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Per un fisco europeo

© AFP 2021 / ARIS MESSINIS Monete e banconote di euro
Monete e banconote di euro - Sputnik Italia, 1920, 20.07.2021
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La pandemia e la conseguente crisi economica globale hanno indotto tutti i governi dell’Unione europea e la stessa Commissione Eu, a intraprendere delle azioni finora grandemente osteggiate da alcuni Stati membri, se non addirittura sabotate.
Per esempio, il programma di finanziamenti comuni europei per la ripresa economica, conosciuto come il Recovery Fund e il Next Generation Eu, e la raccolta di fondi per lo sviluppo attraverso obbligazioni europee, i famosi euro bond, di cui tanto si è parlato in passato.
Si tratta di passi importanti verso una vera, profonda e più solidale integrazione economica del vecchio continente e dell’eurozona. E’ l’inizio di un percorso che deve continuare, dopo la moneta unica, anche con un fisco europeo, più uniforme e più giusto. Senza di esso tutte le altre valide iniziative economiche rimarrebbero delle “anatre zoppe”.
L’Europa sarebbe vittima di una competizione fiscale interna, una concorrenza sleale per attrarre imprese, in particolare quelle multinazionali, a registrarsi nei Paesi a più bassa tassazione per evitare di pagare il dovuto dove hanno operato, prodotto, venduto e realizzato profitti. Non deve sorprendere se in prima fila per simili atteggiamenti scorretti ci sono quei Paesi che si ergono a difesa della correttezza economica, del rispetto delle regole di bilancio e della riduzione del debito pubblico a tutti i costi. Come i cosiddetti Paesi “frugali” sempre in polemica con gli “spendaccioni” del Sud, dei Paesi mediterranei.
Per esempio, il piccolo Lussemburgo incassa imposte sul reddito delle società pari al 5,9% del suo prodotto interno lordo (pil). L’Olanda incamera dette imposte che valgono il 3,7% del suo pil e l’Irlanda per il 3,14%. Livelli doppi, o quasi, rispetto all’Italia, che non supera l’1,94% del suo pil.
Tale tendenza è aumentata enormemente soprattutto dopo la Grande Crisi, anche nel mezzo delle accese discussioni e degli scontri sul futuro dell’Unione. Nel periodo 2015-2020, il tasso di crescita di queste imposte incassate è stato del 32% in Irlanda, dell’11% in Lussemburgo e più del 5% in Olanda. In Italia, invece, è stato meno del 5%.
Pil - Sputnik Italia, 1920, 09.07.2021
In Italia ogni anno perse tasse per $23 miliardi profitti a causa di paradisi fiscali. Perché?
Non è un caso, quindi, che, mentre in Italia gli stock di investimenti esteri sono meno del 20% del pil, in Irlanda essi superano di gran lunga il 300% del pil nazionale. Per quanto riguarda il Lussemburgo essi equivalgono a 55 volte il suo pil. Per questi Paesi, infatti, si parla di “investimenti fantasma” che transitano attraverso delle scatole vuote, le cosiddette “società speciali”. Per esempio, già nel 2016 in Olanda, operavano, direttamente con sede legale o attraverso delle consociate, molte delle più grandi multinazionali tra cui Google, IBM, Unilever, Nike, Ikea e FCA. Vi erano già anche alcune grandi imprese italiane.
Secondo una stima del 2019, la concorrenza sleale operata da alcuni Stati membri dell’Ue, farebbe perdere all’Italia entrate per 5-8 miliardi di euro l’anno. In totale, l’Italia ogni anno perderebbe tasse su profitti per circa 20 miliardi di euro, che scompaiono nei paradisi fiscali. Nella Relazione annuale sulla tassazione 2021, la Commissione europea denuncia il comportamento fiscale sleale di 6 Paesi, Irlanda, Olanda, Ungheria, Lussemburgo, Malta e Cipro, che farebbero perdere 37 miliardi di euro di tasse al resto dei Paesi dell’Ue.
Non è, quindi, necessario andare nelle isole tropicali per trovare i paradisi fiscali off shore, li abbiamo in Europa, in alcuni Paesi della porta accanto. Ciò non può più essere tollerato. E’ necessario, perciò, creare un quadro armonizzato a livello Ue della tassazione delle imprese, affrontando concretamente certe novità del nostro secolo, con società che possono fare affari in un Paese senza una vera presenza fisica, e combattere le molte scappatoie che, giocando tra le varie giurisdizioni europee, consentono una gigantesca elusione fiscale.
Uno scorcio delle isole Cayman - Sputnik Italia, 1920, 25.01.2021
Paradisi fiscali, dalla lista UE scompaiono Cayman e Bahamas
Lo scorso maggio la Commissione europea ha presentato il suo “Piano per il fisco del XXI secolo”, annunciando che sta lavorando su una road map di iniziative, tra cui una proposta di legge denominata “Imprese in Europa – quadro per la tassazione del reddito” che, speriamo, andrà in porto nel 2023 e che propone un codice unico europeo per la tassazione delle imprese, un insieme di regole comuni per semplificare la vita degli operatori nel mercato unico e un ambito dove collocare la nuova legislazione sulla corporate tax in arrivo.
Sarebbe un’iniziativa fondamentale che, se realizzata correttamente, potrebbe in seguito permettere di armonizzare e di uniformare sempre più i sistemi di tassazione dei singoli Paesi. Basti pensare all’Iva, che varia ancora da paese a paese.
In seguito, si potrà concepire che anche una parte delle tasse possa essere raccolta direttamente dall’Unione europea, acquisendo così anche una parziale sovranità fiscale, per coprire i suoi bilanci correnti ma soprattutto per finanziare nuovi investimenti e progetti di sviluppo nell’intero continente. D’altra parte è quello che il programma New Generation Eu sta facendo. Finora il bilancio dell’Unione è finanziato attraverso i versamenti degli Stati membri, in rapporto alla dimensione del proprio pil.
Questi ultimi detengono la potestà impositiva e le misure fiscali di carattere europeo devono essere adottate all'unanimità. Inoltre, a condizione che rispetti le norme dell'Ue, ciascuno Stato membro è libero di scegliere il regime fiscale che ritiene più appropriato.
L'Ue dispone, quindi, solo di competenze limitate e il Parlamento europeo ha poteri consultivi in materia fiscale, salvo per le questioni di bilancio, per le quali esso agisce in qualità di legislatore.
Poiché la politica fiscale dell'Ue è finalizzata al corretto funzionamento del mercato unico, l'armonizzazione delle imposte indirette ha preceduto quella delle imposte dirette. La lotta contro l'evasione e l'elusione fiscali è diventata solo di recente una questione strategica.
Bandiera Unione Europea - Sputnik Italia, 1920, 30.05.2021
Una superprocura europea per contrastare le frodi fiscali: ecco come funzionerà
Finora le priorità fondamentali della politica fiscale dell'Unione sono state l'eliminazione degli ostacoli all'attività economica transfrontaliera, la lotta contro la concorrenza fiscale dannosa e contro l'evasione fiscale e la promozione di una maggiore cooperazione tra le amministrazioni nel garantire i controlli e la lotta alle frodi. Perciò, un maggiore coordinamento della politica tributaria europea comporterebbe anche il sostegno delle politiche fiscali degli Stati membri ai più ampi e strategici obiettivi dell'Ue.
L'opinione dell'autore potrebbe non coincidere con la posizione della redazione.
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