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Terza dose contro la variante Delta? L’Ema per ora frena

© Sputnik . Evgeny UtkinUna ragazza guida la bicicletta in città
Una ragazza guida la bicicletta in città - Sputnik Italia, 1920, 17.07.2021
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Mentre in Italia oltre 26 milioni di persone hanno ricevuto la seconda dose di vaccino contro il coronavirus, si verifica a livello scientifico se sia necessaria una terza dose di richiamo.
Una terza dose di richiamo contro il coronavirus è nell’aria, o forse no? Nonostante la variante Delta da mesi preoccupi i decisori politici e ancora di più le autorità sanitarie, l’Agenzia europea dei medicinali (Ema) per ora dice no ad una terza dose di richiamo.
I dati non sono sufficienti per capire quanto duri l’immunità creata dalla prima e dalla seconda dose.
“Attualmente è troppo presto per confermare se e quando sarà necessaria una dose di richiamo per i vaccini Covid-19, perché non ci sono ancora abbastanza dati dalle campagne di vaccinazione e dagli studi in corso per capire quanto durerà la protezione dai vaccini, considerando anche la diffusione delle varianti”, scrive l’Ema in un comunicato di aggiornamento redatto in collaborazione con l’Ecdc.
Ma in caso “si rendano necessarie dosi di richiamo, l'Ema e l'Ecdc stanno già collaborando tra loro e con i National Immunization Technical Advisory Group (Nitag), che sono esperti nazionali che forniscono consulenza sui programmi di vaccinazione coordinati dall'Ecdc”.
Non una chiusura verso la terza dose, quella dell’Ema, perché “qualsiasi nuova prova che si renda disponibile su questo argomento sarà rapidamente rivista. I dati sull'efficacia del mondo reale provenienti dall'Europa e da altre parti del mondo sono di particolare interesse per integrare i dati degli studi clinici che indagano sulle dosi di richiamo”.
In questa fase, quindi, si raccolgono dati e si prova a capire quanto possa durare mediamente l’efficacia dei vaccini dopo la seconda dose. A quel punto si deciderà sul da farsi e se preventivare dosi di richiamo annuali o con altra cadenza temporale.
L’autorità europea sta lavorando anche con le case farmaceutiche per “coordinare la presentazione di questi dati” e per fare in modo che le autorità nazionali abbiano poi il tempo di organizzarsi per la terza somministrazione.
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