольцах в Токио  - Sputnik Italia, 1920, 18.07.2021
Disputa territoriale tra Giappone e Corea del Sud a Tokyo 2020 – interviene il Comitato Olimpico
Diciamo quindi che finora queste olimpiadi non sembrano un investimento vantaggioso neppure dal punto di vista delle relazioni diplomatiche.

‘Scandali’ e castighi

Passando dal punto di vista dell’investimento diplomatico a quello dell’immagine valutiamo ora quanto successo nelle ultime ore. A pochissimo dalla cerimonia di inaugurazione ci sono stati due siluramenti:
Prima viene modificata la scaletta musicale della cerimonia di apertura perché il compositore Keigo Oyamada, nome d’arte Cornelius, riconosce che da ragazzo era stato ‘un bullo’. Poi Kentaro Kobayashi, direttore dell’intera cerimonia viene rimosso dal suo incarico a seguito di un vecchio sketch del 1998 in cui una sua battuta sull’Olocausto aveva attirato aspre critiche. Nello sketch Kobayashi interpretava un bambino, evidentemente annoiato, che a un certo punto dice ad un altro bambino “giochiamo all’Olocausto?”.
Il ‘bello’ è che i giornali occidentali elogiano pure zelo e correttezza morale degli organizzatori per questi provvedimenti all’insegna del ‘politically correct’ che non se ne può più. Cioè, gli stessi giornalisti che chiudono un occhio, spesso anche tutti e due, su tangenti, insabbiamenti e porcate di tutti i tipi quando ci sono i grandi eventi da noi, là elogiano due siluri lanciati a uno che ha ammesso di essere stato un po’ troppo bischero da ragazzino e un altro che si permetteva di fare una battutina sull’Olocausto nel 1998, cioè l’anno dopo in cui Woody Allen nel film ‘Harry a pezzi’ diceva: “Non sono i 6 milioni di ebrei che mi preoccupano, è che i record sono fatti per essere battuti”.
Qual è l’investimento di immagine? Zero, più passa il tempo, più il Giappone dà l’impressione di essere un Paese che ha straperso la Guerra Mondiale (ogni riferimento anche ad altri che l’hanno strapersa è puramente NON casuale).

Altro ed eventuale

Sorvoliamo sul danno di immagine ai giochi in generale causato dalla decisione del CIO di far gareggiare gli atleti russi senza inno e senza bandiera per il concetto di ‘responsabilità collettiva’ che non esiste su nessuno codice penale al mondo. Se la Federazione atletica russa è colpevole, quello era l’unico modo per farli sembrare vittime, se non è colpevole allora sono proprio vittime. In ogni caso i giochi non guadagnano in immagine. Però Tokyo qui non è responsabile, quelle sono questioni alla ‘vuolsi così colà’ e non le possiamo imputare all’organizzazione giapponese.
Sorvoliamo anche sulla questione dei tanti controlli su testosterone e anabolizzanti e poi fai gareggiare un trasgender nel sollevamento pesi tra le donne. La Nuova Zelanda ha infatti convocato la quarantenne Lauren Hubbard, che fino al 2013 si chiamava Gavin Hubbard. Ma il bello è che la polemica non è omofobica o trasgendofobica, la polemica l’han fatta le stesse atlete concorrenti che nelle loro proteste sono arrivate a dire “bhè, adesso chissà quanti uomini troveranno questo stratagemma per portarci via le medaglie”.
Oh Dio, personalmente non credo che per una medaglia valga la pena di… ma certo va considerato che i diritti dell’uno tante volte vanno a cozzare contro i diritti di altri e in questo caso è l’intera categoria delle atlete donne a subire un danno per la difesa dell’interesse di un singolo. Ma anche lì Tokyo ci poteva fare poco. Il danno di immagine è per le sue Olimpiadi ma la decisione è del CIO.

Sempre più care, sempre meno autonome

Ed è proprio questo uno dei punti chiave. Le Olimpiadi costano sempre più care e la ‘sovranità’ dei comitati organizzatori nazionali è sempre più limitata. Il problema di Tokyo è chiaramente acuito dalla pandemia ma anche in condizioni normali un’Olimpiade non è più un grande affare come una volta. Non è un caso se le ultime assegnazioni – Parigi 2024, Los Angeles 2028 e Brisbane 2032, sono tutte avvenute per ritiro delle città concorrenti. Anche Roma ha ritirato essa stessa la candidatura. Tutti sono buoni a fare una botta di conti.
Addirittura Brisbane, assegnata in settimana, ha promesso per il 2032 un’olimpiade all’insegna dell’eco-sostenibile. Che significa? Tutti gli impianti andranno a manovella? Combustibile fossile no perché emette, centrali nucleari no perché ci sono le scorie, centrali idroelettriche no perché non ci sono dighe né cascate. Allora cosa, tutti impianti solari? Eolici? E quanto gli costerà una conversione del genere? Sempre che i lavori non verranno bloccati dagli stessi ecologisti che accuseranno di deturpare il paesaggio con tutti quei pannelli e pale.

La scena del Kamikaze

Tutto questo ricorda un po’ la scena del Paolo Villaggio – kamikaze in ‘Superfantozzi’ del 1986. Il capitano estrae a sorte il ‘fortunato’ che avrà l’onore di andarsi a schiantare con l’aereo carico di esplosivo sulla corazzata nemica. Tutti festeggiano quando vengono prediletti dalla sorte tranne Tozzi Fan, che aveva fatto bene i conti di quello che gli sarebbe costato quell’eroismo.
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