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Pnrr, lo sgambetto di M5s e Pd che potrebbe far lasciare il ministro Cingolani

© AFP 2021 / Tiziana FabiEnrico Giovannini, Ministro Infrastrutture e Trasporti (a destra) e Roberto Cingolani, Ministro per la Transizione ecologica (a sinistra)
Enrico Giovannini, Ministro Infrastrutture e Trasporti (a destra) e Roberto Cingolani, Ministro per la Transizione ecologica (a sinistra) - Sputnik Italia, 1920, 18.07.2021
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Il ministro Cingolani potrebbe salutare ben presto l'esecutivo di Mario Draghi se il suo lavoro dovesse essere messo ancora in discussione dal Movimento 5 Stelle.
Nelle commissioni Ambiente e Affari costituzionali della Camera l’esecutivo è stato battuto da sé stesso su norme che sono vitali per la governance del Recovery plan italiano e per ricevere i primi 24 miliardi di euro dalla Commissione europea.
Il Movimento 5 Stelle e il Pd hanno infatti appoggiato un emendamento presentato dal ministro Federico d’Incà (M5s), nonostante il parere contrario sull’emendamento da parte del governo e del relatore.
L’emendamento fornisce al Parlamento un pezzo di “sovranità” sul Pnrr strappandolo al governo.
L’emendamento a firma Ferraresi e Zolezzi, spiega il Corriere della Sera, permette al Parlamento italiano di fermare l’iter approvativo di opere strategiche contenute nell’allegato I-bis del Piano nazionale di recupero e resilienza (Pnrr). Per tali opere sono previste gare di appalto semplificate e un apposito comitato, ma con questo emendamento il Parlamento potrà intervenire e attraverso una Commissione parlamentare potrà richiedere la ministero della Transizione ecologica di rivedere le decisioni su una maxi opera pubblica.
Da qui il presunto sgambetto fatto al ministro Roberto Cingolani che di Transizione ecologica si occupa, ma che non è ben visto da frange di grillini.
Tuttavia non è l’antipatia politica nei confronti del ministro Cingolani ad aver spinto i grillini a mettere il bastone fra le ruote al ministro e pure al Pnrr. In realtà, spiega il Corriere, è in atto una faida tra i grillini fedeli a Beppe Grillo e i pentastellati vicini a Giuseppe Conte.
Una faida interna che trova l’appoggio solo apparentemente incomprensibile del Partito Democratico, il quale ha votato l’emendamento nelle commissioni.

Cingolani andrà via?

Il ministro Cingolani, riporta il Corriere, potrebbe anche non trovare più un senso nel restare al suo posto se il suo lavoro viene ostacolato a questo modo.
E a quanto pare Cingolani sarebbe andato a parlare con Beppe Grillo per capire se l’ostruzionismo è destinato a perdurare per il resto della Legislatura, racconta ancora il Corriere.
E pensare che Grillo annunciò questo ministero come una loro vittoria per sedare la base che non vedeva di buon occhio l’ingresso dei pentastellati nel governo Draghi.
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