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Carica virale fino a mille volte più alta: ecco come si diffonde la variante Delta

© AFP 2021 / Carlos MamaniМедицинские работники прибывают на острова Урос для вакцинации граждан против коронавируса в Пуно, Перу
Медицинские работники прибывают на острова Урос для вакцинации граждан против коронавируса в Пуно, Перу - Sputnik Italia, 1920, 18.07.2021
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Uno studio cinese spiega perché la variante Delta riesce a diffondersi più velocemente e in qualche caso ad aggirare la protezione dei vaccini grazie alla carica virale fino a mille volte superiore a quella delle altre varianti.
Una carica virale mille volte superiore rispetto a quella delle altre varanti. Per questo il ceppo Delta di coronavirus si sta diffondendo a macchia d’olio in tutto il globo.
Per la prima volta uno studio cinese pubblicato sul portale virological.org, ha analizzato il meccanismo con cui la variante riscontrata per la prima volta in India si diffonde più facilmente e perché riesce, in qualche caso, a superare anche la barriera del vaccino.
La ricerca coordinata dal Guangdong Provincial Center for Disease Control and Prevention hanno analizzato il primo focolaio Covid legato a questa mutazione, scoperto lo scorso 21 maggio, concentrandosi sui dati epidemiologici, genetici e sierologici per tracciare il profilo del nuovo ceppo e individuare la migliore strategia per contrastare la nuova variante.
Dall’analisi dei dati è emerso che la carica virale dei soggetti che si infettano con la variante Delta è superiore di mille volte rispetto a quella sviluppata dalle persone che contraggono altri ceppi.
Significa che la probabilità di trasmettere il virus e, viceversa, di contagiarsi dopo essere venuti in contatto con una persona infetta, è di mille volte superiore rispetto alle altre varianti e aumenta, secondo i ricercatori, nella prima fase dell’infezione.
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È sempre con l’altissima carica virale che si spiega la possibilità che la mutazione possa infettare anche chi è protetto dal vaccino, anche se, grazie ai linfociti B e T, la possibilità di sviluppare la forma grave della malattia è molto rara per i soggetti immunizzati con due dosi.
La questione cambia per i non vaccinati, o per i vaccinati con una sola dose, che presentano livelli più bassi di anticorpi. Per loro, come spiega la virologa Angela Rasmussen, citata dal Corriere, commentando il lavoro dei colleghi cinesi, le probabilità di contrarre il virus sono ovviamente maggiori.
Ad una maggiore carica virale, secondo lo studio dei ricercatori di Guangdong non corrisponderebbe però una maggiore letalità.
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Tra le caratteristiche del nuovo ceppo, inoltre, c’è il minor periodo di incubazione: già dopo una media di quattro giorni, rispetto a quella di sei riscontrata nelle infezioni con le altre varianti, i tamponi molecolari dei pazienti infetti, eseguiti ogni giorno, risultavano positivi.
La ricerca è stata condotta su 167 soggetti, che hanno contratto il virus dal 21 maggio al 18 giugno nel primo focolaio cinese di variante Delta.
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