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Ddl Zan sommerso dagli emendamenti, rischia di slittare a settembre

© Sputnik . Danilo Garcia de Meo / Vai alla galleria fotograficaDDL Zan
DDL Zan - Sputnik Italia, 1920, 20.07.2021
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Manca spazio nel calendario del Senato. Pesano gli oltre 1.000 emendamenti e restano fuori dal dibattito decine di interventi. Fdi e Lega valutano un voto che fermi il testo.
Schiacciato dai tempi del Senato, dai circa 1.000 emendamenti, dal voto sul dl Sostegni bis in arrivo domani in Aula, dalle comunicazioni della ministra della Giustizia Marta Cartabia sui fatti di Santa Maria Capua Vetere e dai provvedimenti da approvare prima della pausa estiva, il ddl Zan rischia nei fatti di rispuntare nel calendario di Palazzo Madama solo a settembre.
Oggi, sono riusciti a intervenire soltanto 19 dei 35 senatori iscritti a parlare e non si è arrivati neanche a discutere dell’ordine del giorno “interpretativo” sui contestati articoli 1, 4 e 7 proposto dal Pd.
Resta inoltre la spada di Damocle della possibile richiesta di Lega e Fratelli d’Italia su un voto sul “non passaggio agli articoli” che di fatto bloccherebbe il testo sull’omotransfobia.

Spazio esaurito

Il calendario del Senato è serratissimo: domani il dl Sostegni con il possibile voto di fiducia giovedì per il via libera entro il 24 luglio, mercoledì alle 11:30 le comunicazioni della Guardasigilli, il Question Time, con i ministri Lamorgese, Guerini e Orlando.
Il dl Recovery arriva in Aula dal 26 luglio, giovedì 29 di nuovo il Question Time e infine il dl sulla Cybersecurity e poi ad agosto il dl Grandi Navi.

I mille emendamenti e il muro contro muro

Il ddl Zan, però, era già stato messo a rischio a mezzogiorno quando è emerso che sul testo erano stati presentati oltre mille emendamenti, 672 soltanto dalla Lega.
Si contano poi i 127 di Fdi, i 134 di Fi di cui 80 firmati da Paola Binetti e i quattro di Italia viva, gli unici su cui forse nella pausa estiva si potrebbe trovare un’intesa con il Pd.
Gli emendamenti del partito di Matteo Renzi puntano a sopprimere dal ddl Zan il sesso e l'identità di genere e di prevedere "il rispetto della piena autonomia scolastica" nelle cerimonie per la Giornata nazionale contro l'omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia prevista dalla legge.

Il caso Borghi

A margine della giornata è scoppiata la polemica sul leghista Claudio Borghi. Il parlamentare ha attaccato i giornalisti che lo chiamano per chiedere se è vaccinato e ha ribattuto che dovrebbero chiedere a "un lgbt" se "sia sieropositivo o faccia la profilassi".
Una frase che ha fatto infuriare il segretario Pd Enrico Letta: "Coloro con i quali noi dovremmo negoziare e condividere norme contro la omotransfobia...", ha scritto riportando il post di Borghi.
Borghi dopo la polemica è tornato sulla questione ribadendo che “per gli analfabeti funzionali si
specifica che quanto scritto sopra significa considerare stupida e spregevole sia la domanda sulla profilassi che quella sulla vaccinazione”.
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