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Fermi di navi di migranti dalle coste libiche triplicati nel primo semestre del 2021

© AP Photo / Santi PalaciosRifugiati da Marocco e Bangladesh
Rifugiati da Marocco e Bangladesh - Sputnik Italia, 1920, 20.07.2021
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Il numero di migranti e rifugiati intercettati durante la loro traversata mediterranea dall’Africa settentrionale all’Italia è triplicato da un anno all’altro nella prima metà del 2021, sostiene Duccio Staderini, responsabile delle attività di ricerca e soccorso di Medici senza frontiere (MSF).
Nell’intervista rilasciata a Sputnik Staderini aggiunge che le condizioni in cui versano i centri di detenzione per migranti in Libia hanno costretto l’ONG a interrompere temporaneamente l’erogazione dei propri servizi.
Oltre 13.000 persone sono state bloccate durante la loro traversata marittima e sono state fatte rientrare in Libia dall’inizio dell’anno, secondo i dati dell’International Rescue Committee. Staderini sostiene che queste cifre sono triplicate rispetto allo stesso periodo del 2020.
“Sappiamo che i fermi sono triplicati da gennaio a giugno rispetto all’anno scorso. E questo nonostante tutti gli osservatori, nello specifico l’ONU e l’Alto Commissario per i diritti umani, sostengano che la Libia non sia un luogo sicuro per lo sbarco di persone salvate in mare perché il Paese non concede loro il diritto di chiedere asilo e di essere ospitate nel rispetto del diritto umanitario internazionale”, dichiara Staderini.
I migranti e i rifugiati che tentano di intraprendere la complessa traversata mediterranea sono ben consci dei rischi che si stanno assumendo: ciò significa che per loro non esiste un’alternativa se non provare a entrare in Europa, osserva il rappresentante di MSF.
“Crediamo che sappiano che si stanno assumendo questi rischi. Se scelgono di imbarcarsi su un gommone e di rischiare di naufragare in mezzo al Mediterraneo, chiaramente devono essere motivati dal fatto che probabilmente non hanno altre opzioni”, sostiene.
Alla fine di giugno MSF ha annunciato che avrebbe interrotto l’erogazione di servizi sanitari in due centri di detenzione per migranti siti in Tripoli alla luce di una escalation di violenza ai danni dei detenuti e di un peggioramento delle condizioni umanitarie.
“Sappiamo che la portata della violenza e dello sfruttamento a cui fanno fronte i migranti nei campi di detenzione in Libia non è accettabile. Questo ci ha costretto, come MSF, ad abbandonare questi campi un paio di settimane fa dopo aver prestato assistenza sanitaria ai soggetti ospitati nei centri”, osserva Staderini.
In un comunicato stampa pubblicato nel mese di giugno, MSF ha esortato le autorità libiche a porre fine a queste violenze e a garantire un miglioramento delle condizioni per rifugiati e migranti nei centri di detenzione di Mabani e Abu Salim.
Ben 741 persone hanno perso la vita tentando di attraversare la Rotta del Mediterraneo centrale nel primo semestre di quest’anno: si tratta di oltre il doppio delle morti sulla stessa rotta rispetto allo stesso periodo del 2020, secondo i dati forniti dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni.
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MSF: operazioni di salvataggio nel Mediterraneo non incoraggiano i migranti a tentare la traversata

Medici senza frontiere (MSF) si oppone all’idea secondo cui le operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo incoraggino migranti e rifugiati a tentare di intraprendere il difficile viaggio verso l’Europa, sostiene Duccio Staderini.
“Veniamo criticati perché accusati di essere un pull factor per le nostre attività di salvataggio, ma siamo pienamente convinti che ciò non sia vero. E guardando ai dati, i numeri non sono in aumento quando siamo in mare o diminuendo quando non ci siamo”, sostiene il rappresentante di MSF.
Il governo italiano ha lungamente criticato le ONG per condurre operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo accusandole di incoraggiare i migranti e i richiedenti asilo a intraprendere il viaggio. Diverse imbarcazioni di ONG, inclusa la Geo Barents di MSF, sono attualmente sotto sequestro della polizia italiana.
Inoltre, l’equipaggio di qualsiasi imbarcazione che effettui un’operazione di salvataggio nel Mediterraneo centrale, come l’Ocean Viking di SOS Méditerranée, è tenuta a osservare un periodo di quarantena di 10 giorni al suo arrivo presso un porto italiano.
“Al momento non c’è alcuna imbarcazione in grado di effettuare operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo centrale perché la maggior parte delle navi si trovano sotto sequestro per ragioni amministrative o in quarantena per ragioni sanitarie. I flussi migratori comunque non si sono interrotti perché i migranti, se si assumono il rischio di solcare il Mediterraneo su un’imbarcazione pericolante, lo fanno indipendentemente dalla possibilità di essere salvati”, dichiara Staderini.
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Nonostante le restrizioni imposte all’operatività delle navi delle ONG, migranti e rifugiati continuano a provare ad arrivare in Europa e quasi ogni giorno riceviamo notizie di morti e naufragi in mare aperto, riporta il nostro interlocutore di MSF.
“Come abbiamo visto nelle ultime settimane, quasi ogni giorno riceviamo notizie di naufragi e morti e questa è una tendenza che purtroppo è in aumento”, sostiene.
La nave Geo Barents di MSF è stata sottoposta al fermo dalle autorità italiane in data 2 luglio. Gli agenti sostengono di aver identificato 22 elementi degni di indagine sulla nave.
L’Organizzazione internazionale per le migrazioni ha annunciato il mese scorso che 741 migranti e rifugiati hanno perso la vita tentando la traversata lungo la Rotta mediterranea centrale nei primi 6 mesi del 2021 con un incremento di oltre il doppio rispetto al numero di morti avvenuto l’anno scorso nello stesso periodo.

MSF condanna legame tra fermo navi ONG in Italia e morti nel Mediterraneo

La decisione dell’Italia di porre diverse navi di ricerca e salvataggio delle ONG sotto fermo potrebbe essere legata al crescente numero di migranti e richiedenti asilo che stanno perdendo la vita lungo la Rotta mediterranea centrale, sostiene Duccio Staderini, responsabile delle attività di ricerca e soccorso di Medici senza frontiere.
Ben 741 migranti e rifugiati hanno perso la vita tentando di attraverso il Mediterraneo dalla Libia verso l’Italia nei primi 6 mesi di quest’anno: si tratta di cifre che hanno più che raddoppiato quelle relative allo stesso periodo del 2020, secondo quanto riportato dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni.
Staderini sostiene che questo aumento di morti potrebbe essere legato alla decisione assunta dal governo italiano di porre sotto fermo un certo numero di navi di ricerca e salvataggio di OGN come la Geo Barents di MSF.
“Dal 2019 le autorità italiane hanno effettuato 16 controlli portuali sulle navi di salvataggio delle ONG e in 13 occasioni tali controlli hanno portato al sequestro dei natanti. Dunque, dal 2019 abbiamo perso oltre 1200 giornate di attività di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo. Siamo obbligati a denunciare il fatto che, mentre le nostre navi sono ferme, i rifugiati muoiono. E il legame tra questo fermo amministrativo e la perdita di vite è chiaro ed evidente”, sostiene MSF nella persona di Staderini.
Le autorità italiane hanno sottoposto a fermo la nave Geo Barents in data 2 luglio poiché gli agenti sostenevano di aver rilevato 22 elementi degni di indagini sull’imbarcazione.
MSF oggi sta facendo tutto ciò che è in suo potere per adottare le modifiche consigliate non tanto perché riconosca la “legittimità” di quanto loro addebitato dalle autorità italiane, ma perché l’organizzazione umanitaria non può aspettare oltre per riprendere la sua operatività, sostiene Staderini.
Il rappresentante di MSF sostiene altresì che il governo italiano considera le navi di ricerca e salvataggio come un mezzo di “trasporto passeggeri”, ma Staderini osserva che MSF segue la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare la quale vincola i capitani a salvare chi si trovi in difficoltà in mare.
“Ci considerano un mezzo di trasporto passeggeri e vogliono che rispettiamo i vincoli tipici di una nave di questa tipologia, ma tutti sanno che non trasportiamo passeggeri. Il diritto del mare sancisce che il capitano di una nave ha il dovere di intervenire e salvare persone in pericolo in mare aperto. Ma questo non viene riconosciuto”, sostiene.
MSF ha esortato il governo italiano a rilasciare la Geo Barents e altre navi di salvataggio.
La Geo Barents ha salvato 410 persone che erano esauste dalla traversata durante le sue operazioni effettuate dal 10 al 12 giugno.
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Operazioni di salvataggio MSF nel Mediterraneo colmano il vuoto lasciato dall’UE

Medici senza frontiere (MSF) sta conducendo operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo per colmare lo “scioccante” vuoto lasciato dall’Unione europea, sostiene Duccio Staderini, responsabile delle attività di ricerca e soccorso di Medici senza frontiere.
MSF ha avviato le proprie operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo a seguito del rapido aumento di migranti e richiedenti asilo che tentarono di raggiungere l’Europa a partire dal 2015. Queste attività fecero seguito all’interruzione dell’operazione Mare Nostrum della Marina italiana che fu bloccata per mancanza di fondi.
“È impressionante operare in Europa oggi per una NGO come la nostra su un tema come questo. È impressionante vedere che nel 2021 in Europa gli aiuti umanitari siano criminalizzati a questo livello”, osserva Staderini.
Tra il 2015 e il 2021 MSF ha contribuito al salvataggio di oltre 81.000 persone e Staderini sostiene che l’organizzazione appena riesce a colmare il vuoto lasciato dall’Unione europea e dai governi nazionali.
“La ragione per cui siamo qui non è perché ci piace, ma perché c’è un vuoto che va colmato”, sostiene.
Le nazioni costiere dell’UE come l’Italia sono state lasciate sole a sobbarcarsi l’onere di far fronte al rapido aumento di migranti e rifugiati che tentavano e tentano di raggiungere le sponde europee. Staderini pensa che l’UE nel suo complesso dovrebbe assumersi maggiori responsabilità di ripartizione di tale onere.
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“È una responsabilità europea e gli Stati membri devono fare in modo che le ispezioni in mare non vengano strumentalizzate per tentare di bloccare deliberatamente le attività di ricerca e salvataggio delle ONG. Inoltre, gli Stati membri devono garantire agli Stati costieri i mezzi necessari per colmare questo vuoto. Solo così il lavoro delle ONG non servirà più”, sostiene.
L’operazione Sophia dell’UE fu avviata nel maggio del 2015 per contrastare le rotte del traffico di migranti che partivano dalle coste nordafricane.
La missione fu interrotta nel 2020 e sostituita dall’operazione Irini che si è concentrata maggiormente sull’implementazione dell’embargo dell’ONU alla Libia.
Staderini sostiene che dopo questo cambiamento l’UE è quasi totalmente assente dalle operazioni di ricerca e salvataggio dei migranti.
“Irini si è spostata verso l’area orientale della regione libica interessata dalle operazioni di ricerca e salvataggio, riducendo così le probabilità di trovare e salvare rifugiati e migranti eventualmente in difficoltà in mare aperto. Nel suo primo anno l’operazione Irini non si è occupata di alcun salvataggio. Dunque, se confrontiamo Sophia con Irini, si nota un chiaro progetto dell’UE consistente nel desiderio di interrompere le attività di salvataggio e ricerca”, sostiene Staderini.
Ben 741 migranti e rifugiati hanno perso la vita tentando di attraverso il Mediterraneo dalla Libia verso l’Italia nei primi 6 mesi di quest’anno: si tratta di cifre che hanno più che raddoppiato quelle relative allo stesso periodo del 2020, secondo quanto riportato dall'Organizzazione internazionale per le migrazioni.
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