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Svezia, il boom di migranti del 2015 è stato una "benedizione" per l'economia - Aftonbladet

© AFP 2021 / BERND WUESTNECKMigranti all'imbarco di un traghetto per la Svezia al porto di Rostock
Migranti all'imbarco di un traghetto per la Svezia al porto di Rostock - Sputnik Italia, 1920, 20.07.2021
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Secondo l'eminente quotidiano scandinavo, l'immigrazione non sarebbe soltanto un dovere morale del Paese, bensì anche una soluzione redditizia ai problemi economici e demografici della Svezia.
La Svezia, una nazione di circa 10 milioni, ha accolto 163.000 richiedenti asilo in un solo anno nel 2015.
Secondo l'Aftonbladet, l'enorme afflusso di migranti si sarebbe trasformato in un vero e proprio jackpot per la Svezia, che si sarebbe così garantita un importante contributo in termini di manodopera che, qualora adeguatamente gestita, potrà alleviare i problemi demografici della nazione per i prossimi decenni.
Citando Peo Hansen, professore di etnia all'Università di Linköping, Aftonbladet ha descritto la politica svedese come “keynesismo dei rifugiati”.

“Dopotutto, la spesa pubblica è diventata immediatamente un reddito per comuni, aziende e privati, cosa che non rientra nei più ristretti calcoli di finanza pubblica. Grazie a questi stimoli, la crescita è aumentata vertiginosamente, la disoccupazione è diminuita e le entrate fiscali sono aumentate", ha ipotizzato il giornale.

Una vera benedizione

Il quotidiano ha sottolineato come "nell'autunno del 2015 le regole sono state gettate nella spazzatura, senza conseguenze catastrofiche. Si sono rivelate costruzioni politiche, non dure leggi economiche".
L'Aftonbladet ha quindi definito l'arrivo "centinaia di migliaia di persone abili" che cercano rifugio in un continente in rapido invecchiamento, le cui autorità erano preoccupate da decenni per l'imminente carenza di manodopera, come una “benedizione”, suggerendo che Svezia e Germania, che hanno accolto il maggior numero di richiedenti asilo, hanno sfruttato al meglio la situazione.
La crisi dei rifugiati, si conclude nell'analisi, ha dato “un barlume di un nuovo pensiero economico, che mette i bisogni della società prima del bilancio economico” e ha portato a riconsiderare l'immigrazione come "un buon affare anche per i falchi del budget”.
Polizia svedese (foto d'archivio) - Sputnik Italia, 1920, 15.07.2021
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La realtà dei fatti

Secondo i sondaggi sulla forza lavoro di Statistics Sweden, la disoccupazione tra i nati all'estero è stata del 18,8 per cento nel 2020, la più alta della nazione. Tra i nati in patria, la cifra corrispondente era solo del 5,1 percento, essendo questo uno dei divari più grandi in tutta Europa.
Inoltre, alcuni dei comuni più ricettivi nei confronti degli immigrati risultano ora essere pesantemente indebitati.
Mats Hammarstedt, professore di economia della Linnaeus University di Växjö ha descritto l'immigrazione come un "affare in perdita" per le finanze pubbliche a causa della disoccupazione di lunga durata.
Nel 2018, il gruppo di esperti per gli studi economici (ESO) del Ministero delle Finanze ha stimato il costo netto di un immigrato medio a 74.000 SEK all'anno (circa 8.000 euro. Nonostante il fatto che gli immigrati in seguito tendano ad aumentare il loro contributo alla società, questo non supera i costi iniziali o le spese pensionistiche.
Inoltre, in Svezia i migranti sono protagonisti di problematiche sociali legate alla scarsa integrazione, che possono portare a farli entrare nel giro della criminalità o, addirittura, alla creazione di società parallele, dove le leggi non si applicano pienamente.

La crisi migratoria nell'UE

La crisi dei migranti del 2015 è stata causata dai conflitti armati in corso in cui le potenze occidentali hanno svolto un ruolo chiave, come Iraq, Libia, Siria e Afghanistan.
Il crollo dei controlli alle frontiere all'indomani della guerra libica guidata dalla NATO ha reso la nazione nordafricana un punto focale per il traffico di esseri umani. Nel solo 2015, i paesi dell'UE hanno ricevuto oltre 1,2 milioni di domande di asilo.
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