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Marletta, Invalsi: “Una parte degli studenti ha letteralmente perso l’abitudine a studiare”

© Foto : TWITTERScuola italiana, nonostante le promesse di Renzi, i problemi continuano
Scuola italiana, nonostante le promesse di Renzi, i problemi continuano - Sputnik Italia, 1920, 21.07.2021
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La pandemia e la didattica a distanza hanno fatto danni enormi sull'apprendimento dei ragazzi, soprattutto alle superiori. Il quadro emerge dal rapporto Invalsi.
Nel dettaglio: alle medie il 39% degli studenti non ha raggiunto risultati adeguati in italiano e il dato sale al 45% in matematica. Alle superiori il dato sale rispettivamente al 44% e al 51% con un + 9% rispetto al 2019, anno dell'ultimo report.
Perché gli studenti hanno imparato meno durante l’epidemia? Come si può curare la scuola ferita dal Covid e dalla DAD? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto Gianluca Marletta, Insegnante di Lettere presso Scuola Media e scrittore.
— Gianluca, come giudica i risultati dell'ultima prova Invalsi sul territorio italiano? È una situazione davvero preoccupante?
— Il divario Nord-Sud (comprendendo anche Roma in quest’ultimo) non è affatto una novità ma – piaccia o meno – una costante. Un discorso a parte, tuttavia, bisognerebbe fare riguardo il reale valore delle prove INVALSI: prove comuni imposte a tutta la Penisola e, per ciò stesso, valide essenzialmente per ragioni di tipo statistico (e per il divertimento di chi ama produrre grafici da esibire). Gli INVALSI stessi sono uno dei simboli della burocratizzazione della scuola che “guadagna” in fiscalismo quello che perde in qualità.
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— Ha notato crollo di competenze anche nella scuola dove insegna Lei? Potrebbe citare qualche caso concreto che Le ha colpito?
— Il problema si evidenzia in maniera differente, classe per classe e istituto per istituto; ma in certi casi, indubbiamente, la ferita inferta in quest’ultimo, drammatico anno si percepisce. Le situazioni difficili, didatticamente e psicologicamente, si sono spesso esacerbate. Una parte non indifferente degli studenti ha letteralmente perso “l’abitudine a studiare” (visto che la DAD e soprattutto le modalità di verifica possibili con tale mezzo non sono affatto attendibili). La sensazione dello “sciogliere le righe” che l'anno precedente ha lasciato in eredità, in molti casi è percepibile negli studenti.
— La DAD è l'unica responsabile della carenza delle competenze di lingua italiana degli adolescenti di oggi oppure hanno inciso altri “vecchi” problemi irrisolti?
— Chiaramente no. La cultura occidentale – e l’Italia in particolare – è da decenni impegnata nel compito suicida della distruzione d’ogni forma di qualità. La cultura di massa (e non), la musica, le mode sono un costante rimando verso il basso, una negazione recisa dello Spirito, della bellezza, persino della semplice umanità. Viviamo essenzialmente sommersi da una sotto-cultura di origine anglosassone, ancor più greve e banale in quanto recepita sotto forme sub-coloniali.
La scuola ha fatto ben poco per poter rimediare a tutto questo, perché anch’essa non è che il tardo prodotto delle ideologie sessantottine di 50 anni fa, penetrate largamente nei testi (e soprattutto nelle teste) dei docenti. Una sub-cultura anch’essa, benché impartita nelle università, che in alcun modo può pretendere di apprezzare o anche solo di comprendere il significato dei capolavori del passato (letterari o artistici che siano).
Ora, le competenze nella lingua, a mio parere, si acquistano attraverso la lettura e la coltivazione di interessi: quali competenze potrebbero acquisire ragazzi che non hanno nessuna passione per la Letteratura, che ignorano la propria storia, ipnotizzati costantemente dai giochi elettronici?
La DAD ha fatto danni, si, ma in fondo essa non è stata altro che un gioco elettronico fra gli altri: un passo ulteriore verso una società privata della qualità e della profondità.
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— Come si può curare la scuola ferita dal Covid e dalla DAD? Ha una ricetta?
— Innanzitutto, accettare un minimo di rischio. Le classi non possono essere messe in quarantena per un semplice caso “sospetto”. Ci sono già mascherine, distanziamenti, finestre aperte in pieno inverno …non bastano? Ma ormai il livello di ansia compulsiva è così diffuso a livello sociale che sarà davvero difficile tornare indietro o anche solo razionalizzare la paura.
Un’altra ricetta sarebbe quella di valorizzare potentemente le materie umanistiche: sono quelle che formano la persona. Che ce ne facciamo di una futura generazione di nerd infelici, bravissimi a programmare un computer ma incapaci di ammirare la bellezza, fisicamente tarpati e persino incapaci di vivere dei rapporti umani normali?
Ma naturalmente, qui parliamo per parlare…
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— Cosa pensa della vaccinazione obbligatoria per i docenti? Lei è favorevole o contrario?
— I vaccini attualmente in uso sono tutti sperimentali. Non vi sono prove che da essi si possano trarre benefici significativi a parte le dichiarazioni di ministri della sanità e conduttori TG al soldo delle stesse case farmaceutiche…
Chi vuole prestarsi alla sperimentazione è liberissimo di farlo e gli faccio tutti gli auguri del caso (visto che vi è una percentuale, piccola ma non esigua, di casi in cui vi sono state reazioni molto negative). Imporre per legge una sperimentazione del genere, al contrario, non solo è incostituzionale ma è anche letteralmente criminale. Se poi si dovesse addirittura arrivare a minacciare i docenti, il loro lavoro e il loro ruolo per questo motivo, sarebbe giusta la reazione popolare: sia attraverso i mezzi giuridici, sia nelle piazze.
— A settembre si tornerà a scuola in presenza?
— Purtroppo, temo che questa domanda dovrà porla ai nostri ministri (della Sanità e dell’Istruzione); ma forse, meglio ancora, bisognerà porla ai veri poteri a cui i nostri ministri devono rispondere (case farmaceutiche, industrie dell’informatica, Dipartimenti di Stato di grandi nazioni estere, ecc. ecc.).
L'opinione dell'autore potrebbe non coincidere con la posizione della redazione.
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