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Software spia israeliano usato da governi, tra cui Ungheria di Orban, contro giornalisti - inchiesta

© REUTERS / Remo CasilliIl primo ministro ungherese Viktor Orban. (foto d'archivio)
Il primo ministro ungherese Viktor Orban. (foto d'archivio) - Sputnik Italia, 1920, 18.07.2021
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Il governo ungherese della destra sovranista del premier Orban è sospettato di aver hackerato i telefoni di giornalisti investigativi con un programma sviluppato dalla società israeliana NSO Group. Il software sarebbe stato usato illegalmente da diversi governi contro oppositori e giornalisti, secondo 17 organizzazioni giornalistiche mondiali.
'Pegasus', un software creato dalla società israeliana NSO Group, nell'orbita del ministero della Difesa dello Stato ebraico da offrire a clienti particolari come servizi segreti, autorità di polizia, esercito per spiare e intercettare le comunicazioni di terroristi e criminali internazionali, è stato utilizzato da diversi governi in tutto il mondo, tra cui Azerbaigian, Bahrain, Kazakistan, Messico, Marocco, Ruanda, Arabia Saudita, India ed Emirati Arabi ed Ungheria, unico Paese della Ue, per tenere sotto stretto controllo giornalisti, attivisti per i diritti umani, politici, autorità religiose e avvocati.
A scoprirlo è stato un consorzio di 17 organizzazioni giornalistiche, il Pegasus project, che include il britannico Guardian e l'americano Washington Post, mediante un'inchiesta congiunta.
Nel caso dell'Ungheria sarebbe stato in particolare è stato hackerato il telefono di Szabolcs Panyi, uno dei più noti reporter ungheresi che collabora al sito investigativo Direkt36.
Budapest ha respinto le accuse, anche se prima della divulgazione funzionari ungheresi avevano riconosciuto e difeso il loro uso della sorveglianza.
“E' il normale funzionamento di un Paese avere un servizio segreto molto attivo e molto protettivo. Questo è un dovere di uno Stato funzionante", aveva detto il ministro della Giustizia ungherese Judit Varga, riporta il Washington Post..
A sua volta la società israeliana NSO ha sempre sostenuto di aver venduto il suo prodotto a governi selezionati e di non avere accesso ai dati derivanti dall'attività di spionaggio del suo software Pegasus, in grado di controllare ogni tipo di informazione una volta che entra in un cellulare, assicurando l'accesso a fotografie, email e contenuto delle telefonate, così come di leggere le note app di messaggistica istantanea nonostante la crittografia di WhatsApp, Telegram e Signal, secondo Claudio Guarnieri, direttore dell’Amnesty Security Lab, partner tecnico del Pegasus Project.
Lo scandalo sembra solo all'inizio: le testate giornalistiche del Pegasus project si apprestano a pubblicare i nomi degli obiettivi dello spionaggio; secondo il Guardian tra i bersagli dello spionaggio ci sono "centinaia di imprenditori, autorità religiose, professori universitari, rappresentanti di Ong, sindacalisti, funzionari governativi, ministri, presidenti e primi ministri".
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