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"Folle pensare che sviluppatore Pegasus non condivida informazioni sensibili con Israele" - Fonte WP

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Cyber space - Sputnik Italia, 1920, 21.07.2021
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Alla fine della scorsa settimana, i media hanno riferito che circa 50.000 numeri di telefono, inclusi quelli di una dozzina di leader mondiali, potrebbero essere stati presi di mira dallo spyware Pegasus di una società informatica israeliana.
La società informatica israeliana NSO Group starebbe fornendo informazioni al governo israeliano su chi sta usando i prodotti di spionaggio dell'azienda, compreso lo spyware di sorveglianza Pegasus
Ad affermarlo è il Washington Post, il quale cita una fonte che preferisce rimanere anonima.
Secondo una di queste, sarebbe "folle pensare che NSO non condivida informazioni sensibili sulla sicurezza nazionale con il governo di Israele".
"Ciò non significa che siano una copertura per le agenzie di sicurezza israeliane, ma i governi di tutto il mondo presumono che NSO stia lavorando con Israele", ha aggiunto l'insider.

La risposta di Tel Aviv e di NSO

Le osservazioni sono state seguite da una risposta di un portavoce del ministero della Difesa israeliano, il quale ha insistito sul fatto che "Israele non ha accesso alle informazioni raccolte dai clienti di NSO".
La stessa società, a sua volta, ha dichiarato a WP in una dichiarazione scritta che "con veemenza" nega "i suggerimenti secondo cui il governo israeliano monitora l'uso dei sistemi dei nostri clienti, che è il tipo di teoria del complotto che i nostri critici spacciano".
Lo spyware Pegasus, una volta installato, può leggere messaggi di testo e altri dati su un dispositivo mobile, nonché accedere al microfono e alla fotocamera di uno smartphone.

Lo scandalo Pegasus

Le dichiarazioni della fonte del WSJ fanno seguito a un'indagine congiunta di 17 organizzazioni dei media, tra cui The Washington Post, The Guardian e Le Monde, che ha rivelato come diversi attivisti per i diritti umani, politici, avvocati e giornalisti sono stati presi di mira in una massiccia campagna di hacking lanciata da governi stranieri che hanno utilizzato lo spyware Pegasus di NSO Group.

Le Monde ha riferito che uno smartphone appartenente al presidente francese Emmanuel Macron è stato preso di mira per la sorveglianza dal governo marocchino utilizzando lo spyware Pegasus.

Si ritiene che più di una dozzina di leader mondiali siano tra le 50.000 persone i cui smartphone sarebbero stati compromessi dallo spyware di NSO.

Oltre al telefono di Macron, lo spyware Pegasus avrebbe infatti anche violato i dispositivi del presidente iracheno Barham Salih, del presidente sudafricano Cyril Ramaphosa, dei primi ministri di Pakistan, Egitto e Marocco, nonché di sette ex capi di governo di paesi tra cui il Libano, Uganda e Belgio.

Il ministro della Difesa israeliano Benny Gantz, in relazione al presunto scandalo, ha risposto affermando che lo stato ebraico "in quanto democrazia occidentale liberale, controlla le esportazioni di prodotti informatici in conformità con la sua legge sul controllo delle esportazioni della difesa, rispettando i regimi internazionali di controllo delle esportazioni".
Emmanuel Macron - Sputnik Italia, 1920, 20.07.2021
Pegasus, il cellulare di Macron spiato dal Marocco nel 2019 - Le Monde

I precedenti

Accuse simili relative a NSO erano state sollevate da WhatsApp, con la società controllata da Facebook che nel 2020 aveva intentato una causa contro la società, sostenendo che il malware dell'azienda aveva preso di mira account di giornalisti, attivisti per i diritti umani, alti funzionari del governo e altri in tutto il mondo tramite vulnerabilità in l'app per svolgere attività di spionaggio informatico.
Nella causa si sosteneva che Pegasus di NSO consentirebbe agli agenti di prendere il controllo di un telefono tramite WhatsApp e successivamente controllare le telecamere e i microfoni di un utente da server remoti, raccogliendo o "trafugando" dati personali e di geolocalizzazione.

La società ha respinto con veemenza le accuse, affermando che la sua tecnologia "è concessa in licenza, come soluzione legale, solo all'intelligence governativa e alle forze dell'ordine al solo scopo di prevenire e indagare su terrorismo e crimini gravi".
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