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Caso Amara e loggia Ungheria, ex magistrato Davigo sarebbe indagato per rivelazione segreto ufficio

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella presiede l'Assemblea plenaria del Consiglio Superiore della Magistratura
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella presiede l'Assemblea plenaria del Consiglio Superiore della Magistratura - Sputnik Italia, 1920, 17.07.2021
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La loggia Ungheria è un intricato caso fatto di rivelazioni presunte vere, di una intricata rete di insabbiamenti e di tentativi di fare luce, su un caso che sta scuotendo il Csm.
L’ex giudice di “mani pulite” ed ex consigliere del Consiglio superiore della magistratura (Csm), Piercamillo Davigo, sarebbe indagato per rivelazione di segreto d’ufficio in merito ai verbali che raccolgono testimonianza dell’avvocato Pietro Amara su una supposta “loggia Ungheria” creata in seno alla massoneria.
Il caso è molto complesso, perché l’avvocato Amara è invischiato in un numero di inchieste in cui risulta inquisito o condannato per corruzione in atti giudiziari, ed è coinvolto anche nel caso del depistaggio ai danni dell’Eni.
Di cosa sarebbe accusato allora Davigo, secondo quanto riporta il Corriere della Sera, l’ex magistrato, all’epoca dei fatti ancora consigliere del Csm, avrebbe informato il Csm dei verbali dell’interrogatorio di Amara, ricevuti dal magistrato milanese Paolo Storati.
Starebbe qui la violazione del segreto d’ufficio, l’aver parlato a membri del Csm di quell’interrogatorio.
La sua versione dei fatti l’ex magistrato Davigo l’aveva già spiegata lo scorso 11 maggio in tv a Di Martedì. In quella sede disse che il magistrato Storari gli aveva “segnalato una situazione critica e dato il materiale necessario per farmi un’opinione, dopo essersi accertato che fosse lecito. Io spiegai che il segreto investigativo, per espressa circolare del Csm, non è opponibile al Csm”, riporta il Corriere.
Se Storari passò quei verbali a Davigo, è perché lui avvertì un certo immobilismo da parte della Procura di Milano. Ed è Davigo a Di Martedì a spiegare che “quando uno ha dichiarazioni che riguardano persone in posti istituzionali importanti, se sono vere è grave, ma se sono false è gravissimo: quindi, in un caso e nell’altro, quelle cose richiedevano indagini tempestive. Mi sembrava incomprensibile la mancata iscrizione”.
Ecco perché Davigo ritenne necessario “informare in maniera diretta e sicura i componenti del Comitato di presidenza del Csm (perché questo dicono le circolari)”.

Gli interrogatori

Sempre il Corriere, riporta che il vicepresidente del Csm, David Ermini, 7 componenti del Csm e il presidente della Commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra, sarebbero stati interrogati come persone informate dei fatti, a Roma, su questo caso, quasi un mese fa in una caserma dei carabinieri. I testimoni sarebbero stati ascoltati nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Brescia che indaga per l’ipotesi di rivelazione di segreto d’ufficio sui verbali milanesi di Piero Amara risalenti all’aprile del 2020.
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