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Caro Economist ha vinto la classe non il razzismo

© AP Photo / Andy RainИгроки сборной Италии празднуют окончание финального матча Евро-2020
Игроки сборной Италии празднуют окончание финального матча Евро-2020  - Sputnik Italia, 1920, 17.07.2021
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Secondo la demenziale tesi del settimanale inglese la mancanza di giocatori “neri” rivela il razzismo del nostro paese dove la mancata approvazione dello “ius soli” impedisce ai giovani africani di approdare alla nazionale.
Una grossa e meschina balla visto che il calciatore di colore Moise Kean gioca nelle rappresentative azzurre da quando ha 15 anni. E l’Italia conta campioni “colorati” in tutte le discipline sportive.
Lo sport italiano è razzista perchè la sua nazionale ha vinto gli Europei di calcio senza schierare neppure un giocatore di colore. La demenziale tesi nata sui social francesi dopo l’eliminazione figlia delle non esaltanti prove dei campioni neri reclutati dai “bleus” è approdata anche sulle pagine del settimanale “Economist” considerato nei decenni andati un’autentico tempio del giornalismo.
Decenni da lungo dimenticati vista la sopraffina vacuità e inconsistenza di un articolo titolato “Italy’s government basks in the glow of footballing success. A victory for the European idea, but also for the Italian right” ovvero “Il governo italiano si crogiola nel bagliore del successo calcistico. Una vittoria per l'idea europea, ma anche per la destra italiana”. Quelle due righe di titolo basterebbero a farci comprendere il vero obbiettivo ovvero trasformare la bellissima e limpida vittoria sportiva dell’Italia in un’oscura e squallida competizione politica. Ma il peggio di questo triste sproloquio ideologico si nasconde nelle righe in cui alla già ingiustificata deriva politica s’affianca quella etnico e razziale.
“L'aspetto più sorprendente dei 26 convocati dell’Italia - spiega il pezzo - era quello di essere l’unica formazione tra i principali contendenti a non comprendere un solo giocatore considerato di colore”.
Per smontare la sgangherata elucubrazione basterebbe ricordare che nessuno si sognerebbe d’accusare di razzismo il Ghana, il Sudafrica o l’Etiopia per la mancata presenza di giocatori bianchi tra le fila delle loro nazionali. Anche perchè l’Italia, a differenza dell’Inghilterra, della Francia e di altre nazioni con alle spalle un solido e secolare passato imperiale e coloniale, non ha una popolazione nera così consistente da garantire il continuo emergere di assi del pallone dalla pelle scura. Tuttavia prima di accusarci di razzismo i solerti redattori inglesi avrebbero fatto bene a dimenticare la rabbia per la sconfitta e cercare le foto d’archivio dell’Europeo 2012. Un Europeo durante il quale Mario Balotelli fu uno dei simboli della nazionale azzurra. Per non parlare dei tanti atleti “neri” che in questi anni hanno vestito la maglia azzurra in altre discipline.
Nazionale Italiana dopo la vittoria contro la Spagna, Euro 2020 - Sputnik Italia, 1920, 15.07.2021
Euro2020, l'Economist attacca gli azzurri: neanche un giocatore nero nella nazionale
Da Paola Egonu nella pallavolo a Carlton Myers, portabandiera dell'Italia a Sydney 2000, passando per Fiona May nel salto in lungo, Magdelin Martinez nel triplo e Libania Grenot nel mezzofondo. E l’elenco sarebbe ancora assai lungo. Ma volendo restare in campo calcistico difficile dimenticare che fra i possibili componenti della formazione italiana era previsto inizialmente anche l’attaccante di colore Moise Kean. Entrato nella compagine della nazionale nel 2018, a soli 18 anni, proprio per decisione del Commissario Tecnico Roberto Mancini, il giocatore si è ritrovato escluso dalla rosa degli europei soltanto perchè le sue caratteristiche tecniche mal si adattavano alla formazione studiata dall’allenatore azzurro. Il calciatore, nato a Vercelli da madre e padre originari della Costa d’Avorio, è peraltro la prova vivente dell’infondatezza degli argomenti messi insieme dall’ “Economist” per attribuire ad un pregiudizio politico- razziale l’assenza di giocatori neri nelle file azzurre .
Il principale di questi argomenti rispolvera le tesi trite e ritrite utilizzate dal segretario del Pd Enrico Letta e da tutta la sinistra per sostenere l’inderogabile necessità di approvare lo “ius solis”.

“Una delle ragioni per cui i talentuosi giovani sportivi di colore in Italia non vengono coltivati dalle formazioni nazionali nella prima parte della loro carriera è perchè non sono italiani - sostiene il settimanale spiegando che “i bambini nati in Italia da genitori immigrati non possono chiedere di diventare italiani finche non raggiungono l’eta di 18 anni”.

Per comprendere quanto questa tesi sia falsa e strumentale basta la biografia di Moise Kean. Scoperto dai talent scout granata nell’oratorio Don Bosco di Asti, dove tira i suoi primi calci al pallone, il campioncino approda nelle giovanili del Torino garantendosi poi l’accesso alla nazionale Under 15. Un percorso che continua con l’Under 17, l’Under 19, l’Under 20 e l’Under 21 fino al fatidico 23 marzo 2019, quando debutta nella Nazionale di Mancini e sigla un dei due gol alla Finlandia con cui l’Italia si qualifica all’Europeo. Da quel momento la sua carriera decolla portandolo prima sui campi inglesi e poi tra le fila del Paris St Germain squadra simbolo del calcio francese. Ma i redattori dell’“Economist” e gli arrabbiati tifosi francesi hanno poco da star tranquilli. Mancini non stenterà a ritrovargli un posto nella nazionale azzurra trasformandolo in un campione capace di far piangere sia i “bleus”, sia gli scornati, ma invidiosi leoncini inglesi.
L'opinione dell'autore potrebbe non coincidere con la posizione della redazione.
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