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Disputa territoriale tra Giappone e Corea del Sud a Tokyo 2020 – interviene il Comitato Olimpico

© REUTERS / Kim Kyung-HoonГолубь на Олимпийских кольцах в Токио
Голубь на Олимпийских кольцах в Токио  - Sputnik Italia, 1920, 18.07.2021
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Al villaggio olimpico di Tokyo Giappone e Corea del Sud rispolverano un’antica disputa territoriale su un arcipelago di isole contese. Il Comitato Olimpico si trova costretto ad intervenire per fare da paciere ma l’animo delle due delegazioni rimane teso per le tante controversie irrisolte del passato tra le due nazioni asiatiche.
A quanto pare Giappone e Corea del Sud hanno già inaugurato le Olimpiadi di Tokyo contendendosi però non medaglie ma intere isole.
Le relazioni tra i due paesi dell’estremo oriente, storicamente sempre controverse, sono peggiorate di recente per via di alcune reciproche scaramucce che i due governi hanno intentato intorno alla questione del dominio territoriale su di un arcipelago di isole contese che si trova esattamente a metà strada tra le due nazioni.
La presenza delle due delegazioni olimpiche a stretto contatto tra loro, ora che si stanno per aprire i giochi di Tokyo, non poteva che riproporre il tema della contesa, ovviamente non solo sportiva.
È così è successo che sono apparsi striscioni provocatori da una parte e dall’altra esposti dalle due delegazioni – chi dalle finestre delle camere del villaggio olimpico, chi sui pullman, chi sventolati qua e là.
Alla fine è dovuto intervenire il Comitato Olimpico per calmare gli animi e proibire tali tipi di manifestazioni che, con lo spirito olimpico, poco avevano a che fare. Ai giapponesi è stato impedito di esporre la bandiera del Sol Levante, cioè non la bandiera odierna del Giappone ma quella imperiale che ricorda ai coreani i tempi bui della guerra e colonizzazione giapponese, mentre ai coreani è stato impedito di esporre striscioni con la famosa frase dell’ammiraglio Yi Sun-sin che nel XVI secolo affrontò la marina giapponese in netta inferiorità numerica, per altro poi vincendo, confidando nel fatto che “Ho ancora il sostegno di 50 milioni di coreani".
Ma per capire tutto questo sarà necessario fare un passo indietro e andare a scoprire un’antica disputa territoriale, molto sentita tra i due paesi asiatici, ma del tutto ignota per noi occidentali.

Isole Dokdo, Takeshima o rocce di Liancourt?

Nel Mar del Giappone, esattamente a metà strada tra Corea del Sud e Giappone, c’è un gruppetto di piccole isole che i coreani chiamano isole Dokdo, cioè ‘isole solitarie’, i giapponesi chiamano isole Takeshima, cioè isole dei bambù, e che in occidente sono comunemente note come ‘rocce di Liancourt’, dal nome della baleniera francese che per prima le segnalò sulle nostre carte nautiche nel 1849.
Si tratta di un arcipelago di una novantina di isolotti di origine vulcanica, nella maggior parte dei casi meglio forse dire ‘scogli’, in cui due soli isolotti sembrano abbastanza grandi da ospitare presenza umana. La superficie complessiva del tutto è pari a 0,21 km, quasi tutti rocciosi e impraticabili.
Eppure questo arcipelago di rocce inospitali appena emerse, sono trecento anni che è conteso tra Giappone e Corea del Sud. In particolar modo, dopo la fine della seconda guerra mondiale, l’interesse delle due nazioni per questo territorio, dall’apparenza insignificante e inutilizzabile, si è accentuato. Perché?
Gli analisti propongono tre motivi fondamentali.
C’è intanto una questione puramente politica e nazionalistica da ambo le parti – per il Giappone cedere la posizione significherebbe riconoscere la potenza emergente di un concorrente diretto economico, per la Corea, cedere significherebbe riconoscere nuovamente una sconfitta quando al contrario gli ambienti nazionalistici covano ancora desiderio di rivincita contro l’imperialismo giapponese subito nei secoli scorsi.
In secondo luogo va detto che quelle acque tra Giappone e Corea del Sud sono incredibilmente pescose e avere il controllo su quell’arcipelago, dall’apparenza inutile, in realtà significherebbe avere l’esclusiva anche su quelle acque territoriali.
In ultimo, sia Giappone che Corea del Sud sono convinte che i fondali riservino importanti giacimenti di gas naturale. Ancora inutilizzati, ma un potenziale che nessuno vuole perdere.
Ecco quindi le ragioni del contendere. A questo è bastato aggiungere che in occasione delle olimpiadi, Tokyo ha avuto la ‘brillante’ idea di comprendere l’arcipelago nella mappa del passaggio della fiaccola olimpica, e che Seul in risposta ha voluto eseguire manovre militari proprio sul posto e in faccia ai giapponesi.
Inevitabili quindi bandiere, striscioni e sfottò reciproci al villaggio, con il Comitato Olimpico che si è visto costretto a bloccare le vecchie bandiere del Sol Levante e le scritte “Ho ancora il sostegno di 50 milioni di coreani”, al fine di evitare una escalation emotiva che sarebbe bene conservare piuttosto per le gare.
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