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Green pass obbligatorio, per Fondazione Gimbe ha senso in grandi eventi

© Sputnik . Ramil Sitdikov / Vai alla galleria fotograficaCertificato Covid
Certificato Covid - Sputnik Italia, 1920, 19.07.2021
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Green pass è la strategia della spinta gentile verso la vaccinazione che potrebbe elevare la quota di vaccinati in Italia. Ne è convinta anche la Fondazione Gimbe.
Dove può avere senso un eventuale obbligatorietà del green pass europeo? Secondo la Fondazione Gimbe e il suo presidente, Nino Cartabellotta, il pass “va preso in considerazione per i grandi eventi: stadi, concerti, eccetera. Diventa sempre più difficile il suo utilizzo per assembramenti più piccoli”, dice intervistato da Radio Cusano Campus, come riportato dall’Adnkronos.
Anche se ci sono “vari aspetti di tipo giuridico e sociale da considerare”, afferma Cartabellotta, è comunque “una strada da prendere in considerazione, perché in una campagna vaccinale di massa si può fare la prenotazione volontaria, la chiamata attiva, la spinta gentile ovvero il green pass, e poi l’ultima strategia è rappresentata dall’obbligo”.
Quest’ultimo, l’obbligo del vaccino contro il coronavirus, è stato introdotto nel dibattito politico da Enrico Letta durante la Festa dell’Unità a Roma.

Il green pass è la strategia da applicare

Per Cartabellotta il green pass “è una di quelle strategie che si possono prendere in considerazione”, ma non crede che si possa usare in tutti i contesti pubblici e privati:
“Verosimilmente non per tutte le applicazioni, perché se uno deve esibire il pass per andare al bar e al ristorante è doveroso che siano vaccinati che in quei locali ci lavorano”.
Matteo Bassetti, infettivologo, primario dell’ospedale San Martino di Genova - Sputnik Italia, 1920, 19.07.2021
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Calo delle prime dosi

Per quanto riguarda la campagna vaccinale, Cartabellotta fa notare che al momento si fanno principalmente seconde dosi e che le prime dosi sono meno di 100 mila al giorno.
Questo accade perché “per la quantità di vaccini che stiamo ricevendo, possiamo prevalentemente completare le seconde dosi”, aggiunge.
La situazione è critica perché sulla carta in questo terzo trimestre avremmo dovuto ricevere 94 milioni di dosi, ma a questa cifra teorica vanno tolti nella pratica 6 milioni di dosi di CureVac che non ha superato i test e quindi non è stato approvato. Vanno poi tolti i 26 milioni di dosi AstraZeneca e 15 milioni di dosi di Janssen che non stiamo utilizzando per i profili di rischio che hanno presentato in determinate categorie di persone.
“È verosimile che questi vaccini in Italia non arrivino mai, quindi avremo circa 45 milioni di dosi Pfizer e Moderna. Rispetto ai numeri iniziali, avremo un numero quasi dimezzato”, spiega il presidente di Gimbe.
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